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Sequestrato uno striscione contro il poliziotto Tortosa

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ROMA – Un tripudio di aquile sul petto. Benvenuti al “Maglia day”, benvenuti all’Olimpico biancoceleste. Le Curve sembrano maniche, la Monte Mario il colletto e la Tevere la parte restante di un’immensa casacca della Lazio. Forse per questo l’impressione è che gli spettatori siano molti di più di 45.359. Questo è il dato ufficiale: non superato il record stagionale della penultima giornata casalinga con l’Empoli (49.096), ma conta davvero poco. Col Chievo è tutto un altro colpo d’occhio: grandi e piccini col distintivo della fede, col simbolo sul cuore e il vestito migliore. Perché domenica è un giorno di festa e bisogna ricordarsi sempre di santificarlo. Così i tifosi diventano apostoli di lazialità, beatificano – con i cori dedicati un tempo a Ruben Sosa, Amarildo e Troglio – persino Novaretti e Basta, oltre Miro Klose. Applausi scroscianti per Ledesma, una bandiera mai ammainata. D’altronde non si sventola in base al vento o a un risultato. Anche al pari finale si battono le mani, seppure con la sconfitta della Roma il giorno prima, erano “già du ore” che la Lazio cantava vittoria, fra un sorriso di Pioli e la splendida voce di Velia Donati. Sequestrato uno striscione contro Fabio Tortosa (“Verme”, recitava), ex vicepresidente Lazio Marines, alla cronaca per la sospensione dopo le dichiarazioni sui fatti della Diaz. Non c’è spazio in nessun caso per l’amaro in bocca. E’ solo dolce naufragar in questo mare biancoceleste.

(Il Messaggero)

 
 
 
 


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CorSera | Lazio, adesso è l’attacco il reparto che “preoccupa” Sarri

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Strano ma vero, il reparto che più preoccupazioni sta dando a Maurizio Sarri è quel- lo che è cambiato meno. L’estate di rivoluzione della Lazio sul mercato – ieri visite mediche, firma sul contratto e ufficialità dell’ingaggio di Provedel – non ha riguardato l’attacco: eppure, lì davanti, si è visto poco di quello che l’allenatore avrebbe voluto. Il tempo stringe: tra cinque giorni si va in campo contro il Bologna e il ritmo troppo basso visto negli ultimi tre test (quelli veri, contro Genoa, Qatar e Valladolid) dovrà obbligatoriamente alzarsi, per tenere la media delle prime partite dello scorso campionato, quando la Lazio contro Empoli e Spezia segnò 9 gol in 180 minuti. Negli ultimi 270 di amichevoli, invece, ne è arrivato uno solo: per quanto bello, quello di Immobile su assist di Milinkovic-Savic al Genoa, troppo poco. E troppo macchinosa è sembrata la Lazio negli ultimi 30 metri anche sabato scorso in Spagna: Sarri pretende qualcosa in più e qualcosa di diverso anche nel servire gli attaccanti, visto che lo scorso anno in serie A solo l’Inter ha segnato più dei biancocelesti.

Ciro Immobile deve ancora carburare e, alle sue spalle, Cancellieri sta rubando con gli occhi i segreti per fare il centravanti, visto che ultimamente a Verona e in Nazionale aveva fatto sempre l’esterno, ma non gli si può ancora chiedere di più. A proposito di esterni, Sarri si aspetta qualcosa in più anche da Zaccagni, che dopo la proposta di matrimonio fatta alla compa- gna – l’influencer Chiara Nasti – dovrà tornare in fretta quello dello scorso anno. L’ex Verona, dei quattro «laterali» nel 4-3-3 di Sarri, è quello più indietro, anche se qualche segnale si è visto a Valladolid, quando Zaccagni è entrato al posto di Pedro che aveva subito un pestone alla caviglia nei primi minuti. Non dovrebbe trattarsi di nulla di grave: lo spagnolo,capocannoniere della pre-season, è pronto a riprendersi il suo posto a sinistra, ma in ogni caso Zaccagni avrebbe un bel ricordo del Bologna, avendogli segnato nel febbraio scorso la sua prima doppietta in biancoceleste. Ha bei ricordi degli emiliani anche Luis Alberto, che fece gol ai rossoblù nel celebre precedente del febbraio 2020, quello che permise alla Lazio di andare in testa alla classifica, pochi giorni prima della sospensione del campionato per la pandemia. I tempi sono cambiati: oggi, lo spagnolo dovrebbe riaggregarsi al gruppo dopo aver saltato l’amichevole di Valladolid, e non è da escludere che possa esserci un confronto anche con Sarri e con la società. Ieri, tra l’altro, il Siviglia ha ufficializzato Isco dopo le visite mediche usando sui social la bacchetta e la parola «mago»: per far sì che anche Luis Alberto possa raggiungere Siviglia, ora serve giusto una magia. CorriereDellaSera

 
 
 
 


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