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ESCLUSIVA – La storia di Marco Angeletti: ”Alla Lazio emozioni indimenticabili! Di Canio? Era incredibile…”

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‘‘Anvedi quanto core quel terzino…’’. All’Anco Marzio di Ostia lo pensano un po’ tutti. Progressioni e diagonali, affondi e chiusure. Gol? Sì, sì, qualcuno. Chiedete al Budoni. Con quel sinistro che continua a scandirne le falcate tra sogni e ricordi. Quest’ultimi, ovviamente, a tinte biancocelesti. ‘‘Il numero 3? Giocava con la Lazio, ha fatto anche un paio di ritiri…’’. Corrono veloci i bisbigli sugli spalti. Come le emozioni, come lui. Parliamo di…? Marco Angeletti, terzino dell’Ostiamare classe ’86. Romano e laziale, cresciuto nella Lazio col mito di Di Canio. Una storia che vale la pena raccontare: ‘’Quest’anno siamo partiti molto bene – racconta Marco in esclusiva per Laziopress.it – ci aspettavamo tanto e potevamo fare meglio, anche a livello di continuità e risultati. Abbiamo raggiunto i playoff, anche se a Budoni abbiamo avuto un po’ di sfortuna. Ma sono soddisfatto per quest’annata.’’

E poi? Poi la Lazio, i colori di una vita. Una lunga parentesi che parte dalle giovanili e arriva fino ai due ritiri disputati con la prima squadra tra il 2004 e il 2005. Memories. Nel mezzo, un piccolo appunto su Tommaso Maestrelli, suo compagno di squadra all’Ostiamare: ‘E’ il nipote del Maestro! (ride ndr), un ragazzo molto umile, si è creato un bel rapporto. Il suo futuro? E’ un buon giocatore, ha grandi potenzialità e se crede in se stesso può togliersi molte soddisfazioni.’’ E ora il momento tanto atteso, si riapre l’album dei ricordi, la voce trema. Si parla di Lazio, del suo passato: ‘’Ho iniziato con Volfango Patarca, poi ho fatto tutta la trafila fino alla primavera. Il titolo vinto coi Giovanissimi Nazionali nel 2001? Grande soddisfazione, abbiamo battuto la Roma in finale. Da lì sono usciti tantissimi giocatori, come Rosi, Virga, Cerci. Poi sono arrivato in Primavera, mi allenavo anche con la prima squadra. Ma a 18 anni volevo giocare e sono andato alla Sambenedettese, iniziando così la mia carriera in Serie C.”

Continua Angeletti: ‘‘Il ritiro del 2004? Quei colori ti restano dentro, è stato emozionante, soprattutto per una ragazzo come me con poca esperienza. E’ difficile spiegarlo, bisogna viverlo. Simone Inzaghi? Negro? Erano tutti giocatori umili, tranquilli, cercavano sempre di aiutarti, di inserirti nel gruppo. Era il primo anno di Lotito, c’erano dei cambiamenti. Di Canio? In quel periodo era qualcosa di incredibile. Appena tornato alla Lazio, ambiente su di giri, il derby del 9 Gennaio in cui segnò. Incredibile. Poi nel 2006 mi chiamò alla Cisco Roma in C2, Tulli lo acquistò per mettere su un progetto vincente. Il giocatore che mi ha più impressionato? Peruzzi, senza dubbio. Umanamente parlando mi ha colpito, persona eccezionale. Tecnicamente si commenta da solo. Poi c’era anche Cesar, scherzava sempre, grande giocatore. Idem Zauri. E’ stata un’emozione che mi porterò dentro per sempre.’’

Per Angeletti anche 4 panchine in prima squadra, due in Serie A (Cagliari e Reggina), una in Coppa Uefa (Egaleo) e infine la più importante, in Supercoppa Italiana contro il Milan, dove tra l’altro esordirono Corsi e Sannibale: ‘‘Caso mi disse di andarmi a scaldare perché Cesar non stava tanto bene. Eravamo a San Siro, venivo dal settore giovanile, stadio pieno, il Milan dei campioni, ci credevo. Non ho esordito, però è stato bellissimo lo stesso. E’ stato il momento più bello alla Lazio. Certo, per stare a certi livelli devi essere veramente bravo, non ci arrivi per caso. Secondo me non ero all’altezza, tant’è che nel 2006 sono andato in Serie C. Quella alla Lazio è stata un’esperienza indimenticabile, anche se non ho mai esordito. Ma me lo ricorderò per sempre. Delio Rossi? Coi giovani non si soffermava molto, ma aveva tante cose da fare. Stava sempre sul pezzo, non mollava mai. Avrei voluto esordire con la Lazio, è normale. Però non ho rimpianti, ho sfioranto anche la B con l’Atletico Roma, alla fine il calcio è bello perché imprevedibile. Mi sono tolto molte soddisfazioni, ora mi sento bene, spero di poter continuare alla grande! (ride ndr).’’ Poi un sorriso sincero e via, si torna in pista. Lì, lungo la fascia. Avanti e indietro senza fermarsi mai. Cross, tackle, qualche gol e tante gioie. Con la Lazio sempre nel cuore. In bocca al lupo Marco.

 


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ESCLUSIVA | Lucas Leiva: “Il derby di Roma è speciale, spero vinca la Lazio. Immobile? Difficile trovargli un vice”

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Il giorno tanto atteso è arrivato. Oggi è il giorno del Derby. Alle 18:00, nella 13° giornata di Serie A, si affronteranno Roma e Lazio. Una partita che non ha bisogno di presentazioni, che va oltre la classifica ed il percorso fin qui svolto. La redazione di LazioPress.it, in vista della stracittadina, ha intervistato, in esclusiva, l’ex centrocampista della Lazio Lucas Leiva. Queste le sue parole sul derby, sulla squadra di Sarri e su uno dei grandi assenti di quest’oggi: Ciro Immobile.

Sei rimasti nei cuori di tutti i tifosi della Lazio. Cosa ti manca di più della Capitale e della Lazio?

“Io e la mia famiglia abbiamo passato cinque anni fenomenale a Roma. Abbiamo lasciato tanti amici. Mi manca la città ed i miei compagni, però sono contento di esser tornato nella mia squadra del cuore”.

Hai visto una crescita della Lazio in questo avvio di stagione? A quale obiettivo possono ambire i biancocelesti?

“La Lazio è cambiata tanto, con tanti giocatori nuovi, quindi hanno bisogno di tempo. La Lazio è una società che aspetta, quindi devono anche adattarsi all’ambiente. Speriamo che possano fare bene in campionato”.

Quale è il derby che hai nel cuore?

“I derby che ho vinto rimangono sempre nel cuore. Il derby di Roma sicuramente è speciale e spero tanto che la Lazio vinca un’altra volta”.

Nel tuo ruolo, Sarri ha scelto Cataldi.

“Cataldi sta crescendo tanto e sono contento perché è un ragazzo d’oro che lavora tanto e vive per la Lazio. Sarri ha voluto cambiare tanti giocatori, non vedo nessun problema.

Penso che potevo aiutare tanto ancora, però come ho detto, tornare in Brasile per aiutare la mia squadra del cuore, è stata la scelta giusta”.

Si ferma Immobile e la Lazio fa fatica a vincere. È fondamentale avere un suo vice?

“Immobile è un giocatore importante per come gioca la Lazio. E’ normale che fanno fatica a vincere senza di lui. Trovare un vice non è facile, anche perché deve accettare la panchina e sappiamo che Immobile vuole giocare tutte le partite”.

 


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