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Per Lei Combattiamo

Miro e Marco, l’asse del successo nel ricordo del ’74

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I PROTAGONISTI
Lo scetto e la corona sono tutti di Miro Klose, è lui l’imperatore nella notte del trionfo della Lazio sul Milan. Il tedesco si divide la palma di attore protagonista con Marco Parolo che realizza una doppietta. La Lazio cala il tris e torna, per una notte, al terzo posto. Aria di Champions in una serata bagnata dalla storia. Vola l’aquila sulle maglie e sul campo. Il panzer inizia divorandosi un gol di testa, poi sale in cattedra indossando il tocco. Il professore calamita ogni pallone e serve due assist da manuale per Candreva e Parolo che però non trovano la via del gol. Lui trascina i compagni ma la porta di Lopez sembra stregata. Nella ripresa la musica cambia. Pronti via e Klose vede l’inserimento di Parolo, palla tagliata e il centrocampista laziale di piattone fulmina il portiere rossonero. Poi Miro sveste i panni di uomo assist per indossare quelli preferiti da bomber. Pressing su Mexes che sbaglia la palla lanciando il tedesco che di destro fulmina Lopez. Miro fa impazzire lo stadio.

DIGIUNO LUNGO
Non segnava in campionato dal 3 novembre scorso quando realizzò una doppietta al Cagliari. L’Olimpico gli porta bene visto che gli ultimi 10 centri, 4 in questa stagione, li ha messi a segno tutti tra le mura amiche. Lotta come un ragazzino nonostante l’età, come a dire io sono ancora il panzer mondiale. Pioli lo toglie a mezz’ora dalla fine regalandogli la standing ovation dei tifosi. Al suo posto entra lo sfortunatissimo Djordjevic. Il serbo si provoca la frattura del malleolo peroneale ciccando un cross delizioso di Candreva. Nell’occasione la palla resta in area rossonera, in agguato c’è l’indemoniato Parolo che firma la sua doppietta personale: «Qualche volta la palla mi capita, l’importante è essere lì ed esser bravi a concludere bene». Oggi il centrocampista della Lazio e della Nazionale spegnerà trenta candeline, non poteva farsi un regalo più grande: «Abbiamo meritato la vittoria. Era importante vincere per la nostra autostima e per allontare una diretta avversaria per il terzo posto. Stiamo dimostrando di potercela giocare con tutti. C’era voglia di onorare la maglia, trascinati anche dalla nostra gente. Abbiamo tirato fuori l’umiltà e la voglia di lottare».

CARATTERE E GIOCO
Gongola Stefano Pioli per una vittoria dal sapore antico. Tre punti conquistati col gioco, ma soprattutto con quel carattere che lui stesso sta cercando di inculcare alla squadra fin dal suo arrivo. La Lazio vola ma il tecnico cerca di restare con i piedi per terra: «Dobbiamo continuare con questa mentalità, con la voglia di fare la partita. Il lavoro ci sta dando risultati, la classifica va guardata più avanti. La squadra ha disputato un’ottima partita. Dopo lo svantaggio, la squadra ha dato un segnale importante. Non so se sia stata la gara migliore di quest’anno, bisogna considerare anche le partite con Sampdoria e Roma». Voglia di vincere a tutti i costi tanto che i biancocelesti nella ripresa si sono ripresentati subito in campo senza osservare i canonici 15 minuti di riposo. Un episodio che ha ricordato la Lazio di Maestrelli del ’74 contro il Verona: «Non sono stato io a deciderlo, ma i ragazzi. I giocatori sentivano il desiderio di rimontare. Il pubblico ci ha dato una spinta importantissima. Questa maglia ha dentro di sé valori importanti, credo che questa squadra possa indossarla con onore. Non conosciamo la parola “mollare”, ci mettiamo sempre tutto, vogliamo continuare così». Vola un’aquila nel cielo.

 

(Il Messaggero) 


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Basic: “Posso giocare ovunque a centrocampo, voglio essere importante per la Lazio”

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Nel giorno del suo 26eesimo compleanno, il centrocampista della Lazio Toma Basic ha parlato ai microfoni di Lazio Style Radio del suo andamento stagionale in biancoceleste e dei Mondiali in Qatar.

Queste le sue parole:

“Stasera farò una festa con mio fratello visto che è anche il suo compleanno e i miei amici. Il primo tra i miei compagni di squadra a farmi gli auguri è stato Kamenovic, poi a seguire Cataldi, Milinkovic e Hysaj. In generale ho sentito più o meno tutti”. 

“Adesso parlo meglio italiano. è cambiato molto dallo scorso anno. Sento che tutti mi vogliono bene. Per il futuro spero di giocare di più e di poter dare una mano alla squadra. Credo che per crescere di più mi manca solo il gol. In queste ultime partite però ho dimostrato di poter essere utile alla causa. Spero di proseguire così”.

Non sto vendendo molto il mondiale, sono concentrato molto sulla famiglia e gli amici. Ho visto la partita di Sergej ieri, ho visto anche la Croazia. Ha un girone tosto, ma se lo passa credo che tutto sia possibile. Può ripetere il percorso del 2018. Non mi ha sorpreso la sconfitta della Germania. Il Giappone ha tanti calciatori che militano in Bundesliga e giocano titolari. Finale? Spero naturalmente la Croazia e vedo bene l’Inghilterra. È forte e può fare strada nella manifestazione”. 

L’ultimo risultato negativo con la Juventus non cancella ciò che di buono abbiamo fatto finora. Possiamo continuare così anche nella seconda parte della stagione. Vogliamo arrivare il più in alto possibile in classifica. Spero di poter essere importante per la Lazio per poi ritornare in Nazionale. Per quanto riguarda le altre, se il Napoli continua così per altre cinque-sei partite sarà dura riprenderli. Dobbiamo pensare solo al Lecce il resta verrà dopo. Derby? Vincere il primo giocato in carriera è stata una grande emozione”.

Posso giocare in tutte le posizioni, anche a destra o al posto di Cataldi. Al Bordeaux ho giocato anche in un centrocampo a due. Era totalmente diverso. Mi piace suonare la chitarra e cantare, ma lo faccio da solo senza l’ausilio di un professore. L’altra passione che ho è quella per le freccette. Nella mia cameretta ho un bersaglio con cui mi esercito”. 

  


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