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Pioli: “E’ stata una brutta sconfitta, mercoledì dobbiamo riscattarci”

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Lazio, che serata da horror! Il pokerissimo di stasera al San Paolo contro il Napoli è una brutta mazzata per i biancocelesti. Una prestazione da dimenticare, troppo fragili in difesa e nulli in attacco. Ecco l’analisi di mister Pioli a fine partita ai microfoni di Mediaset Premium:

“Non è sufficiente cancellare questa serata, il Napoli ha giocato con un ritmo superiore. Non siamo quelli visti in campo stasera, anche se siamo mancati in troppe cose. È giusto analizzare e ripartire velocemente, si gioca mercoledì e dobbiamo riscattarci. È una brutta sconfitta. Abbiamo pagato la trasferta di Europa League, siamo stati poco compatti. Ci siamo allungati, sbagliando sempre i tempi di uscita. Anche il Napoli ha giocato giovedì, domani esamineremo la gara con la squadra. Non sono queste le prestazioni da offrire”.

Sulle assenze: “Queste assenze sono certamente un problema, ma giovedì abbiamo fatto bene. Il Napoli ha tanta qualità, oggi non abbiamo espresso una prestazione secondo le nostre caratteristiche”.

Sulla sconfitta nei preliminari, se può aver inciso in questo avvio di stagione:“Quello può essere un contraccolpo immediato, adesso dobbiamo andare avanti. Abbiamo fatto bene nelle ultime due gare, stasera abbiamo fatto un passo indietro troppo grande. Dobbiamo guardarci negli occhi perché c’è bisogno di mettere in campo prestazioni diverse”.

Continua Pioli in conferenza stampa:

Dopo Verona un’altra sconfitta pesante:

“Non siamo stati all’altezza, abbiamo commesso troppi errori. Non abbiamo ancora lo spirito per giocare queste partite.Venivamo da due buone prestazioni, abbiamo interpretato male la gara. Non siamo stati squadra, abbiamo sempre sofferto”.

Sulla formazione:

“No, sapevo che il Napoli poteva giocare in questa maniera. Dopo la partita col Dnipro c’erano molti giocatori stanchi, ho cambiato per avere più intensità ma non è stato sufficiente. Il Napoli è stato più compatto e noi gli abbiamo concesso troppi spazi”.

Sulla possibilità di andare in ritiro:

“Da stasera andremo in ritiro, dobbiamo guardarci negli occhi, non siamo soddisfatti delle nostre prestazioni. Dobbiamo chiederchi perché non riusciamo a essere costanti. Le assenze le conoscete, ma la squadra è comepetivia. Mi aspetto altre prestazioni. Oggi la squadra ha corso male, si è impegnate ma ha corso male. A noi è succeso poche volte, abbiamo sbagliato tante uscite difensive. La cosa importante è dimostrare che siamo una squadra diversa. Noi possiamo e vogliamo fare qualcosa di più, vogliamo essere ambiziosi, vogliamo torglierci delle sodddisfazioni. In casa abbiamo sempre vinto, in trasferta fatichiamo. Non serviranno tante parole, continuo a credere in questo gruppo che è responsabile e composto da professionisti. Sapremo reagire. Non possiamo mettere in campo prestazioni del genere”.

Sull’Europa League:

“Noi ci siamo attrezzati per l’impegno del giovedì, l’Europa League non è un alibi. Ci siamo e ci vogliamo stare. Stasera non siamo stati squadra, nei primi minuti l’approccio è stato giusto, abbiamo avuto una palla gol ma poi ci siamo persi. Sappiamo i concetti di gioco, ripartiamo velocemente. Il Napoli è molto forte, ha una qualità offensiva tra le migliori, quest’anno ha le possibilità per ripetersi”.

Su Mauri e Matri:

“La condizione dei giocatori è cresciuta, Mauri ha fatto bene contro l’Udinese. Matri deve trovare la migliore condizione giocando, ho fatto le migliori scelte possibili. Poi se la prestazione è questa è chiaro che le scelte non sono state azzeccate. Se pensiamo solo alla partita di oggi emergono tanti problemi, tattici e fisici. Credo che noi non siamo questi, dobbiamo reagire, abbiamo altri valori. Dobbiamo giocare il calcio che sappiamo, quando aspettiamo e non verticalizziamo andiamo in difficoltà. Oggi siamo tornati indietri al post Chievo, lì poteva esserci il contraccolpo dovuto alla sconfitta nel preliminare. Adesso no, la prestazione di questa sera non ci doveva essere. Conoscevamo l’avversario, sapevamo come affrontarlo”. 

