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Esclusiva

ESCLUSIVA – Paolo Franzoni e il minuto in cui cambiò la storia

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Paolo Franzoni - 01

Siamo al 9 Dicembre del 1973, la Lazio sta marciando spedita in testa alla classifica per bissare quell’ottimo campionato disputato la stagione precedente in cui sfiorò lo scudetto, svanito solo all’ultima giornata. Il “Maestro” Tommaso Maestrelli è ancora sulla seduto sulla nostra panchina per traghettarci fino all’ultimo a quel memorabile scudetto di cui resterà indelebile il ricordo in ogni tifoso laziale. Quel giorno vi è una partita speciale e difficile: il derby e noi lo giochiamo in casa, con i nostri supporters in netta maggioranza rispetto ai rivali, con un Olimpico pieno all’inverosimile sebbene il clima di austerity varato dal governo di allora, constringeva la popolazione italiana alle famose “domeniche a piedi”. La Roma entra in campo agguerrita, memore delle due sconfitte del campionato precedente, e poco dopo la mezz’ora segna con Negrisolo mettendoci anche alle corde per tutto il primo tempo. Rientriamo negli spogliatoi con Vincenzo D’Amico in piena crisi di lucidità dovuta ad una gomitata avuta da Giorgio Morini, tanto che in partita dovette stare fuori ben sette minuti. Maestrelli a quel punto lo sostituì a inizio ripresa con un giocatore acquistato lo stesso anno dal Brindisi: Paolo Franzoni.

Paolo Franzoni - 04

A venticinque anni è il suo debutto in massima serie ed accadrà qualcosa che ancora oggi è inciso a grafia maiuscola nella realtà della Lazio. Palla verso Garlaschelli sulla destra, cross di questi al centro proprio al limite dell’area piccola, Franzoni stacca di testa ed insacca alle spalle di Conti e non e’ passato neanche un minuto di gioco. Al termine di questa vincente azione di gioco, si ritrova seduto in terra a braccia alzate in segno di esultanza e sommerso successivamente dai compagni rischia quasi l’incolumità, ma il suo debutto in serie A e con la maglia della Lazio, non poteva avere un miglior successo così immediato. Giorgio Chinaglia raccoglie il pallone da dentro la porta giallorossa lo calcia via e si piazza con il dito alzato verso la curva sud a schernire i tifosi romanisti. Le scariche di adrenalina pervadono il corpo di tutti e undici dei nostri in campo, fino a completare la rimonta con la successiva rete di Giorgione conservando così il terzo posto in classifica e rimanendo in corsa per lo scudetto. Forse in quel momento Paolo non si rese neanche conto di cosa fece per noi tifosi e soprattutto per i suoi compagni di squadra, i quali erano loro i primi sostenitori di quei colori, e soprattutto non immaginava che da quel gol nacque il mito di Long John con quel dito alzato verso la curva sud, verso quella tifoseria avversa, in segno di sfida. Vincendo quella partita, il morale fece un notevole balzo in alto, impedendo così di cadere in stati di crisi emotiva e di dover vedere vanificare tutto quel lavoro collettivo per raggiungere quell’obiettivo tanto agognato dal campionato scorso. Conquistato quello scudetto, rimase alla Lazio anche l’anno successivo, riuscendo a totalizzare con la nostra maglia 20 presenze e 3 reti, ma finito il campionato 1974/75, viene ceduto all’Avellino, per poi indossare successivamente anche le maglie di Ternana, Piacenza e Frosinone.
Cosa realmente ora pensa Paolo Franzoni di quella domenica?
Paolo, quel 9 Dicembre 1973: le tue immagini di quel giorno.
“L’Olimpico stracolmo, l’esultanza romanista al gol del vantaggio, Vincenzo D’Amico che diceva di non stare bene, nello spogliatoio alla fine del primo tempo, il Mister che mi si avvicina e mi dice “riscaldati e vai” e Pino Wilson che mi dice “SVEGLIA”……”

Sembrava un sogno dopo neanche un minuto spingerla dentro in un derby che, come all’epoca
avrai percipito, è la partita più attesa a Roma?
“Si proprio “SVEGLIA” (amichevole) e non ebbi modo di svegliarmi dal sogno che si stava avverando. Debuttare in “A”. Ed il sogno finì dopo il gol quando mi accorsi di quel pallone in rete ed i compagni che mi strattonavano- Allora capii da loro, dai tifosi e dalla panchina in delirio cosa era il DERBY”.

