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ESCLUSIVA – UFFICIALE, Lorenzo Silvagni: ”Alla Lupa per giocare. In Primavera eravamo una famiglia. Su Cataldi…”

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Una vita a testa alta. E a bocca chiusa. Tanti i trofei vinti con l’aquila sul petto, ancor di più i momenti condivisi con gli amici di sempre. Emozioni uniche, indescrivibili. Lorenzo Silvagni lo sa bene, benissimo. Lazio, Lazio e soltanto Lazio. Tante le battaglie vissute da ex capitano della Primavera. Ma alla fine il rinnovo di contratto non è arrivato. Pazienza, si ricomincia. ”Non mollare mai…” La storia ce lo insegna, ormai da sempre. Nuova avventura all’orizzonte, oggi Silvagni ricomincia dalla Lupa Roma in Lega Pro: ‘‘Il mio obiettivo è giocare il più possibile – racconta Lorenzo in esclusiva per LazioPress.it – è la mia prima esperienza in un campionato superiore a quello della primavera. Il presidente Cerrai mi ha cercato tanto, sono entrato in una squadra molto forte. Voglio giocare tanto, spero sempre. La Lazio? Hanno deciso loro di mandarmi via, però appena ho saputo la notizia che il mio contratto non sarebbe stato rinnovato mi sono mosso immediatamente per cercare un’altra squadra. Ho pensato a me stesso, il mio obiettivo era andare a farmi le ossa da un’altra parte.”

E poi? Poi la Primavera, i tanti trofei vinti con la fascia di capitano al braccio. Il rapporto coi sui fratelli biancocelesti, amici ancor prima che semplici compagni di squadra:”E’ stato il vero segreto dei nostri successi, sin dal primo anno di primavera in cui abbiamo vinto lo Scudetto eravamo una famiglia. Mi trovavo benissimo anche con ragazzi più grandi di me, erano come fratelli maggiori. Cercavo di prendere spunto da loro e dalle giocate che facevano. Poi lavoravamo duro durante gli allenamenti, non mollavamo mai, soprattutto nelle fasi cruciali del campionato. Alla fine bisogna sempre impegnarsi, anche se si scherza o si ride. Il primo obiettivo è sempre quello di far bene durante le partite, penso che il segreto sia stato questo. Sia Bollini che Inzaghi ci hanno sempre stimolato nel lavoro. Una curiosità che faccia capire a chi legge il significato della nostra amicizia? Il primo anno di primavera eravamo in ritiro per le Final Eight – continua Lorenzo – prima della semifinale siamo rimasti in camera fino alle 3 di notte perché non riuscivamo a dormire. Eravamo 15-16 ragazzi in camera, giocavamo ad un gioco divertente: tutti dicono un calciatore con la lettera A, il primo che sbaglia esce e si ricomincia sempre da capo (ride ndr). Eravamo io Cataldi, Pollace, Lombardi, Filippini, praticamente tutti. Il momento più bello? Alzare la Supercoppa a Verona, l’anno precedente avevamo perso in casa contro la Juve. Poi il gol in semifinale di Coppa Italia quest’anno.

Continua Lorenzo, tra curiosità e ricordi: ”Il compagno che mi porterò dentro per sempre? Non ce n’è uno in particolare, sono tutti grandi amici. Sia quelli più grandi, da cui ho imparato molto, che quelli più piccoli, a cui ho cercato di insegnare qualcosa. Tra loro dico Rossi, Germoni e Manoni. Non pensavo che mi sarei legato a loro in questo modo. Il compagno più forte? Sicuramente Cataldi, fortissimo già dal primo anno di primavera. Gli dico de segnà al derby il prima possibile (ride ndr). Non si è mai montato la testa, ha sempre avuto accanto persone che gli facevano capire che quell’atteggiamento non andava fatto. E’ sempre stato umile, lavorando a testa bassa. Se è arrivato fin lì lo ha fatto grazie al suo carattere e alla sua personalità, è un ragazzo splendido sia dal punto di vista umano che calcistico. Simone Inzaghi? E’ stato molto importante – dice Lorenzo – mi alleava fin dagli Allievi Regionali. Mi ha cambiato di ruolo: prima giocavo centrale difensivo, lui mi ha spostato mezz’ala e ho allargato la mia visione di gioco. Penso di essere migliorato. Lui è un allenatore carismatico, ti carica molto. Ho acquisito una personalità che prima non avevo. Mi ha fatto crescere molto, anche mettendomi in panchina in alcune scelte tattiche. Mi auguro per lui che arrivi ad alti livelli. Se spero di tornare alla Lazio? Il calcio è strano, mi farebbe assolutamente piacere. La Lazio fa parte della mia vita, ho giocato con quella maglia per 12 anni. I tifosi mi stimavano, tornare a giocare all’Olimpico sarebbe un sogno.”

 


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ESCLUSIVA | Lucas Leiva: “Il derby di Roma è speciale, spero vinca la Lazio. Immobile? Difficile trovargli un vice”

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Il giorno tanto atteso è arrivato. Oggi è il giorno del Derby. Alle 18:00, nella 13° giornata di Serie A, si affronteranno Roma e Lazio. Una partita che non ha bisogno di presentazioni, che va oltre la classifica ed il percorso fin qui svolto. La redazione di LazioPress.it, in vista della stracittadina, ha intervistato, in esclusiva, l’ex centrocampista della Lazio Lucas Leiva. Queste le sue parole sul derby, sulla squadra di Sarri e su uno dei grandi assenti di quest’oggi: Ciro Immobile.

Sei rimasti nei cuori di tutti i tifosi della Lazio. Cosa ti manca di più della Capitale e della Lazio?

“Io e la mia famiglia abbiamo passato cinque anni fenomenale a Roma. Abbiamo lasciato tanti amici. Mi manca la città ed i miei compagni, però sono contento di esser tornato nella mia squadra del cuore”.

Hai visto una crescita della Lazio in questo avvio di stagione? A quale obiettivo possono ambire i biancocelesti?

“La Lazio è cambiata tanto, con tanti giocatori nuovi, quindi hanno bisogno di tempo. La Lazio è una società che aspetta, quindi devono anche adattarsi all’ambiente. Speriamo che possano fare bene in campionato”.

Quale è il derby che hai nel cuore?

“I derby che ho vinto rimangono sempre nel cuore. Il derby di Roma sicuramente è speciale e spero tanto che la Lazio vinca un’altra volta”.

Nel tuo ruolo, Sarri ha scelto Cataldi.

“Cataldi sta crescendo tanto e sono contento perché è un ragazzo d’oro che lavora tanto e vive per la Lazio. Sarri ha voluto cambiare tanti giocatori, non vedo nessun problema.

Penso che potevo aiutare tanto ancora, però come ho detto, tornare in Brasile per aiutare la mia squadra del cuore, è stata la scelta giusta”.

Si ferma Immobile e la Lazio fa fatica a vincere. È fondamentale avere un suo vice?

“Immobile è un giocatore importante per come gioca la Lazio. E’ normale che fanno fatica a vincere senza di lui. Trovare un vice non è facile, anche perché deve accettare la panchina e sappiamo che Immobile vuole giocare tutte le partite”.

 


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