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ESCLUSIVA – 30 anni fa ci lasciava un mito: Renato Ziaco! La figlia Letizia ricorda suo padre

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“Alzati che non ti sei fatto niente! Avevo una mascella fratturata e sputavo sangue dalla bocca.” Così Michelangelo Sulfaro, portiere degli anni ’70, legato ancora oggi profondamente ai colori biancocelesti, descrive Renato Ziaco.

Oggi 25 Giugno sono trent’anni che il “dottore” non c’è più e chiunque lo abbia conosciuto lo ha sempre ritenuto un grande uomo, un cuore d’oro che sapeva anche mettersi a disposizione dei più abbietti, di colui che non serbava rancori verso coloro che lo avevano frodato, di colui che metteva a disposizione la sua professionalità e la sua competenza ortopedica per quella squadra che amava più di ogni altra cosa nel suo cuore. Appunto, un cuore fortemente laziale che insieme a Maestrelli mise in piedi anche psicologicamente quella fantastica squadra di ragazzi che conquistò il mitico primo scudetto. Aneddoti e vicende di un uomo che più che essere il medico sociale della Lazio, ne era l’anima di collegamento tra uomo calciatore e società, sempre pronto a comprendere i problemi che affliggevano questi ultimi, a dispensare consigli disinteressati a chiunque ne avesse bisogno. Per 25 anni, qualsiasi persona prendesse la successione della presidenza della Lazio, lo confermava sempre, tranne per una breve parentesi che fu interrotta dall’acquisto della società da parte di Giorgio Chinaglia, che lo rivolle al suo fianco per ricostruire quell’inossidabile ossatura. Ma il destino per la Lazio, ma soprattutto dei suoi grandi uomini, non è stato mai benevolo: alla fine della partita Lazio-Milan del 1985, che ricordiamo fu rinviata al lunedì successivo per permettere di spalare lo stadio Olimpico da una improvvisa nevicata a Roma, scivolò per le scale fratturandosi una costola. Portato in ospedale per i rilievi medici del caso, la dolorosa scoperta dello stesso male che quasi un decennio prima si era portato via il Maestrelli, fu un fulmine a ciel sereno per tutto l’entourage di allora. Si mormora che nessuno dei suoi “ragazzi” ne venne a conoscenza, signorilmente come lo era sempre stato anche per chi fortemente lo aveva bistrattato, si recò per curarsi in una clinica di Ravenna. Ma certe notizie non possono passare inosservate e soprattutto non giungere alle orecchie di chi lo ebbe a cuore. Giordano addirittura fuggì quasi clandestinamente da Napoli, città dove aveva firmato il contratto per le sue prestazioni, per correre al suo capezzale. Il vero rammarico fu che Giorgione giunse a Roma solo il giorno dopo la sua morte e questo penso che Long John non se lo perdonò mai, come non se lo perdonò il giorno del funerale dove pianse per tutto la funzione ed oltre, vicino a quegli altri due amori di Ziaco stesso: la moglie Carla e la figlia Letizia. E proprio Letizia incontriamo in esclusiva per farci narrare di un padre con un grandissimo cuore biancoazzurro. Lei ora vive lontano da quella vita accanto ai nostri colori che caratterizzò l’esistenza del padre, ma il suo cuore è vivamente laziale, credente in quella squadra che segnò tutta la sua infanzia e adolescenza. Lavora con grosse soddisfazioni e grande professionalità nel ramo pubblicitario, le sue foto sono sempre un mix di allegria, freschezza e innovazione, e quasi non sembra che proprio lei sia la figlia di quel medico di cui ancora ne parlano quei campioni del ’74. La prima volta che l’ho contattata telefonicamente, la sua stessa allegria e la gioia di vivere mi sono apparse subito contagiose, come quel padre seppe trasmettergli.

Letizia, ci parli un po’ di questo grande uomo?

“Si era veramente un grande uomo e sopratutto un grande papà!”

Cosa ti raccontava tuo padre della Lazio ai suoi tempi?

“Ero ancora una ragazzina e spesso mi portava con lui agli allenamenti al “Maestrelli” e mi spiegava alcune tattiche del gioco, lui capiva tutto ma per me era complicato e ricordo che era più divertente sentire le sue grida e vedere le sue smorfie rivolte sopratutto a D’Amico e Chinaglia….!”

L’amava fortemente, quasi ossessivamente. Quale fu il suo unico rammarico?

“Di non essere arrivato in tempo per salvare il carissimo amico Tommaso. Loro erano più di due fratelli (la figlia Patrizia li prendeva in giro chiamandoli “i fidanzati”). Non si era mai rassegnato al pensiero che se la maledetta malattia si fosse presentata in qualche maniera riconoscibile, forse si sarebbe sicuramente risparmiato alla morte”.

Come prese lui e soprattutto te e tua madre, la sua malattia?

