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Felipe Anderson: “Pioli mi ha aiutato molto dandomi piena libertà di movimento, con il Presidente il rapporto è ottimo”

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Sei gol e cinque assist in 2014-15. Probabilmente a primo impatto non sembra nulla di eccezionale, ma lo diventa se si pensa che tutto questo è avvenuto in soltanto sei partite. Poco più di un mese. L’autore di questa impresa? Beh, lo annuncia il titolo: Felipe Anderson.

In un’intervista esclusiva, a Dissecando Futebol, il giovane atleta della Lazio ha espresso il proprio parere su variequestioni. Ha parlato di Santos, Muricy Ramalho (allenatore del Santos), delle giovanili e di Stefano Pioli. Sempre umile e con i piedi per terra.

Per iniziare, andiamo ai suoi esordi nel mondo del calcio. Hai debuttato in prima squadra nel Santos a soli 17 anni. La tua formazione è stata completata? E come hai lavorato per ottenere il posto in squadra?

“Credo che il fatto che io abbia saltato step sia dovuto al mio reddito in campo e a ciò che ho dimostrato. Il Santos ha deciso di darmi la possibilità di esordire molto giovane, ma ho avuto tutta la formazione di cui avevo bisogno. Sono convinto di aver avuto tutta la tranquillità e il sostegno di cui ha bisogno un diciassettenne. Il resto, è accaduto nel miglior modo possibile”.

Sempre parlando di Santos, il rimprovero che si faceva a Muricy era per la sua permanenza al club, il fatto di aver puntato su uno così giovane non ti metteva pressione? Non c’era la paura di sbagliare e sentire la pressione del pubblico e della stampa?

“Non posso negare che l’ideale sarebbe avere un trattamento diverso in quel momento. Sentivo molta pressione sulle mie spalle, anche a causa della mia giovane età. Ma non ho nulla contro Muricy, né credo che lo ha fatto per farmi del male. Penso che ha visto il potenziale in me e mi ha voluto mettere subito alla prova, anche se avevo bisogno di un po’ di tempo e di tranquillità per maturare”.

Con la maglia del Brasile hai disputato ottime prestazioni nell’Under 21 nel 2013. Sulle tue spalle il numero 10, eri uno dei pilastri del gioco offensivo. Quel momento ti ha aiutato nel tuo sviluppo, ha contribuito a formare il Felipe Anderson che vediamo oggi?

“Penso che tutto sia servito a farmi crescere, soprattutto i momenti di difficoltà e le sconfitte. L’esperienza con l’Under 21 è stata importante davvero. I momenti difficili mi hanno insegnato molto e mi hanno reso più forte. Ora sono pronto per affrontare tutto quello che mi aspetta”.

Al tuo arrivo in Italia, dopo averti visto in campo, ci si è resi conto che il tuo ruolo andava modificato. Non più centravanti ma trequartista a sostegno della punta. C’è stato anche un periodo di adattamento? E qual è la tua posizione preferita, dove pensi di poter dare di più?

“Chi mi ha seguito sin dall’inizio sa che ho sempre giocato in quel ruolo anche nel Santos, tanto da entrare in concorrenza con una grande come Ganso. Ma la realtà è che, approdato tra i professionisti, non ha mai avuto la possibilità di giocare realmente in quella posizione. Penso che gli allenatori abbiano visto in me maggior potenziale a centrocampo e io mi sono adattato a questo ruolo. Ho iniziato questo processo nel Santos e l’ho completato qui nella Lazio. Oggi mi sento a mio agio in quella posizione. Pioli mi ha aiutato molto dandomi piena libertà di movimento, e penso che questo modo di giocare oggi sia l’ideale per me”.

Dopo l’arrivo di Stefano Pioli nel Lazio, il grado di fiducia nei tuoi confronti sembra essere notevolmente aumentato. L’allenatore ti considera parte fondamentale di questo progetto, e la tua crescita è stata più rapida. Hai la possibilità di sbagliare e imparare dai tuoi sbagli. Quanto è importante per te?

