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Alberto Bollini: “Lazio punta sui giovani. Reja? Sono orgoglioso di poter lavorare ancora con lui

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Il Mister Bollini è stato intervistato ai microfoni di Radiosei, parlando della sua esperienza a Lecce e ricordando i momenti vissuti a Roma alla guida della primavera con la quale ha vinto anche il titolo di campioni d’italia nel 2013. Ecco le sue parole:

Di certo Alberto Bollini ha lasciato il segno anche in una piazza ambiziosa ed esigente come quella Leccese. Oggi il futuro del tecnico di Poggio Rusco è ufficialmente lontano dal Salento, un nuovo tandem con Edy Reja all’Atalanta, dopo quello visto in biancoceleste, è lì che lo aspetta.

“Quando un allenatore del genere si affida a me per determinati compiti vuol dire che abbiamo instaurato un rapporto tecnico-umano di livello. Mister Reja è un fuoriclasse di umanità, sono orgoglioso di poter lavorare ancora con lui. Durante il mio percorso alla Lazio come coordinatore del settore giovanile lo sentivo spesso e mi ha sempre promesso che se avesse avuto una possibilità me l’avrebbe offerta. E ora mi ha reso felice e orgoglioso con questa nuova occasione. Darò il mio contributo”.

Parentesi Lecce

“Nell’ultimo giorno di mercato io avevo comunicato al presidente Lotito di questo contatto con il Lecce, avevo avuto in verità altre tre richieste precedentemente però il mio vincolo alla Lazio, il mio vincolo al percorso che ho fatto e al ruolo che avevo in quel momento di coordinatore mi ha sempre fatto declinare, però a Lecce era una richiesta troppo importante, avevo troppa voglia di tornare ad allenare, la mia vita è sempre stata il campo e quindi in quella giornata lì, abbastanza frenetica insieme al presidente son riuscito a decidere per fare questa scelta in un posto dove si vive tanto di calcio dove c’è una passionalità molto alta, dove ho trovato ottima professionalità nella gente che lavora nel Lecce calcio e anche una grande disponibilità dei calciatori e questo ha fatto si che l’esperienza mia sia stata molto positiva perchè su 15 partite se ne son vinte 10 e il problema è che è una piazza delusa da un fresco passato e dal calcioscommesse quindi non riescono a viversi quelle singole vittorie perchè appunto c’è questa delusione che non li fa star bene, io auguro al Lecce migliori fortune perchè è una piazza di calcio dove c’è bellissima gente e soprattutto merita tanto con la società che tanto ha dato al calcio e tanto ha dato ai tifosi salentini e non solo e per me è stata un’ esperienza molto dura, molto forte, molto formativa e che avrei anche potuto continuare, non solo perchè avevo un altro anno di contratto ma perchè c’è un ottimo rapporto con la famiglia Tesoro che ha deciso a metà giugno di lasciare e questo è stato anche un motivo che mi ha fatto propendere per l’Atalanta”.

Il tuo fiore all’occhiello Mister, oltre a quello che stai facendo in questo momento è sicuramente il percorso portato avanti nel settore giovanile della Lazio. Tanti sono i giocatori che sono passati attraverso e tue mani negli allenamenti, ne possiamo ricordare qualcuno, da Onazi a Keita allo stesso anche Pollace, Cataldi… ti senti orgoglioso di aver regalato al campionato di Serie A oltre che alla Lazio degli elementi molto importanti?

“Mi sento molto orgoglioso perchè non è retorica la mia quando si dice che un allenatore partecipi in maniera attiva al percorso di crescita di un ragazzo sotto l’aspetto sportivo e mi riferisco a tecnica tattica, ma anche quello della formazione della personalità del carattere e dell’educazione e questi sono concetti che io ho battuto molto quando sono rientrato alla Lazio del 2010 e Onazi e Keita non sono andati in serie A sono perchè li ha allenati Bollini, sarebbe utopia, ma insieme allo staff, le persone che hanno partecipato con me a creare la mentalità. Quella fa la differenza per poter far sviluppare le abilità di un giocatore e soprattutto di un giovane calciatore. Aggiungo un concetto molto importante del settore giovanile che viene trascurato, nella mia gestione io ho lavorato molto con lo staff anche nella partecipazione al gruppo, al senso della maglia e ai ragazzi che provenivano dall’estero in una sorta di accoglienza umana e professionale. Quelli sono dettagli che ti portano a rendere al meglio nell’abilità sportiva. Noi con Keita abbiam fatto un lavorone perchè non era tesserato e per un anno e mezzo si è potuto solo allenare senza partecipare alle gare agonistiche e questo non è semplice per un giovane di 16/17 anni”.

Keita è arrivato in serie A come un turbo, poi ad un certo punto si è un po’ perso e quest’anno non è stata una stagione esaltante per lui e si dice che può addirittura essere messo sul mercato. Che sta succedendo a Keita?

