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Il riscatto di Tare: “Per me non è una rivincita, penso al bene della Lazio e ringrazio gli scettici”

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Dall’ingiustificato e pesante odio al rispetto fino alla riconoscenza e stima di un lavoro che è sotto gli occhi di tutti. Solamente un anno fa di questi tempi era considerato uno dei mali, se non il male principale della Lazio. La squadra non andava bene, i nuovi acquisti Biglia e Felipe Anderson non ingranavano e dopo la cessione di Hernanes, per contestare Lotito, molti si accanirono su Igli Tare. In modo feroce e assurdo, perfino con minacce di morte personali e alla famiglia, tanto che il diesse laziale e le persone a lui più care furono costrette a girare per diverso tempo con la scorta. Le intimidazioni arrivavano notte e giorno addirittura sul suo telefonino che qualcuno dell’ambiente aveva fatto girare su internet. Fu un periodo difficile e nerissimo. Ora a distanza di dodici mesi, la situazione si è completamente capovolta, adesso al dirigente albanese vengono riconosciuti i giusti meriti di un lavoro effettuato negli anni e di una squadra che sta volando in classifica, sta stupendo in Italia e viene apprezzata e osservata in tutta Europa.

L’INIZIO DI TUTTO
Non che il dirigente abbia dimenticato quanto è successo, ma nonostante ciò è riuscito a mettersi tutto alle spalle e, col tempo, ad essere in grado di costruire una squadra sempre più solida e con il futuro assicurato. E’ questa la filosofia che porta avanti l’ex attaccante dell’Albania e della Lazio ora diventato uno dei direttori sportivi più stimati del campionato. «Per me non è una rivincita, io penso solo al bene della Lazio, lavoro con passione, pazienza e cerco di fare del mio meglio. Gli scettici? Li ringrazio perché senza di loro, non sarei dove sono oggi», la modestia del dirigente laziale. Pezzo dopo pezzo, partendo dall’ingaggio di Klose a zero, fino ad acquistare Lulic a circa 3 milioni di euro, prendere Marchetti a 5 milioni o lo stesso Berisha a meno di 300.000 euro, lavorare contemporaneamente sui giovani, andando a Barcellona a prendere Keita. E senza dimenticare i tre pezzi da novanta come Biglia, Felipe Anderson e de Vrij, il nuovo Hummels, tutti e tre insieme spendendo meno di venti milioni di euro. Tutti giocatori che adesso sono sulla bocca di tutti. Ma la ciliegina sulla torta è stato scegliere Pioli, nonostante qualche normale chiacchierata con Donadoni e Allegri, ma il vero obiettivo dell’albanese e di Lotito era ed è sempre stato l’ex tecnico del Bologna. «E’ lui l’uomo giusto, non ci sono dubbi», aveva detto al presidente che di lui si fida ciecamente.

IL PROGETTO
Insieme si viaggia per allestire una squadra che possa competere a breve per lo scudetto. «Il nostro obiettivo è questo e la strada che abbiamo intrapreso è quella giusta», le parole del direttore sportivo della Lazio che non ama tanto apparire, ma mette sempre davanti lo staff tecnico e i giocatori, ai quali ripete sempre: «Non conta il nome scritto dietro la maglia, ma il simbolo che c’è davanti». Un’identità ben precisa che Pioli e i calciatori, giornata dopo giornata, hanno fatto propria. E ora? Nessun freno, conquistata la finale di coppa Italia e quella di Supercoppa non rimane che stanare la Roma. «Vogliamo il secondo posto e vogliamo superare i cugini e regalare una gioia immensa ai nostri tifosi, ma non sarà facile. Un passo alla volta, consapevoli della nostra forza e mantenere l’umiltà», il diktat di Igli Tare.

IL FUTURO
L’età media della Lazio che è sotto i ventiquattro anni depone a favore della bontà del lavoro del direttore laziale. E per il prossimo anno sono stati già acquistati tasselli importanti come Hoedt e Morrison, entrambi a zero. Ora la Lazio cercherà un terzino, nel mirino c’è Patric del Barcellona B, classe ’93, sempre a parametro zero, e probabilmente, se Champions sarà, uno o due top-player a centrocampo e soprattutto in attacco. Dzsudszak della Dinamo, l’ex Roma e ora al Liverpool Borini potrebbero essere tra i nomi, ma in ballo c’è anche altro. Non resta che aspettare, anche se la massima concentrazione è solo al presente.

ilmessaggero.it

 


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Formello

FORMELLO – Differenziato per Patric. Domani ancora doppia seduta

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Dopo la ripresa andata in scena questa mattina, il gruppo biancoceleste si è ritrovato a Formello nel pomeriggio, per la seconda seduta di giornata. Oltre all’assenza di Marcos Antonio, da segnalare il lavoro differenziato svolto da Patric. Dopo un riscaldamento caratterizzato da attivazione atletica ed esercizi sulla rapidità, è iniziato il lavoro tattico agli ordini i mister Sarri, con due formazioni in campo schierate con il 4-3-3. La seduta è terminata dopo una partita a campo ridotto, in cui si sono affrontati rossi e celesti. La squadra tornerà in campo domani per la seconda doppia seduta consecutiva.

Dopo i test andati in scena in questi giorni, il gruppo biancoceleste è tornato in campo a Formello questa mattina, per la prima delle due sedute di giornata. Oltre a Vecino e Milinkovic-Savic, che quest’oggi scenderanno in campo nell’ultima gara dei rispettivi gironi, l’unico assente è Marcos Antonio, alle prese con un problema influenzale. Dopo una prima fase di attivazione muscolare, il gruppo ha svolto un lavoro atletico, seguito da una lunga fase dedicata alle prove tattiche, in cui la squadra era divisa per reparti. Il gruppo biancoceleste tornerà a lavorare nel pomeriggio.

 


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