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Iodice (dg Ischia): “Lotito padrino del calcio”

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“Lotito è il padrino del calcio italiano a tutti gli effetti”, sono queste le parole al veleno del direttore generale dell’Ischia Calcio, Pino Iodice, in esclusiva a Rete Sport. Nei giorni scorsi il dirigente della squadra che milita in Lega Pro ha accusato Claudio Lotito di avere esercitato pressioni per favorire il sostegno a Macalli, minacciando altrimenti di non fare arrivare i contributi dovuti alle squadre della categoria. ASCOLTA IL PODCAST.

Ecco le sue dichiarazioni:

Lei ha detto che al suo rifiuto di firmare un documento di sostegno a Macalli ha ricevuto delle minacce, e non è stato l’unico. Anche per capire cosa succede nel calcio italiano:

“Facciamo una premessa. Intanto bisogna capire Claudio Lotito che panni veste, perché ho l’impressione che lui nella Salernitana non sia censito. Per cui metto in dubbio a questo punto, e questo lo solleverò in occasione dell’assemblea che ci sarà il prossimo 16 febbraio, a che titolo Claudio Lotito parla nelle assemblee di Lega Pro. Lui è un consigliere federale, attualmente si presenta come l’uomo del fare, come un totem. E’ come se fosse…come dire..una persona che gestisce, che vuole imperversare nel mondo del calcio spaziando in lungo ed in largo senza avere alcun controllo e senza limitarsi a quelle che sono le sue funzioni. Lui in questo momento, o meglio da più tempo, sta cercando di portare acqua al mulino del presidente Macalli perché è cosciente che il presidente Macalli vive una grande difficoltà rispetto a consensi che non ha e si è affidato totalmente nelle mani di Lotito affinché trascorra il tempo, dal 15 dicembre, fatidica data allorquando non è stato approvato il bilancio della Lega Pro, e quindi sta cercando attraverso metodi assolutamente non ortodossi, e lo confermo, minacce, che sono arrivate a me personalmente e a presidenti della Lega Pro, dopodiché i consensi a Macalli possono arrivare o essere riconquistati attraverso questi metodi di ricatti. Laddove le società si sottraggono a sostenere la governance attuale in Lega Pro, avranno delle ritorsioni in termini di contribuzioni che non arrivano, atteggiamenti ostili da parte dei dirigenti della Lega. Cose che non stanno ne in cielo ne in terra: il calcio italiano, come tutto il Paese, sta vivendo un momento di grande depressione e difficoltà economica, Lotito non può assumere questo tipo di atteggiamento facendo terrorismo psicologico sui colleghi presidenti al fine di riscuotere consensi di sostegno all’attuale governance della Lega Pro. Lotito dev’essere cosciente che i presidenti vivono la precarietà generata ormai da anni di gestioni autoritarie, verticistiche, stalinistiche condotte da Mario Macalli. Adesso sono stanchi, vogliono cambiare. Bisogna prendere atto della volontà dei presidenti: se Macalli fosse stata una persona con un po’ di sale in zucca, già il 15 dicembre avrebbe dovuto fare un passo indietro. Non lo ha fatto, siamo al 10 febbraio, non lo fa perché sa benissimo che se si andasse a votare non sarebbe rieletto”

Lotito ha replicato alle sue parole, dicendo che le sue accuse sono destituite di fondamento. O lei lo sta calunniano, o il disegno che ne esce è di un Lotito padrino del calcio italiano…

“Lo è, lo è a tutti gli effetti. Lotito è il padrino del calcio italiano. Ma non credo di dirlo io, credo che lo sappiano tutti, ovviamente si è visto anche quando Tavecchio è stato eletto presidente della Federazione. Se non fosse stato per Lotito, Tavecchio oggi non lo sarebbe. Lo è perché lo ha voluto Lotito. Siccome ritengo che viviamo in un mondo di omertà, di grande omertà, io invece ho il coraggio di dire le cose come stanno, a me non interessa: lui può essere consigliere Federale, presidente della Lazio, tra l’altro ha le mani in pasta alla Salernitana, alla Sambenedettese, al Bari…che mi denunci pure, faccia quello che vuole, tanto io ho elementi concreti per dimostrare quello che sto dicendo. Sono trent’anni che vivo nel mondo del calcio, non sono impazzito, e ho elementi a supporto di quello che sto dicendo. Bisogna abbattere il muro di omertà, abbiamo bisogno di dirigenti capaci e trasparenti, non persone che assumono atteggiamenti guappeschi come fa Lotito. Di queste persone il calcio non ha bisogno. E fino a quando c’è nessuno che denuncia queste cose, purtroppo, non si cambierà mai. Io ho avuto il coraggio di denunciarle”.

Secondo lei questo tipo di minacce è sufficiente per influire sulle scelte dei presidenti? Non c’è un po’ di mollezza da parte dei presidenti di Lega Pro e non solo?

“Io ritengo che nelle ristrettezze si diventa sempre più timorosi, quindi è normale che chi vive questa realtà cerchi di sopravvivere, però non voglio pensare che taluni presidenti possano piegarsi a queste minacce, a questa volontà sciacalla che sta assumendo il presidente della Lazio. Io questo non lo posso pensare e non lo posso accettare. Lui è arrivato da poco in Lega Pro, evidentemente teme che se dovesse andare a casa Macalli perderebbe un supporto per le prossime elezioni, perché la Lega stessa esprime un 17 per cento, quindi teme di non riuscire a far rieleggere Tavecchio presidente. Lui vuole restare all’interno della Federazione per le riforme che vuole portare avanti, vuole ridurre la Lega Pro a 40 squadre mandando molta gente per strada”

Lei ha parlato di minacce sui fondi alle squadre, cos’altro potrebbe minacciare di fare? Lei ha parlato di molti elementi…

“I fondi stanno arrivando. Spero che la cosa possa rientrare in un comportamento consono alle persone per bene, se Lotito dovesse andare avanti mi presenterò nelle sedi dove verrò chiamato perché ho elementi per poter dimostrare quello che lui ha detto. Non solo taluni presidenti possono supportare quanto dico, ma ho elementi concreti; non mi faccia andare avanti, spero che Lotito da persona intelligente qual è faccia votare i presidenti in assemblea con la propria testa senza condizionarli”

ASCOLTA l’INTERVENTO 

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MOVIOLA | Lazio-Verona: bravo Colombo nella gestione dei cartellini. Sul 3-3 possibile fallo su Kamenovic

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E’ l’arbitro Andrea Colombo, sezione di Como, a dirigere l’ultima partita della Lazio in stagione. Il 32enne gestisce bene la gara, soprattutto per quanto riguarda i cartellini gialli che vengono sventolati ogni qualvolta serva. Ecco la moviola di Lazio-Verona, finita 3-3:

Al 10′ un replay mostra una forte e continua trattenuta ai danni di Luiz Felipe nel corso della punizione calciata da Cataldi dalla destra. Mentre il pallone percorre rapidamente tutta l’area di rigore, l’italiano viene trattenuto vistosamente. L’arbitro non vede, il VAR non interviene.

Dubbi sul gol del 3-3 del Verona: Hongla colpisce Kamenovic in scivolata dopo che il difensore della Lazio ha preso il pallone che beffa l’uscita di Strakosha.

 

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