“Mah niente di strano pe run ragazzo che ha 20 anni, hai usato la parola turbo, bisogna fare attenzione quando un ragazzo ha un’esplosione così veloce, ma ce l’ha avuta anche perchè in quel momento la competitività non era altissima. Un anno fa a Gennaio quando subentrai insieme al Mister Reja il quadro attaccanti era piuttosto ridotto per infortuni e per vicissitudini e la sua imprevedibilità, il suo non sentire lo stress ma solo avere la spavalderia esaltava le sue doti tecniche, ma quando a Keita veniva richiesto qualcosa in più, come è giusto che sia e quando la competizione alza moltissimo il livello non dobbiam dimenticarci che Keita si sudava le maglie con Djordjevic, Klose, Candreva quindi non parliamo di un ragazzo che gioca con i proprio coetanei ma con dei fuoriclasse, quindi bisogana essere cauti quando un ragazzo rallenta un processo di continuità. Ci son dei motivi normali legati anche all’esperienza”.

Si è sentita qualche critica su Pioli, come se non avesse capito il giocatore, ti senti di dare un consiglio su Keita?

“Io penso che Pioli abbia avuto tanti meriti e uno di questi è stata la gestione, legata anche al rendimento all’atteggiameto del campo al tipo di prestazione che hai all’allenamento, devi giocartela e questi sono i dati che anch’io utilizzo nelle mie caratteristiche valutative. Non credo di dover criticare nè Keita nè le scelte che sono state fatte nei suoi riguardi, dico che è un ’95 che ha avuto uno spazio importante e che è un giocatore che può dare e che può crescere ancora molto, ma come bisogna essere cauti nel giudizio anche lui deve essere bravo a lavorare quotidianamente e a superare quelle difficoltà quando giochi meno”.

Cataldi quanto è diventato bravo Mister?

“Tantissimo, Cataldi ha avuto uno scatto di personalità importante, intravedevo in lui delle capacità al di fuori della media, ma non sono spiccatamente tecniche, ma proprio quelle di una crescita caratteriale e lo si vedeva soprattutto nella parte finale del 2013 quando siamo arrivati a vincere lo scudetto, era un leader agonistico, lui aveva bisogno solo di modulare quella che era la sua esuberanza, la sua frenesia che era ultrapositiva ma che andava regolata e certo ha avuto una velocità di modulazione incredibile perchè è riuscito a ritagliarsi uno spazio in una squadra di campioni, è riuscito ad essere protagonista in Under21 e quando mi chiame e ci confrontiamo è sempre un motivo, non solo di ricordo, ma di un presente sportivo che abbiam condiviso”.

Tatticamente come ce lo inquadri?

“Col mio modulo giocava da interno, ma è un gicatore che ha talmente tanta tecnica e visione di gioco che può fare ogni tipo di ruolo. In prima scelta lo vedrei bene da intermedio, i calciatori moderni quando hanno personalità e abilità possono giocare su tutti i moduli”.

Poco dopo il giudizio di Bollini si sposta su altri talenti, tra cui Oikonomidis, Tounkara e Guerrieri

“Quando ho visto la prima volta Oikonomidis dissi a Tare di tenerlo d’ occhio, aveva solo bisogno di consacrarsi. E’ facile parlare di ragazzi che sono andati in Nazionale, lui ha raggiunto quella maggiore australiana. Reputo che questi ragazzi ci arrivino anche grazie al contributo di vecchi compagni di squadre che negli anni precedenti li hanno fatti integrare al meglio nell’ambito Primavera. Tounkara non deve aver fretta, anche coi giudizi. Bisogna continuare a puntare sul dialogo, sulla disciplina e lavoro quotidiano. Chi lo gestisce deve avere pazienza. Per quanto riguarda Guerrieri, credo abbia un ruolo particolare, ovvero quello del terzo portiere. Bisogna fare delle scelte degnate. Capire se fare il terzo ti può far crescere vista l’opportunità di allenarsi con Berisha e Marchetti. Oppure fare un’ esperienza con qualche altra squadra in prestito, per queste cose bisogna leggere il momento del ragazzo, non solo tecnico ma anche caratteriale. Capire qual è l’ambiente giusto che possa credere in loro, così che questi ragazzi possano proseguire il percorso di crescita. Al terzo anno di Primavera un calciatore deve giocare, questa è la mia opinione”.

Per chiudere un giudizio sull’ attuale momento biancoceleste

“Quando arrivi a un preliminare di Champions, vuol dire che hai fatto una stagione importante. La Lazio se lo è meritato sul campo e al di là degli acquisti la rosa è competitiva. Giocare più manifestazione diventa più complicato, la mia esperienza me lo ha fatto capire. Bisogna continuare su questa strada, la Lazio sono convinto farà ancora bene. Sono legato ai tifosi e alla dirigenza, ho dato tanto e ho ricevuto altrettanto”.

 


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SERIE B | Chievo Verona Women-Lazio Women: la designazione arbitrale

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La 10ª giornata di Serie B Chievo Verona WomenLazio Women, in programma domenica 4 dicembre 2022 alle ore 14:30 allo Stadio Olivieri di Verona, sarà diretta dal signor Matteo Santinelli della sezione di Bergamo, coadiuvato dagli assistenti Lorenzo Riganò e Usman Ghani Arshad.

Come riportato dal sito dell’AIA 


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