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Per Lei Combattiamo

Champions un passo alla volta

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Rewind: 47 gol fatti (secondo attacco) e 27 subiti (terza difesa) alla ventiseiesima giornata. Pioli imita Zoff che, nella stagione 2000/2001 arrivò – con questi identici numeri – al terzo posto (purtroppo nell’anno dello scudetto giallorosso). Allora Mauri non c’era: «Questa è la Lazio più forte dove io abbia mai giocato». Ma adesso viene il difficile: «Dobbiamo pensare al Torino, siamo consapevoli dei nostri mezzi, ma dobbiamo rimanere coi piedi per terra e continuare a giocare come stiamo facendo». E c’è un motivo: la Lazio non ha mai vinto più di quattro partite di fila quest’anno. L’ultimo pokerissimo risale all’era di Reja (31 ottobre 2010) e Pioli vuole agguantarlo sino all’ultimo con un gioco che richiede un immenso dispendio d’energie. Due volte (Empoli e Cesena), questa Lazio s’è inceppata sul più bello. Ma stavolta tutti i turbamenti sembrano spenti negli occhi dei laziali, mai così ottimisti dopo la luce abbagliante con la Fiorentina: «Roma è una città molto particolare, siamo contenti dell’entusiasmo della gente – rimane guardingo il capitano dai microfoni di Lazio Style – ma la strada per raggiungere i nostri obiettivi è ancora lunga». Una volta si parlava d’Europa, ormai la Champions sembra diventata un dovere. Non arrivarci sarebbe una delusione. E non solo: nessuno nasconde più il sogno secondo posto, il sorpasso sulla Roma. In tanti hanno segnato solo una data nel calendario: a fine maggio, il derby, alla penultima giornata. All’ultima vedi Napoli e poi muori o resusciti per sempre.
CENTROCAMPO
Il segreto di questa Lazio rimane il centrocampo: 31 reti realizzate, il 66% del bottino totale, nessuna mediana ha segnato di più in Europa (al secondo posto il City con 30). Mauri è il re, a quota 8 centri. Ha superato il suo record di sempre, ma mica è sazio: «Ci ho riprovato recentemente a fare un gol in rovesciata come contro il Napoli, ma va bene anche segnare alla Inzaghi». Contano i punti, la sua fascia è al servizio della squadra. Tutti sono capitani, presenti e futuri: «Il gesto verso Cataldi non è stata un’investitura, ma un premio ad un ragazzo che si sta comportando molto bene. Volevamo fargli capire che è un giocatore importante come ce ne sono altri». Uno su tutti, Anderson: «Sta facendo molto bene, ma per i giovani è facile farsi prendere dall’entusiasmo. Noi più grandi cerchiamo di fargli capire che la partita di lunedì contro i viola è finita e ora bisogna pensare al Torino, gara ancora più importante».

DIFESA
Allora Felipe non ascolti l’oracolo del connazionale Mauricio: «Diventerà la nuova stella del Brasile, ma anche io spero in una convocazione di Dunga. Intanto voglio arrivare in Champions con la Lazio». L’ex Sporting si sente già parte integrante del progetto: «Grazie a Pioli mi sono ambientato più rapidamente e anche de Vrij mi ha aiutato parecchio. Stefan ha tutto per diventare il miglior difensore al mondo». In realtà, è già stato eletto meno di un anno fa.

Il messaggero 


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La Repubblica | Lazio, Maxi e Marcos acquisti flop via al rilancio

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Maximiano per la rivincita, Marcos Antonio per il rilancio. Il mese di gennaio dovrà rivelarsi un punto di svolta per l’avventura alla Lazio del portiere portoghese e del centrocampista brasiliano. A prescindere dal mercato, infatti, i biancocelesti punteranno molto sull’ottimizzazione delle risorse interne. La questione delle tasse da pagare entro il 22 dicembre – che sia concessa o meno la rateizzazione, come chiedono i club al Governo – impone a tutte le squadre una stretta sui piani per la sessione invernale. Se poi, nel caso della Lazio, si aggiunge la questione dell’indice di liquidità, ancora negativo, diventa inevitabile a Formello puntare sulla valorizzazione, nella seconda parte di stagione, degli elementi che fin qui hanno brillato meno. Per Maximiano l’occasione arriverà in Coppa Italia, di nuovo contro il Bologna. Un segno del destino per l’ex Granada, pagato 10,7 milioni in estate e rimasto a guardare gli exploit di Provedel dopo l’ingenuità al quarto minuto della prima giornata – proprio contro il Bologna di Arnautovic – che gli costò l’espulsione. Ha lavorato sodo in questi mesi, il portiere portoghese, anche se non è mai stato preso in considerazione nemmeno per l’Europa League: a sorpresa, zero presenze nelle Coppe. Ora la data del 19 gennaio sul suo calendario è cerchiata di rosso. Da febbraio poi ci sarà anche la Conference League per ritagliarsi minuti in campo e provare a rilanciarsi e riscattarsi. Discorso simile anche per il regista ex Shakhtar Donetsk. «Marcos Antonio ha bisogno di tempo per capire bene i concetti di gioco di Sarri», ha detto giorni fa Roberto De Zerbi, il tecnico che proprio in Ucraina lo aveva allenato con successo. Già in estate ne aveva parlato molto bene allo stesso Sarri, consigliandogli di puntare su di lui. «È un brasiliano con la testa da tedesco per la professionalità che dimostra tutti i giorni. Credo che si prenderà il suo spazio», ha assicurato. Per il classe 2000 il “duello” con Cataldi fin qui non è stato semplice. Ma gli attestati di stima dall’allenatore e dai compagni non sono mai mancati. Si è applicato molto, Marcos Antonio, per imparare i movimenti e i dettami tattici del 4-3-3 e le volte in cui è stato chiamato in causa ha già dimostrato, accanto ai difetti da limare, di saper dare del tu al pallone. Era stato il primo nuovo acquisto, cinque mesi fa: costato 7,3 milioni più bonus e accolto con entusiasmo, arriva ora il momento per Marcos di far vedere che la fiducia di tutti nel suo potenziale è stata ben riposta. La Repubblica

 


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