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Rassegna Lazio

È ora di dimettersi e pensare alla Lazio

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Una telefonata privata estorta con metodi discutibili, l’amarezza per l’ipocrisia generale su concetti che tutti pensano ma nessuno ha il coraggio di dire. Va bene tutto ma ora Claudio Lotito è al bivio: continuare a servire la Figc, per alcuni solo per un’ambizione personale, per altri allo scopo di cambiare le regole di un calcio italiano sempre più in crisi, oppure dedicarsi alla Lazio, bersagliata da ritorsioni arbitrali proprio per la sua esagerata esposizione mediatica? Lotito deve decidere: o carriera federale o presidente biancoceleste (e granata Salernitana), di certo non si può continuare così.

Del resto il «sistema» non si abbatte facilmente, anzi è pronto a tutto pur di bloccare un difficile cammino di riforme. Allora meglio l’ipocrisia, meglio non dire ovvietà quali «se il Carpi sale in A è un problema!». Non sportivo, se segna e vince. Piuttosto «economico»: provate a immaginare un campionato con Chievo, Sassuolo, Carpi, etc, magari senza Inter, Napoli, Juve, Roma o Lazio, poi chi lo paga un miliardo di diritti tv? Come mai ogni giorno Sky non si collega dal campo d’allenamento del Carpi e anche nelle finestre sulla serie B, parla più di Bologna, Bari, Perugia, Catania o Livorno? Grandi città, grandi numeri di abbonamenti. Paradossalmente Lotito ha fotografato la realtà: il sistema scoppia, la serie A deve puntare al modello Nba dove non ci sono retrocessioni. Ma la verità, quand’è trascritta abusivamente e diventa un caso, deve comunque far riflettere. Non si può andare avanti con i laziali costretti a farsi il fegato gonfio perché il suo presidente deve cambiare – a suo modo -il calcio italiano. Se Lotito farà un passo indietro dal suo ruolo federale, saranno tutti felici: quelli che lo ritengono il male maggiore di un sistema sgangherato da decenni, quelli che non gradiscono i modi poco urbani di affrontare le questioni, quelli che hanno dichiarato una guerra di religione a Tavecchio e Macalli puntando su Albertini. Si dimetta Lotito, lo faccia per la Lazio è davvero nel suo cuore come dice.
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Rassegna Lazio

Il Messaggero | Sarri, con Vecino e Milinkovic ora ci sono tutti

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Tornano i due giocatori eliminati in Qatar e il tecnico ha l’intera rosa a disposizione.

Come riportato da Il Messaggero, Sarri imposta da subito il lavoro con la squadra. Come dimostrano i numeri, l’attacco è sempre lo stesso con 35 reti segnate, mente la difesa è in crescita con 22 gol subiti tra Serie A ed Europa League (10 in meno rispetto allo scorso anno). Al conto va aggiunta la crescita delle seconde linee, in campo 726 minuti in più triplicando l’influenza nei gol segnati: in 14 casi (anzi che i 5 del 2021/22) c’è lo zampino dei subentrati. Tutto questo abbassando l’età media da 28,5 anni a 27,7 anni. Il risultato è stata l’eliminazione dall’Europa League, ma anche l’ambito quarto posto in campionato, rispetto al nono dello scorso anno.

 


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