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FOCUS – Cataldi e Viviani: presente e futuro dei loro club e della Nazionale

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“Perchè non lo fa giocare! E’ bravo e anche italiano…”. Già… E’ il quesito che in Italia ci si pone oramai da anni, il perchè di questa sorta di paura nel lanciare i giovani italiani, nel credere in loro a prescindere dall’età. Se un calciatore è bravo è bravo, non conta l’età ma solo quello che sa fare in campo. Dovrebbe essere questa la mentalità degli allenatori ma spesso i tecnici puntano di più sull’esperienza e cosa più grave sui giovani che provengono dall’estero. Spesso si investono molti soldi su calciatori non italiani, magari per il nome più esotico, o per dei vantaggi economici, invece di puntare su un giovane italiano con le stesse qualità. Negli ultimi anni i club italiani, anche guardando gli esempi vincenti dall’estero, dove non si ha paura nel lanciare diciottenni in prima squadra, stanno cambiando prospettiva. Si vedono più giocatori italiani nelle squadre, anche se il processo è ancora molto lungo. Ci sono due esempi nella Serie A, che mostrano come l’età e l’esperienza non contano, quando si ha la testa e le qualità tecniche. Parliamo di Danilo Cataldi e Federico Viviani, rispettivamente classe 94′ e 92′. Cresciuti nei settori giovanili di Lazio e Roma, ora i due ragazzi romani sono titolari nelle loro squadre: Lazio e Verona, oltre ad essere dei punti fermi della Nazionale Under 21 di mister Di Biagio e già nei radar di Conte per la Nazionale maggiore.

Danilo dopo l’esperienza a Crotone è tornato nella capitale, dove già l’anno scorso ha avuto ha avuto molte chance di poter giocare, conquistandosi la fiducia di Pioli, mentre Federico ha dovuto girare di più per i club di Serie B, tra Padova, Pescara e Latina con un processo di maturazione più lungo rispetto al biancoceleste, dopo l’esordio in Serie A con la Roma grazie a Luis Enrique. Cataldi è la classica mezzala bravo in entrambe le fasi ma con Pioli ha imparato a giocare anche davanti la difesa, in un centrocampo a 3 o anche a 2. In queste prime partite, complice l’assenza di Biglia, sta prendendo in tutto e per tutto le veci dell’argentino, alternandosi alla regia con Parolo. Finora su 5 partite di campionato 3 le ha cominciate dall’inizio, fornendo buone prestazioni. Viviani invece è il regista assoluto del Verona di Mandorlini. E’ stato l’acquisto più oneroso del mercato dei gialloblu e le pressioni sono alte. La sua più grande qualità sono i calci piazzati ma più in generale l’abilità del tiro in porta: 11 gol nel Latina in un anno e mezzo per un regista sono un ottimo bottino, con la maggior parte su calcio di punizione. Le sue qualità in questo fondamentale sono l’arma in più del Verona di Mandorlini in queste prime gare: infatti 2 dei 4 gol messi a segno finora dagli scaligeri, sono frutto dei calci piazzati di Viviani. Domani in Hellas Verona-Lazio i due ragazzi made in Italy si affronteranno, entrambi titolari nelle proprie squadre. Il futuro è dalla loro parte, per due giovani italiani con tutte le qualità per poter esplodere.

 


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TMW | Lazio, Luis Alberto è il vero regista. Dopo il derby, la ‘vendetta’. E nel futuro…

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Le azioni passano tutte dai suoi piedi. Palla al dieci, grazie. Luis Alberto è diventato il vero regista della Lazio di Sarri, che dal rientro dopo il Mondiale non è più riuscito a farne a meno. Assente solo a Lecce, alla prima del 2023, per un infortunio al ginocchio, poi in campionato non ha saltato una partita. Da riserva di lusso a insostituibile. La sua crescita l’abbiamo raccontata già, ma ciò che stupisce – ed è apparso emblematico nel derby – è come abbia cambiato stile di gioco in fase di possesso. Più di Cataldi, è lui che inizia l’azione e dà i tempi di gioco. Contro la Roma, in dieci per l’espulsione di Ibanez e schiacciata per un’ora nella propria area, Luis Alberto gestiva il possesso, decidendo quando accelerare e tentando, in un paio di occasioni, di calciare da fuori. Geniale in campo e sorprendente fuori. Nessuno infatti, una volta davanti le telecamere, si aspettava che Luis Alberto rispondesse alle provocazioni della vigilia. Invece ha scartato anche la diplomazia: “Quando parli tanto prima e poi perdi, devi stare zitto. Hanno provocato come sempre”. Cosa succederà in futuro? Ha un contratto fino al 2025 e Sarri, in questa versione, non vuole privarsene. Ma la sua volontà di tornare in Spagna è nota, non l’ha mai nascosta: se chiamerà il Siviglia – o qualche altro club a lui congeniale – magari deciderà di rientrare a casa, altrimenti rimarrà a Formello. TuttoMercatoWeb/Riccardo Caponetti

 


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