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Igli Tare: “La Lazio è casa mia, ma vorrei un giorno allenare l’Albania”

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Oramai sono 10 anni che Igli Tare, attualmente ds della Lazio, vive a Roma. Prima da giocatore e poi con l’arrivo del presidente Lotito, come Direttore Sportivo. Riportiamo le sue parole in una lunga intervista a portale Java nella quale ha affrontato anche altri numerosi argomenti. Ecco le sue parole:

Vuole tracciare un bilancio dell’esperienza alla Lazio?
“È il decimo anno che sono alla Lazio e devo ammettere che mi sento come a casa mia. L’esperienza che ho acquisito in questo periodo mi sta aiutando molto nel ruolo che ricopro”.

Si può dire che da quando c’è lei, la Lazio è più interessata al calcio albanese o è una coincidenza che attualmente ci siano tre albanesi in rosa?
“Molti non ci crederanno ma onestamente è una coincidenza. In una squadra ci possono essere dieci giocatori brasiliani o di un’altra nazionalità. C’è un solo criterio che uso nella scelta dei giocatori: la qualità. Prima di acquistare qualcuno mi chiedo se quell’elemento sarà in grado o meno di giocare nella Lazio, per me non conta se è albanese, serbo o argentino”.

I giocatori serbi e albanesi della Lazio (Basta, Djordjevic, Cana, Berisha e Strakosha) si sono fatti immortalare insieme dopo quanto successo durante Serbia-Albania. Com’è nata quest’idea?
“Abbiamo cominciato a parlarne il giorno dopo la partita, mentre tornavamo a Roma. Volevamo mandare un segnale forte a tutto il mondo, lo sport dovrebbe unire e non dividere le persone. I giocatori hanno accettato di buon grado di posare per questa foto. Il risultato è sotto gli occhi di tutti”.

Ha avuto la possibilità di parlare con i giocatori serbi quando eri a Belgrado?
“Ne abbiamo parlato ma in maniera tutt’altro che approfondita. Un argomento del genere merita molto più spazio”.

Qual è la sua idea su tutto quello che è successo?
“La prima cosa importante da dire, a mio avviso, è che sia la stampa serba, sia quella albanese, hanno caricato eccessivamente la partita. L’avevo già detto in un’intervista rilasciata prima del fischio d’inizio, lo ridico oggi. Nei serbi e negli albanesi c’è già un forte spirito nazionalistico, poi gli animi si sono accesi ancord di più. Penso che la cosa migliore che la Uefa potesse fare – oltre a prendere misure straordinarie in termini di sicurezza – sia cercare di ridurre le tensioni, trovare soluzioni per distendere gli animi. Io avrei dato voce a serbi e albanesi che fanno parte del mondo dell’arte, dello sport e non solo, così da avvicinarsi in tutta serenità alla gara. Poi l’organizzazione della partita va assolutamente criticata: è inaccettabile quello che è succeso. Il drone? È più che legittimo che l’Uefa e il governo serbo abbiano voglia di trovare i responsabili. È vero che di notte sono molte le partite a rischio, ma vedere addirittura i tifosi serbi entrare in campo è stato troppo”.

Che ne dice di mandare un messaggio di pace insieme a un grande ex calciatore serbo come Mihajlovic? Vi sentireste pronti?
“Assolutamente sì. Io ho avuto l’opportunità di vivere la violenza nello stadio di Belgrado, ma l’ospitalità che i serbi ci hanno riservato in quei giorni è stata invidiabile. La mia volontà è quella di entrare in contatto con entrambe le parti, voglio capire anche la posizione dei serbi, non solo degli albanesi”.

La federazione albanese ha criticato duramente la federazione serba per come è stata preparata la partita. Concorda?
“Io sono del parere che una partita del genere andava preparata in un altro modo. Il personale di sicurezza doveva essere pronto a ogni evenienza. Tutto quello che è successo allo stadio di Belgrado non è colpa della Federcalcio albanese. Come ho detto prima, gli albanesi erano ospiti e non organizzatori dell’evento”.

