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PRIMAVERA – Diritti tv a Sportitalia per il triennio 2015-2018

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Sportitalia ha acquisito per il triennio 2015-2018 i diritti del Campionato Primavera Tim. L’emittente, posizionata al canale 60 del digitale terrestre e 225 di Sky, è visibile in chiaro dal 2004. Oltre al campionato, Sportitalia trasmetterà anche la Supercoppa italiana, le finali di Coppa Italia e le final eight scudetto. Sportitalia si è aggiudicata i diritti, attraverso il bando della Lega Calcio, che prevedeva la chiusura dei termini lo scorso 25 agosto. Le buste sono state aperte solo nella giornata di oggi. La prima partita in programma sarà Milan-Udinese, sabato 12 settembre alle ore 13.00. Lo slot sarà sempre il sabato alle 13.00 per evitare sovrapposizioni con Serie A e serie B. Telecronaca affidata a Matteo Gandini, voce tecnica Pasquale Padalino, allenatore ed ex difensore storico della Fiorentina, da bordo campo Marco Russo. Sportitalia riserverà anche uno studio pre-gara che partirà alle 12.30 e un post partita con interviste dai campi. Inoltre tutti i giorni ci sarà una fascia quotidiana dedicata al Campionato primavera Tim. Soddisfatto dell’acquisizione il Direttore di rete, Michele Criscitiello: “Avevamo un obiettivo e l’abbiamo raggiunto – esordisce Criscitiello- Non eravamo interessati ad acquistare diritti internazionali perché ci chiamiamo Sportitalia. Il campionato belga, altra nostra esclusiva, è un’eccezione mirata ad accontentare i tanti addetti ai lavori che ci seguono costantemente per pescare i giovani di talento che giocano in Belgio. Volevamo fortemente la Primavera Tim perché siamo una televisione fatta da giovani e rivolta ai giovani. Si può lavorare perché i diritti valgono per il prossimo triennio e costruiremo un progetto attorno al campionato Primavera e non ci limiteremo alla trasmissione dei 90 minuti. Abbiamo scelto il sabato alle 13 con secondo passaggio al termine delle partite di serie B ed è nostra volontà trasmettere presto anche la seconda partita la domenica mattina. Ringrazio la Lega Calcio e Infront per averci ascoltato e per aver capito che questo campionato ha bisogno di massima visibilità e di un’emittente che seguirà i nostri giovani 7 giorni su 7. Insieme alle istituzioni faremo bene e vogliamo collaborare in toto con le società. Il massimo sarebbe, in un futuro prossimo, far giocare i ragazzi sui campi dei grandi. Un passo alla volta- conclude Criscitiello- e raggiungeremo grandi traguardi per un obiettivo comune”.

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Il Messaggero | Sarri, la Lazio non cambia mai

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L’eterno ritorno dell’identico, un sali e scendi continuo, dentro e fuori dal campo. Non cambia mai, la Lazio, né l’ambiente intorno. E si finisce sempre a predicare equilibrio su un dondolo. Dal premio oscar col Milan al film horror. Forse al prossimo show torneranno tutti sul carro di Maurizio, ma intanto Sarri torna sotto processo, anche se la Lazio ha sette punti in più dell’anno scorso ed è comunque quarta a un punto dalla Roma al terzo posto, tutt’altro che scontato (per rosa e fatturato), in attesa dello scontro diretto con l’Atalanta di sabato. Sarà un bivio. Ma dopo l’ennesimo pareggio a Verona e il calo vistoso delle ultime sette gare (9 punti, 9 gol subiti e appena 11 fatti), meritano comunque un’analisi lucida e approfondita le accuse mosse al tecnico. Partiamo dai soli due cambi sfruttati al Bentegodi, ovvero Vecino e Felipe Anderson: «Non volevo andare oltre perché la squadra nel finale era cresciuta molto». Quella voglia nel recupero di trovare il successo spinge ancora Sarri a fare i complimenti allo spogliatoio, persino il giorno dopo a Formello. Ma è solo un modo per tenere unito questo gruppo perché adesso tornano pure i mugugni interni, soprattutto di chi gioca meno: per esempio, soprattutto Lazzari è arrabbiato, come lo sono i tifosi per il suo mancato ingresso, dimenticando forse la sua prestazione opaca a Torino. È un dato di fatto però che Sarri si affida sempre allo stesso zoccolo duro, ha impiegato 21 giocatori quest’anno, 5 dei quali con un minutaggio ristretto (Maximiano, Radu, Marcos Antonio, Cancellieri e Romero): nessuna big in Serie A ne ha invece utilizzati meno, nei primi 5 campionati Europei solo Guardiola ha lo stesso metodo. Ma dalla panchina biancoceleste chi dovrebbe dare il cambio di passo? La società non ha preso un attaccante – neanche Bonazzoli – a gennaio per non «turbare l’equilibrio». Questa Lazio sa stravincere, ma mai vincere giocando sporco, specie con un Immobile così sotto tono. Solo il vero Ciro può trasformare in oro ogni chance in quei maledetti match che si mettono di traverso e non sta più succedendo. Felipe e Zaccagni sono spremuti, ora lo pagano e non sono nati cecchini di ruolo. Non a caso, nel 2023 la Lazio non conclude più, ha una media di tre tiri a gara (grazie ai 6 in Coppa col Bologna) nello specchio.

DIFETTO SENZA RIMEDIO – Vanno rivisti gli schemi da calcio piazzato e gli angoli di Luis Alberto. Sul patibolo torna però sempre l’integralismo di Sarri ovvero quell’incapacità di cambiare in corsa il 4-3-3 con un altro modulo. Anche questo un vecchio ritornello, che oltretutto si scontra con le caratteristiche dell’organico, in cui Sarri avrebbe voluto molta più corsa e strappi a centrocampo. Il problema piuttosto rimane un antico difetto nel cervello, i blackout che si verificano da un decennio e stavolta valgono il sesto gol incassato nel primo quarto d’ora del secondo tempo, i 17 punti persi da una situazione di vantaggio, 9 solo nel nuovo anno. La difesa a zona (vedi l’errore di Casale) va in tilt se tutti non sono concentrati al massimo. Forse l’unica vera colpa che si può imputare a Maurizio è di non essere riuscito neanche lui a trovare un rimedio. I tifosi lo perdonavano a Inzaghi, non a un allenatore con 4 milioni d’ingaggio, ovvero il top mai pagato da Lotito. Persino il patron adesso gli rimprovera questo e di aver messo insieme 18 punti in nove gare contro le big e appena 21 in dodici contro le squadre della seconda parte della classifica in basso. Le motivazioni e il carattere rimangono sempre il neo di una Lazio già fuori dall’Europa League e dalla Coppa Italia, ma ancora in corsa per la Conference e la conquista della Champions. Forse senza la Juve e con un Milan sul precipizio, non serve più un “miracolo”, ma il cammino rimane tortuoso. Il gap in panchina non è stato colmato nonostante i tanti milioni spesi in estate, un boomerang per il tecnico. Guai però a far diventare Sarri il “capro espiatorio”, a pressarlo sul futuro con un rinnovo triennale di Tare già in bozza nei meandri di Formello. È stato avviato un progetto di cambiamento, ci sono sempre incidenti di percorso, ma è folle interromperlo e tornare al passato. Altrimenti non si farà davvero mai il salto in alto. Il Messaggero/Alberto Abbate

 


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