“Il calcio è fiducia. Io ne ho acquisita molta nell’ultimo periodo e ho cominciato a rischiare di più. Le cose che facevo mi stavano riuscendo e mi è stato detto di fare quello che so. Prima entravo in campo con la paura di sbagliare e di essere sostituito. Oggi invece i miei compagni mi stimolano a provare, mi dicono che la mia creatività è importante per la squadra, devo rischiare. Questo è stato fondamentale per me”.

Al culmine dei tuoi 21 anni e avendo tutta la carriera ancora davanti, è inevitabile parlare nazionale. Pensi di essere pronto per questo e pensi di poter essere convocato nel gruppo di Dunga? Oppure l’obiettivo principale rimane quello delle Olimpiadi nel 2016?

“Il mio obiettivo principale è quello di continuare a fare un buon lavoro nella Lazio. Penso che questo sia il modo migliore per ottenere tutto ciò che sogno e tra i miei sogni c’è la maglia del Brasile. Vorrei avere la possibilità di regalare una medaglia d’oro al Brasile, e poi raggiungere la nazionale maggiore. Sto lavorando tanto per questo obiettivo. E’ naturale per chi vuole avere una grande carriera”.

Che rapporto hai con il Presidente Lotito, con il DS Igli Tare e con i tuoi compagni?

“Con il Presidente il rapporto è ottimo. Io lo stimo molto e so che lui nutre un affetto particolare nei miei confronti. Adesso è molto felice di vedermi fare in campo quello che si aspettava sin da quando mi ha scelto per la Lazio”.
La sua amicizia con Keita, a quanto pare, è uno dei più forti del gruppo. Tuttavia, soprattutto a inizio stagione, c’era una forte concorrenza per un posto in squadra. Come funziona, è qualcosa che lasciate fuori dal campo?

“Assolutamente si. Lui è molto felice per me, per quello che mi sta succedendo e io vorrei lo stesso per lui. Keita è un grande giocatore e ha un futuro luminoso davanti. Sono sicuro che verrà il suo tempo. Noi siamo grandi amici e saremo legati a vita, indipendentemente da dove ci troveremo a giocare”.

In chiusura, quali sono i tuoi progetti futuri?

“Voglio continuare sulla via intrapresa e fare sempre meglio con la maglia della Lazio. Cosa accadrà in futuro, solo Dio lo sa, e io ripongo in lui tutta la fiducia”. 


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Partita della Pace, le parole di Lotito e Immobile alla conferenza di presentazione

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Quest’oggi si è tenuta la conferenza di presentazione della Partita della Pace, iniziativa alla quale prenderà parte la Lazio con il suo bomber Ciro Immobile. L’attaccante sarà infatti capitano, insieme a Ronaldinho, di una della sue squadre che si affronteranno il 14 novembre. Alla conferenza, sono intervenuti sia Immobile che il Presidente della Lazio Claudio Lotito.

Queste le loro parole, raccolte da a Radiosei:

Lotito: “Ho accolto con favore questa iniziativa. Quando sono entrato nel mondo del calcio anche perché questo sport, con questo forte impatto mediatico, può educare e moralizzare. Viviamo un momento difficile, l’appello di pace del papa deve essere recepito da chi vive con i valori dello sport. Questa è una guerra nata per interessi geopolitici quindi queste iniziative servono peer sensibilizzare in tal senso. I valori che cerco di trasmettere al mio club e che cerco di tramandare nell’istruzione sportiva, perché al di la dei risultati del campo, dove siamo avversari e non dividere, sono trasportabili con questo sport perché insieme possiamo unire, esaltare il valore, il merito. Maradona anni fa mi ha chiesto di entrare a Formello proprio perché la Lazio incarna questi valori. Ed è stato contento di vedere l’accoglienza che gli abbiamo riservato. Il calcio non rappresenta i valori economici, ma i valori umani. lo dico sempre ai miei calciatori che devono scendere in campo con il rispetto degli avversari. Il valore di questo evento è proprio questo. Trasmettere tale messaggio ai giovani. Viva la pace”.

Ciro Immobile: “Sono felice che papa Francesco abbia scelto il calcio per mandare un messaggio così importante e sono orgoglioso di essere il capitano di una squadra. Sono contento perché giocheremo nel ricordo di Maradona che è stato capitano e rappresentante di questo evento in passato. Diego ha ispirato tanti di noi e continuerà a farlo”. 


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