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Per Lei Combattiamo

Caro romanista…

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Ancora pochi giorni e sarà derby. Ancora pochi giorni e forse cominceremo ad avere le idee un po’ più chiare su quali siano le reali dimensioni della Lazio di mister Pioli. Nel frattempo, però, proprio mentre l’ansia inizia a salire e lo stomaco a chiudersi, i tifosi laziali sono chiamati a prepararsi al meglio per affrontare uno stress psicologico non indifferente: sopportare i romanisti. Fortuna che quest’anno il derby arrivi a poco più di due settimane dal Natale, che, almeno in teoria, dovrebbe averci reso tutti un po’ più buoni e tolleranti verso il prossimo, romanisti compresi. A patto, però, che non esagerino!

Sì perché se c’è una cosa che gli “amici” della Roma ancora ignorano, oltre all’esistenza della prospettiva, è il significato del termine sportività… Non solo non sanno perdere, ma cosa ancora peggiore non sanno neanche vincere. Ed è questo che li rende simpatici tanto quanto un testimone di Geova che citofona alle 8 di domenica mattina.

E domenica, indipendentemente da quello che sarà il risultato finale, sono sicuro che qualcosa da dire, o meglio da ridire, lo troveranno di certo. Se dovessero perdere, o anche solo pareggiare, inizieranno a dire che la Lazio dovrebbe disputare un campionato a parte e se la prenderanno, nell’ordine: con l’arbitro, con chi ha sistemato il manto erboso, con le maree, con tutti i santi del Paradiso e anche con Paolo Fox, colpevole di avergli promesso che il 2015 sarebbe stato il loro anno. Se invece dovessero vincere cominceranno da subito a cucirsi lo scudetto sul petto, a prepara pennelli e secchi di vernice per imbrattare la città per la gioia di Marino, e tireranno fuori per l’ennesima volta quella vecchia storia che loro sono superiori in tutto: sono più forti, più bravi, più belli e se proprio vogliamo essere precisi sono anche numericamente di più. Nessuno però gli ha spiegato che quantità non è sinonimo di qualità, anzi quasi sempre è vero il contrario.

Che poi anche questa storia che loro hanno vinto di più va approfondita. Per carità avranno anche conquistato uno scudetto in più della Lazio, ma in Europa cosa hanno vinto? Nulla. Ai romanisti però dell’Europa non interessa: loro sono della Lega e alle prossime elezioni voteranno per Salvini!

Un capitolo a parte poi lo meritano sia l’allenatore che il capitano. Rudi Garcia, il francesino arrivato alla Roma in punta di piedi, che fino allo scorso anno diceva di non voler giudicare l’operato degli arbitri, e che poi ha cambiato rapidamente idea tanto da aver già iniziato a praticare la poco nobile “arte del pianto”. Totti invece è intoccabile: a lui si perdona tutto, non solo gli errori grammaticali. Perché il capitano è il capitano e “non si discute, si ama”. Ma davvero dite? Cioè, siete seri? Ma neanche del papa si potrebbe dire una cosa del genere!

E allora io questo capitano lo voglio discutere. Ad esempio, qualcuno mi spiega perché quasi sempre prima del derby a lui succede qualcosa che ne mette a rischio la presenza? Una volta ha male all’anca, un’altra è il polpaccio a dargli fastidio e un’altra ancora ha sbattuto il mignolino sinistro contro lo stipite della porta mentre giocava a nascondino. Quest’anno, però, sembra essersi salvato, almeno fisicamente. La testa invece potrebbe essere altrove, visto che qualche giorno fa i paparazzi hanno immortalato lui ed Ilary mentre discutevano animatamente in un ristorante. Il motivo del contendere è presto detto: lui vuole il terzo figlio, lei la conduzione del grande fratello. E poco importa che la coppia abbia prontamente smentito la crisi.

Ma torniamo a parlare dei tifosi della Roma. Io questa smania di cantare vittoria prima del previsto non la capisco proprio. Perché esultare per qualcosa che non si è ancora conquistato? Perché continuare imperterriti a percorre la via dell’ostentazione? È così difficile mantenere un profilo basso e, perché no, anche un pizzico di scaramanzia? In fine dei conti l’aquila è il simbolo della Lazio, non della Roma. E anche i bambini sanno che soltanto l’aquila ha la capacità di volare ad altezze irraggiungibile dagli altri rapaci.

Perciò, caro il mio romanista, per una volta accetta il consiglio: inizia a volare basso, perché da certe altezze, se cadi, non ti salva neanche il paracadute… Buon derby!

  


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Urbano Cairo: “Questa volta io e Lotito la pensiamo alla stessa maniera. Al calcio serve sostegno”

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Il Presidente del Torino, Urbano Cairo, ha commentato, al telefono con l’ANSA, gli emendamenti presentati in Parlamento per aiutare il calcio: “Premesso che come molti sanno spesso mi capita di non essere d’accordo con Lotito, stavolta la pensiamo alla stessa maniera. La situazione è sotto gli occhi di tutti: il nostro è un mondo che vive da tempo difficoltà, molto aggravate negli ultimi anni dalla pandemia. Certo, sono stati fatti sbagli, ma errori di gestione se ne fanno anche in altri settori della società, che pure ricevono aiuti rilevanti dallo stato: penso al tax credit per il cinema, ad esempio (incentivo che peraltro vede escluse le TV come la 7 che danno lavoro a 500 persone con le loro trasmissioni e la cui occupazione andrebbe tutelata come quella del cinema dove il ministro della cultura Franceschini prese molto a cuore i problemi del settore riuscendo ad ottenere supporto).

Il discorso della rateizzazione fiscale per le società, che non è a fondo perduto come i tax credit ma una semplice dilazione, ha un senso, tra l’altro, anche come sostegno ad un comparto che contribuisce in larga parte al mantenimento degli altri sport. Quanto all’idea di modificare la legge Melandri e prolungare da tre a cinque anni la durata dei diritti tv, non è certo un assist a un’emittente TV o un’altra. Qualsiasi persona di buon senso capisce che è una sacrosanta opportunità per chi investe di ottenere un guadagno grazie alla continuità del progetto. E di conseguenza consente a chi vende di ottenere di più. Mi pare elementare da capire, e se non sbaglio funziona così anche all’estero. In Spagna, ad esempio, dove i diritti tv li valorizzano bene, gli anni di durata sono appunto cinque e sei per quelli internazionali”.

 


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