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Paul Gascoigne: “Derby? A Roma è incredibile, si leggeva la paura negli occhi dei giocatori…”

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Un giocatore che è rimasto nel cuore del popolo laziale. Si tratta di Paul Gascoigne o semplicemente ‘Gazza’. Di recente , in Inghilterra, è uscito il film che parla di tutta la sua vita. Per l’occasione il giocatore ha risposto alle domande fatte dai tifosi, attraverso una web chat sul sito The Guardian. Sono tanti gli episodi divertenti che racconta della sua vita qui nella Capitale: “ Scherzi? Ne ho fatto uno a Di Matteo, che andò su tutti i nervi. Tornai a casa e nel giardino trovai un serpente. Lo presi e me ne tornai al campo di allenamento. Lo misi nella tasca di Roberto, e subito dopo gli chiesi dei soldi. Mise la mano nella giacca e quasi svenì”. Ma non è finita qui: “Dino Zoff disse che Blatter sarebbe venuto a farci visita. Ci voleva tutti con la divisa della Lazio. Io? Ho girato 30 minuti con un abito di Babbo Natale. Poi mi sedetti accanto a Blatter e gli dissi: “Ciao, io sono Babbo Natale oh, oh, oh”. La sicurezza ha voluto sbarazzarsi di me e Zoff non fu felice. Mi fece allenare sia la mattina che il pomeriggio per una settimana”. Poi sul derby: “A Roma è incredibile, si leggeva la paura negli occhi dei giocatori. Ho segnato alla Roma e ho capito cosa significasse quella partita. Ma i tifosi giallorossi erano anche dalla mia parte. Ero in giro e mi offrirono una birra. Gli dico “sono a posto”. E loro, “non ti piace con noi tifosi?”. Alla fine bevvi metà drink insieme a loro. Non lo feci mai più”.

 

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Il Tempo | Lazio, Lotito-Sarri: firma vicina

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Aveva fame dopo la partita contro il Verona Maurizio Sarri. Voleva solo tornare a casa e mangiare. Per il futuro c’è tempo. Neanche troppo. Chissà se a pancia piena deciderà di sottoscrivere l’accordo che Lotito gli ha già presentato. Un rinnovo fino al 2025 che darebbe un segnale di continuità dopo un anno considerato di costruzione. Chiudere al quinto posto era l’obiettivo del tecnico, non proprio quello della società. Il presidente si aspettava qualcosa di più, non per questo non ha apprezzato il lavoro di Sarri durante tutta la stagione ed è pronto a continuare con lui. In settimana ci sarà un nuovo incontro per delineare gli ultimi dettagli. «Posso prendere qualsiasi tipo di decisione. – ha confidato dopo la gara con l’HellasLe politiche societarie le fa la società.  Siamo una delle poche non in mano ai fondi ma in mano a una famiglia. Questa è una cosa che mi fa impazzire. Si può fare un bel lavoro perché l’ambiente è bello e il gruppo si è compattato in maniera straordinaria specialmente negli ultimi mesi». Le basi sono state gettate, quindi. Cosa manca per la firma? «Se siamo contenti tutti e due andiamo avanti e facciamo contratti», parola di Maurizio. E la dirigenza sta facendo di tutto per accontentare il suo allenatore. Le premesse del calciomercato sono buone. Sono già circolati molti nomi, quasi tutti funzionali al progetto. Sarri ha chiesto un vice Immobile, Caputo è decisamente in pole, è un nome fatto dall’allenatore, il sogno rimane sempre quello di poter arrivare a Mertens. L’attaccante belga, che ha trascorso nove stagioni al Napoli, è in scadenza di contratto. C’è stato un contatto con il suo ex mister. Se dovesse lasciare Castel Volturno, tra le ipotesi c’è anche quella di venire a Roma. A parte Mertens e Caputo non si può escludere un attaccante giovane, magari che sappia anche giocare sull’esterno. A proposito di calciatori che si svincolano. Entro la fine del mese si cercherà di definire gli acquisti di Romagnoli e Vecino. Il primo ha chiesto un po’ di tempo per riflettere, ormai la distanza tra domanda e offerta è minima. Anche se Lotito preferirebbe prima liberarsi dell’ingaggio di Acerbi. Fronte Vecino si sta trattando solo sulla cifra e la durata del contratto: l’uruguaiano classe 1991 vorrebbe 2 milioni per quattro anni. Per la porta il nome più allettante è quello di Carnesecchi, anche se già l’Atalanta non lo regalerà. Lo spagnolo Patric ha rinnivato fino al 2027: bisogna solo ratificare e mettere nero su bianco: intesa da 1,3 milioni più bonus. Il Tempo/Daniele Rocca

 

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