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Extra Lazio

Auguri a Lucio Battisti: il poeta delle emozioni biancocelesti

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Quel cielo di frequente menzionato nei suoi testi, simbolo di speranza e libertà, oggi piange per aver evocato a sé il più grande cantautore della musica italiana. Tanti auguri a Lucio Battisti, oggi avrebbe compiuto 72 anni. Proprio il giorno dopo un altro grande Lucio, Dalla, così simile ed al contempo profondamente diverso da lui: per ideologia politica, per modo di essere, per carattere, insomma in tutto meno che in due cose che li univano profondamente. La passione per il calcio e soprattutto il saper trasformare una poesia in musica. Dalla legato in modo viscerale alla sua Bologna, a Piazza Grande, a quei colori e al Dall’Ara, dove non di rado presenziava. Diversa per modalità di espressione e di vissuto, poiché insita nella personalità del personaggio, ma tanto grande è stata la passione di Lucio Battisti per la Lazio. Si perché l’immortale cantautore era laziale, Non in modo palese e anche un po’ esibizionista come succedeva e succede dall’altra parte del Tevere, ma lui era laziale, seppur poco portato alla vetrina, agli eccessi e all’esibizionismo, peculiarità manifeste di quel popolo che vive con l’Aquila stampata nel cuore. Lui viveva quasi isolato da tutto e da tutti, deciso a tenere per sé sia la sua passione sportiva che la sua fede politica. E non solo perché entrambe non erano molto di moda a quei tempi. Ma perché lui era fatto così. Preferiva incidere un disco che andare a cantare davanti alla gente, in televisione o su un palco in un concerto. Basti vedere qualche filmato in bianco e nero dell’epoca per cogliere al volo l’imbarazzo dell’artista davanti alla telecamera o in mezzo al pubblico, la riservatezza di un poeta che incarnava alla perfezione la Lazialità e che con i suoi versi trasformava in musica i sogni di intere generazioni. Le canzoni di Lucio Battisti hanno accompagnato la vita di tanti adolescenti e adulti, ma hanno hanno scandito inesorabilmente la storia della polisportiva più antica d’Europa. L’uscita dell’album “Il mio canto libero” nel novembre del 1972 fa da preambolo al sogno infranto di quello scudetto sfumato solo qualche mese più tardi, prima di arrivare a toccare il cielo e consegnare a quel popolo, che veste i colori del cielo, il primo tricolore della sua storia.

“Come può uno scoglio
arginare il mare
anche se non voglio
torno già a volare
Le distese azzurre
e le verdi terre
Le discese ardite
e le risalite
su nel cielo aperto
e poi giù il deserto
e poi ancora in alto
con un grande salto”…

Canta Lucio, come chi sembra già sapere come andrà. Già, come può uno scoglio arginare il mare. Come può un piccolo ostacolo fermare o mandare in frantumi un sogno? Prendi la botta, accusi il colpo, ma poi senza neanche accorgertene ricominci a sognare e voli su quel sogno fino al punto da sentire il cuore in gola mentre sali velocemente in alto e poi quando ancora più rapidamente scendi, in un su e giù che ti toglie quasi il respiro. E infatti, su quello scoglio di Napoli, sul quale si erano infrante le speranze di un popolo immerso nell’amore, non è riuscito né a fermare né tanto meno ad affondare quel sogno, di nome scudetto, che pochi mesi dopo è diventato realtà in uno stadio pieno in ogni suo ordine di posto, colorato di bianco e celeste, proprio i colori di quel cielo in cui volano le ali di quel sogno. Uno stadio in cui prima nella lunga attesa prima della partita gli altoparlanti diffondendo le note delle canzoni di Lucio Battisti, come se tutto fosse collegato e parte di una fantastica storia che aspettava solo il suo epilogo felice. La storia della Lazio ha poi sempre vissuto di alti e bassi e sempre accompagnata dalle note e parole di Lucio. “I giardini di marzo” è diventata un po’ la colonna sonora di queste ultime stagioni, quella che ha fatto venire la pelle d’oca e scendere una lacrima a tutti quelli che hanno vissuto Lucio Battisti la sera del 14 marzo del 2014, quella della festa “di padre in figlio”, quando tutto l’Olimpico ha cantato su quelle note mentre scendeva dal cielo un paracadutista con la bandiera della Lazio.

“Che anno è che giorno è
questo è il tempo di vivere con te
le mie mani come vedi non tremano più
e ho nell’anima in fondo all’anima 

cieli immensi e immenso amore
e poi ancora, ancora amore, amor per te
fiumi azzurri e colline e praterie
dove corrono dolcissime le mie malinconie
l’universo trova spazio dentro me
ma il coraggio di vivere quello ancora non c’è”…

Parole che si adattano a storie di calcio e storie di vita, anche a distanza di più di 40 anni, tramandate e cantate “di padre in figlio” verso l’immortalità. Immortali come “un canto libero”, come il suo amore per la Lazio, le sue emozioni e i suoi ricordi. Immortali come Lucio Battisti. Tanti auguri con gli occhi rivolti al cielo.


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‘Er gol de Turone era bono’, arriva il docufilm alla Festa del cinema di Roma

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Arriva alla Festa del cinema di Roma il documentario ‘Er gol de Turone era bono‘ di Francesco Micciché e Lorenzo Rossi Espagnet sulla rete annullata al giocatore della Roma il 10 maggio del 1981 per un presunto fuorigioco contro la Juventus. La scelta di prendere il film di Micciché è stata un’idea dalla dalla direttrice dell’evento Malanga, che racconta: “Una cosa incredibile che appassiona ancora gli sportivi romani. Come potevo non prenderlo per il mio festival? Sarà un evento sicuramente di grande attrattiva e, ovviamente, lo faremo passare di domenica“.

Come riportato da AGI

 


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