Le piacerebbe un giorno allenare l’Albania o ricoprire un ruolo nella FSHF (Federata Shqiptare e Futbollit, federazione calcistica dell’Albania)?
“Non l’ho mai nascosto, ho sempre espresso la mia idea chiaramente. Un giorno mi piacerebbe mettere in pratica tutta l’esperienza accumulata come giocatore e come dirigente. Ho risposto sempre in maniera positiva quando mi è stata posta questa domanda. Ma non so quando capiterà quest’occasione”.

Perché di giocatori albanesi con qualità ce ne sono diversi ma il calcio in Albania non decolla?
“È molto semplice, l’organizzazione calcistica albanese lascia molto a desiderare. Ci sono molti aspetti di cui parlare che però al momento non vorrei trattare. C’è da dire però che negli ultimi anni c’è stato un miglioramento, ma c’è ancora tanta strada da fare”.

Come giudica il lavoro de De Biasi?
“L’Albania ha nel gruppo il suo punto di forza. Non che non ci siano giocatori di qualità, anzi, ce ne sono molti in grado di fare la differenza. Rendo merito a De Biasi per aver formato insieme al suo staff un gruppo unito, che conosce i suoi punti di forza e lavora ogni giorno per migliorarsi. I risultati positivi aumentano la fiducia in ogni giocatore e aiutano a mantenere il clima sereno. Ci sono stati momenti invece in cui si è visto un bel gioco ma non arrivavano i risultati, e quindi c’erano diverse critiche. La cosa più importante è conoscere i valori di ogni singolo elemento per sapere su cosa lavorare”.

In passato ti sei impegnato anche politicamente per l’Albania. Adesso che vivi in Italia, è cambiato qualcosa?
“Per me non è cambiato nulla, continuo a essere impegnato come prima e sono sempre presente in ogni aspetto dello sviluppo dell’Albania. Osservo tutto con molta attenzione. Il mio legame con l’Albania non si spezza mai”. 

 


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Partita della Pace, le parole di Lotito e Immobile alla conferenza di presentazione

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Quest’oggi si è tenuta la conferenza di presentazione della Partita della Pace, iniziativa alla quale prenderà parte la Lazio con il suo bomber Ciro Immobile. L’attaccante sarà infatti capitano, insieme a Ronaldinho, di una della sue squadre che si affronteranno il 14 novembre. Alla conferenza, sono intervenuti sia Immobile che il Presidente della Lazio Claudio Lotito.

Queste le loro parole, raccolte da a Radiosei:

Lotito: “Ho accolto con favore questa iniziativa. Quando sono entrato nel mondo del calcio anche perché questo sport, con questo forte impatto mediatico, può educare e moralizzare. Viviamo un momento difficile, l’appello di pace del papa deve essere recepito da chi vive con i valori dello sport. Questa è una guerra nata per interessi geopolitici quindi queste iniziative servono peer sensibilizzare in tal senso. I valori che cerco di trasmettere al mio club e che cerco di tramandare nell’istruzione sportiva, perché al di la dei risultati del campo, dove siamo avversari e non dividere, sono trasportabili con questo sport perché insieme possiamo unire, esaltare il valore, il merito. Maradona anni fa mi ha chiesto di entrare a Formello proprio perché la Lazio incarna questi valori. Ed è stato contento di vedere l’accoglienza che gli abbiamo riservato. Il calcio non rappresenta i valori economici, ma i valori umani. lo dico sempre ai miei calciatori che devono scendere in campo con il rispetto degli avversari. Il valore di questo evento è proprio questo. Trasmettere tale messaggio ai giovani. Viva la pace”.

Ciro Immobile: “Sono felice che papa Francesco abbia scelto il calcio per mandare un messaggio così importante e sono orgoglioso di essere il capitano di una squadra. Sono contento perché giocheremo nel ricordo di Maradona che è stato capitano e rappresentante di questo evento in passato. Diego ha ispirato tanti di noi e continuerà a farlo”. 


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