Ricordi cosa ti disse Giorgio Chinaglia in quella partita?
“Dopo il gol si complimentarono molto con me, abbracciandomi e dopo poco alla ripresa del gioco mi urlò “DAI ORA, DAI, DOBBIAMO VINCERE”…..poi segnò lui se lo sentiva, grande GIORGIO”.

Sei stato voluto fortemente da Tommaso Maestrelli, perchè riuscisti solo a rimanere l’anno
successivo e poi sei stato ceduto all’Avellino?
“Sarei rimasto ancora, il Mister, purtroppo, cominciò ad ammalarsi, ci fu un periodo brutto per la Lazio nel giugno del 75 con Giorgio tornato negli USA, Corsini allenatore, campagna acquisti e cessioni fatta da chi non si sa. Poi tornò Maestrelli ma io ormai ero ad Avellino, tornò anche Giorgio, sarei rimasto per loro!!!!! ”

Dopo aver smesso di giocare, hai allenato diverse squadrae, come si svolge la tua vita ora fuori
dal campo?
“Vita tranquilla; sono ancora nel pianeta calcio in società di IV serie, come collaboratore tecnico. E poi, famiglia, nipoti e relax, anche se non alleno più, dovuto a problemi fisici, superati ottimamente. Soliti guai di tantissimi ex calciatori”.

Per finire: cosa ricordi di quella squadra dello scudetto?
“Ricordo nonostante qualche bisticcio, la grande amicizia che c’era in campo, l’aiuto reciproco fra tutti, la voglia di divertir, ma sempre tutto finalizzato a raggiungere l’obiettivo prefissato “LO SCUDETTO/TRICOLORE””.
Mi confessa che quel pallone, quello del suo primo gol in serie A, quello del suo primo gol con la maglia biancoceleste, quello segnato ai rivali capitolini, dopo quasi quarant’anni è ancora un ricordo di quel magico momento custodito nella sua casa. Quel pallone entrato nella leggenda, così
come colui che lo gettò in fondo alla rete giallorossa.
Raffaele Galli

Paolo Franzoni - 02 


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ESCLUSIVA | Lucas Leiva: “Il derby di Roma è speciale, spero vinca la Lazio. Immobile? Difficile trovargli un vice”

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Il giorno tanto atteso è arrivato. Oggi è il giorno del Derby. Alle 18:00, nella 13° giornata di Serie A, si affronteranno Roma e Lazio. Una partita che non ha bisogno di presentazioni, che va oltre la classifica ed il percorso fin qui svolto. La redazione di LazioPress.it, in vista della stracittadina, ha intervistato, in esclusiva, l’ex centrocampista della Lazio Lucas Leiva. Queste le sue parole sul derby, sulla squadra di Sarri e su uno dei grandi assenti di quest’oggi: Ciro Immobile.

Sei rimasti nei cuori di tutti i tifosi della Lazio. Cosa ti manca di più della Capitale e della Lazio?

“Io e la mia famiglia abbiamo passato cinque anni fenomenale a Roma. Abbiamo lasciato tanti amici. Mi manca la città ed i miei compagni, però sono contento di esser tornato nella mia squadra del cuore”.

Hai visto una crescita della Lazio in questo avvio di stagione? A quale obiettivo possono ambire i biancocelesti?

“La Lazio è cambiata tanto, con tanti giocatori nuovi, quindi hanno bisogno di tempo. La Lazio è una società che aspetta, quindi devono anche adattarsi all’ambiente. Speriamo che possano fare bene in campionato”.

Quale è il derby che hai nel cuore?

“I derby che ho vinto rimangono sempre nel cuore. Il derby di Roma sicuramente è speciale e spero tanto che la Lazio vinca un’altra volta”.

Nel tuo ruolo, Sarri ha scelto Cataldi.

“Cataldi sta crescendo tanto e sono contento perché è un ragazzo d’oro che lavora tanto e vive per la Lazio. Sarri ha voluto cambiare tanti giocatori, non vedo nessun problema.

Penso che potevo aiutare tanto ancora, però come ho detto, tornare in Brasile per aiutare la mia squadra del cuore, è stata la scelta giusta”.

Si ferma Immobile e la Lazio fa fatica a vincere. È fondamentale avere un suo vice?

“Immobile è un giocatore importante per come gioca la Lazio. E’ normale che fanno fatica a vincere senza di lui. Trovare un vice non è facile, anche perché deve accettare la panchina e sappiamo che Immobile vuole giocare tutte le partite”.

 


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