Ancora il tecnico biancoceleste ai microfoni di Lazio Style Channel:

Stasera è successo che non siamo stati in partita. Abbiamo avuto subito l’occasione iniziale. Poi basta. Abbiamo giocato con poca lucidità, sbagliando i tempi di uscita, ci siamo allungati. La prestazione è assolutamente insufficiente. Vorrei ripartire a lavorare, giocare subito la prossima partita, è chiaro che dobbiamo dare altre prestazioni in campo. Purtroppo i risultati e le prestazioni ci dicono altro, sapevamo che il Napoli sarebbe partito forte, ma non siamo usciti. Siamo stati poco squadra, è inevitabile che bisognerà reagire. Ora dobbiamo dimostrare di essere dei professionisti, degli uomini. Non credo che basti una partita per riscattare il nostro momento, cominciano ad essere un po’ troppe le occasioni dove non stiamo dimostrando. Bisognerà tornare ad essere molto maturi e forti nel voler cambiare questo momento che è diventato un momento assolutamente delicato”. 


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La Repubblica | Lazio, il rinforzo in extremis: Pellegrini va da Sarri

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Dopo Romagnoli, arriva un altro difensore-tifoso per la Lazio. Stavolta sulla fascia sinistra. Il mancino Luca Pellegrini, almeno per i prossimi sei mesi, completa la batteria dei terzini a disposizione di Sarri. Si vedrà in estate se esercitare o no il diritto di riscatto fissato con la Juventus a ben 15 milioni. Il ragazzo, classe ‘99, è già sbarcato ieri sera a Fiumicino, accolto e festeggiato da un gruppo di tifosi. Fremeva per tornare nella Capitale, dove il suo percorso da professionista era cominciato sull’altra sponda del Tevere nel 2018. Stavolta però indosserà i colori della sua squadra del cuore. E sulla questione dell’autenticità della fede calcistica, per la quale sul web si è aperto il dibattito tra tifosi, c’è la parola del padre a fare da garanzia. Ha dato i primi calci con il Tor Tre Teste, Pellegrini, poi è cresciuto nel vivaio della Roma. Ma l’animo laziale, seppur celato, è rimasto immutato.

Incredibile in questo senso la somiglianza del suo percorso proprio con quello di Alessio Romagnoli. Da un possibile inizio nelle giovanili biancocelesti, poi invece sfumato, agli esordi in giallorosso. Un addio a Trigoria senza troppi rimpianti e alla fine, dopo varie altre maglie indossate, i fili del destino che si intrecciano, cucendo per entrambi un’aquila sul petto. Pellegrini è il quarto ex romanista che approda a Formello negli ultimi due anni, dopo Pedro, lo stesso Romagnoli e Cancellieri. È ormai conclamato quindi che il cambio di casacca, diretto, come nel caso del fuoriclasse spagnolo, o dopo vari passaggi, sia un tabù sfatato nell’ambiente capitolino, visto anche il precedente di Kolarov a parti invertite. Come i suoi predecessori, peraltro, anche Pellegrini può dirsi deluso dall’epilogo della sua storia in giallorosso. Quando era al Cagliari raccontò come nacque la decisione di andare alla Roma: «Feci il provino con loro, poi mi contattò la Lazio. Sembrava potesse nascere qualcosa ma, al momento di concludere, posticiparono l’incontro. In quei giorni di attesa mi richiamò la Roma e così ho firmato». Questa volta invece Luca ha aspettato fino all’ultimo. Il progetto tecnico di Sarri, con cui ha anche parlato al telefono in questi giorni, lo entusiasma. Per agevolare l’operazione, alla fine svincolata dall’addio di Fares, ha addirittura accettato di dimezzarsi l’ingaggio fino a giugno. La Juventus parteciperà al pagamento di parte dello stipendio e così la Lazio ha potuto far rientrare l’operazione nei parametri dell’indice di liquidità. Per piazzare l’esterno franco-algerino in Turchia, dove lo vuole l’Antalyaspor, ci sarà tempo fino all’8 febbraio. Era troppo urgente invece per il tecnico avere a disposizione un terzino di piede mancino, per ampliare le rotazioni in vista dei tanti impegni ravvicinati nei prossimi mesi. Dal canto suo Pellegrini voleva a tutti i costi andar via da Francoforte, dove l’avventura non è andata come sperava. Ha quasi 24 anni, Luca, e ha bisogno di trovare continuità in campo per far valere le sue qualità, mostrate solo a sprazzi finora.

Nelle ultime ore di mercato si è consumata anche un’altra storia che sembra chiudere un cerchio del destino. Zarate, ricordato ancora con affetto dai laziali, è approdato al Cosenza, in Serie B. A 35 anni l’argentino torna nella terra d’origine della sua famiglia. La Repubblica

 


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