“Ma veramente mio padre continuava a ripetere a mia madre che i suoi colleghi si sbagliavano e che si erano messi in testa che lui avesse un tumore! “Quelli non capiscono un c…. adesso mi curo io perchè ho avuto un trauma e io so cosa fare”. Mia madre conosceva la verità ma lo ha assecondato e ha pensato che forse era meglio così e poi lui non si sarebbe mai lasciato convincere. Così a forza di novalgina e altri antidolorifici continuava a seguire la sua squadra. Usciva da casa così imbottito solo per andare a controllare i “suoi” ragazzi”.

Chi fu colui che gli fu più vicino quando la malattia stava degenerando?

“Principalmente mia madre. Ma il periodo più doloroso è stato quando sola a Ravenna lo ha seguito in tutta la vera sofferenza e io naturalmente ero a casa a Roma e lui non ha mai voluto che io lo vedessi in quel letto di sofferenza. Solo quando poi tornati a Roma e lui ricoverato in clinica sono iniziate le visite dei vari amici calciatori e mia madre ricorda in particolare Giordano che usciva dalla stanza, voluta da mio padre al quasi buio, sempre in lacrime. Ma tutti erano tristissimi e anche tanti giornalisti sportivi venivano a trovarlo erano tutti molto affezionati e veramente addolorati”.

Senti ancora qualcuno di quei ragazzi che tuo padre riteneva quasi figli?

“Ma nessuno in particolare io ero una ragazzina e mia madre in rare occasioni, tipo qualche ricorrenza, presentazioni di libri sulla squadra allora tutti si ricordano con tanto affetto. In particolare è sopratutto Wilson che è per mia madre un uomo sensibile e pieno di ricordi affettuosi, ma alla fine tutti sono rimasti uniti nei ricordi di quel periodo meraviglioso e speciale”.

Quale ricordo conservi ora di lui?

“Ma il ricordo è che la mia infanzia con mio padre è stata veramente felice. Con lui ridevo sempre e ogni occasione era sempre una gioia e un divertimento anche se la Lazio perdeva. Ma in quel periodo succedeva raramente!”

E per ultimo, la Letizia Ziaco di oggi, con questo cognome, cosa si aspetta da una vita futura?

“Ma che devo dire sono passati troppi anni e il mio futuro è già presente. Ho una figlia meravigliosa che ho convinto ad essere laziale (suo padre è juventino (sic)). Ora è dei nostri! Ma sopratutto per sua nonna Carla che le ha fatto il lavaggio quotidiano biancoazzurro….! Dimenticare col tempo Renato Ziaco? Impossibile! L’oblio non alberga di certo nel dna di qualsiasi laziale. Con la forza della storia e della tradizione, abbiamo sempre ricordato e difeso qualsiasi di queste persone, di coloro che hanno messo a disposizione la loro vita per sposare quella causa chiamata Lazio”.

Raffaele Galli (www.eaglesgallerylazio.it)

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ESCLUSIVA | Lucas Leiva: “Il derby di Roma è speciale, spero vinca la Lazio. Immobile? Difficile trovargli un vice”

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Il giorno tanto atteso è arrivato. Oggi è il giorno del Derby. Alle 18:00, nella 13° giornata di Serie A, si affronteranno Roma e Lazio. Una partita che non ha bisogno di presentazioni, che va oltre la classifica ed il percorso fin qui svolto. La redazione di LazioPress.it, in vista della stracittadina, ha intervistato, in esclusiva, l’ex centrocampista della Lazio Lucas Leiva. Queste le sue parole sul derby, sulla squadra di Sarri e su uno dei grandi assenti di quest’oggi: Ciro Immobile.

Sei rimasti nei cuori di tutti i tifosi della Lazio. Cosa ti manca di più della Capitale e della Lazio?

“Io e la mia famiglia abbiamo passato cinque anni fenomenale a Roma. Abbiamo lasciato tanti amici. Mi manca la città ed i miei compagni, però sono contento di esser tornato nella mia squadra del cuore”.

Hai visto una crescita della Lazio in questo avvio di stagione? A quale obiettivo possono ambire i biancocelesti?

“La Lazio è cambiata tanto, con tanti giocatori nuovi, quindi hanno bisogno di tempo. La Lazio è una società che aspetta, quindi devono anche adattarsi all’ambiente. Speriamo che possano fare bene in campionato”.

Quale è il derby che hai nel cuore?

“I derby che ho vinto rimangono sempre nel cuore. Il derby di Roma sicuramente è speciale e spero tanto che la Lazio vinca un’altra volta”.

Nel tuo ruolo, Sarri ha scelto Cataldi.

“Cataldi sta crescendo tanto e sono contento perché è un ragazzo d’oro che lavora tanto e vive per la Lazio. Sarri ha voluto cambiare tanti giocatori, non vedo nessun problema.

Penso che potevo aiutare tanto ancora, però come ho detto, tornare in Brasile per aiutare la mia squadra del cuore, è stata la scelta giusta”.

Si ferma Immobile e la Lazio fa fatica a vincere. È fondamentale avere un suo vice?

“Immobile è un giocatore importante per come gioca la Lazio. E’ normale che fanno fatica a vincere senza di lui. Trovare un vice non è facile, anche perché deve accettare la panchina e sappiamo che Immobile vuole giocare tutte le partite”.

 


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