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Repubblica.it | I fondi neri del calcio nell’inchiesta Infront: “Profitti indebiti”. Lotito nelle carte

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“False comunicazioni agli organi di vigilanza (la Covisoc, ndr)”. Oltre alla “turbativa d’asta” per l’assegnazione dei diritti televisivi della Serie A del prossimo triennio. Ma, dopo le contestazioni formali della procura di Milano, nel calderone dell’inchiesta che coinvolge già tre presidenti di A e B (Preziosi, Lotito e Paparesta), e i vertici di Infront, aleggia anche il sospetto più pesante: la creazione di fondi neri.

E’ l’ipotesi agli atti dell’inchiesta milanese, che tenta di risalire a un fiume di denaro che dai bilanci malandati del calcio verrebbe dirottato, dalla società Infront Italia, advisor della Lega calcio, verso altri, meno chiari, lidi.

“Indebiti profitti”
La guardia di finanza, nei due rapporti che hanno dato il via a questa inchiesta – e che Repubblica è in grado qui di riassumere – , dopo aver descritto il giro vorticoso di questi soldi parla senza mezzi termini di “indebiti profitti”, lasciando agli sviluppi dell’inchiesta il compito di capire chi, da ultimo, tragga il vantaggio. Tutto come ormai era chiaro, ruota intorno alla fiduciaria svizzera “Tax and Finance”. Uno studio che come hanno esplicitamente sostenuto i pm Roberto Pellicano, Paolo Filippini e Giovanni Polizzi, si occupa per lo più di creare fondi neri. Più esattamente: “Il tipo di attività garantito da T&F s. a. – scrivono i magistrati – concerne sostanzialmente la creazione di strutture societarie off-shore destinate a gestire occultamente risorse finanziarie ovviamente generate in modo illecito”. Ora, stando a quanto risulta al Nucleo di polizia tributaria, dei “circa 300 clienti italiani” della Tax and Finance, tra i quali “famiglie titolate con cospicui patrimoni, professionisti, manager e sportivi”, Infront è senza dubbio, “il cliente remunerativo”, sottolineano in una informativa. La società fondata e presieduta da Marco Bogarelli, fino a pochi mesi fa l’uomo più influente del calcio italiano, “ha – inistono nel loro ragionamento i finanzieri – 20 filiali in tutto il mondo, 500 dipendenti e tra i clienti Fifa, Lega Calcio (per la quale è advisor nella vendita dei dirittitv di Serie A, ndr ), Serie B, Coppa Italia e Supercoppa italiana, oltre alle società Ac Milan, Ss Lazio, Schalke 04 e Werder Brema”.

“Società fittizie”
Insomma, da una parte abbiamo uno studio svizzero di commercialisti specializzato nella creazione e gestione dei fondi neri; dall’altra una società praticamente monopolista nel calcio italiano. Come queste due entità interagiscano è ancora la Finanza a spiegarlo. Dalle indagini, infatti, “emerge il ruolo baricentrico dello studio T&F, che si frappone tra il cliente e gli altri interlocutori economici, attraverso le proprie società fittizie, appositamente create e amministrate per perfezionare operazioni strutturate ad arte e finalizzate alla raccolta di indebiti profitti”.

“Varie pratiche sportive”
Non è un caso che la Tax and Finance gestisca “numerose “pratiche” riconducibili a sportivi che gravitano nella galassia Infront”. I finanzieri nella loro analisi individuano in particolare due società create ad arte dai commercialisti di Lugano per “servire” il super cliente Infront. Due veicoli denominati Aloca e Deruta (nome di non particolare fantasia, quest’ultimo, considerando che la sede legale di Infront Italia sia in via Deruta 20, a Milano). Cosa intendano i finanzieri per “frapporsi” tra cliente e interlocutori, lo può spiegare bene un esempio contenuto nella stessa relazione, dal quale, tra l’altro emergono riflessi non proprio rassicuranti sulle modalità di pagamento nel calcio mercato italiano.

I rapporti Caliendo-Lotito
Tra le carte messe a disposizione degli indagati, emerge anche la scheda che coinvolge il patron del Modena, Antonio Caliendo, e il numero uno della Lazio, Claudio Lotito. Caliendo, un altro fedelissimo di T&F, alla fiduciaria svizzera consente di “intervenire direttamente della gestione amministrativa” delle sue società. E così si spiega la richiesta che Caliendo richiede a T&F per “predisporre una lettera di sollecito al presidente della lazio, Lotito, intimandolo di provvedere al pagamento di un importo dovuto (potrebbe riguardare la posizione del calciatore Santos Ederson)”. Importo – questo il sospetto – che sarebbe stato saldato attraverso off shore.

larepubblica.it

 


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Il Messaggero | Sarri, la Lazio non cambia mai

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L’eterno ritorno dell’identico, un sali e scendi continuo, dentro e fuori dal campo. Non cambia mai, la Lazio, né l’ambiente intorno. E si finisce sempre a predicare equilibrio su un dondolo. Dal premio oscar col Milan al film horror. Forse al prossimo show torneranno tutti sul carro di Maurizio, ma intanto Sarri torna sotto processo, anche se la Lazio ha sette punti in più dell’anno scorso ed è comunque quarta a un punto dalla Roma al terzo posto, tutt’altro che scontato (per rosa e fatturato), in attesa dello scontro diretto con l’Atalanta di sabato. Sarà un bivio. Ma dopo l’ennesimo pareggio a Verona e il calo vistoso delle ultime sette gare (9 punti, 9 gol subiti e appena 11 fatti), meritano comunque un’analisi lucida e approfondita le accuse mosse al tecnico. Partiamo dai soli due cambi sfruttati al Bentegodi, ovvero Vecino e Felipe Anderson: «Non volevo andare oltre perché la squadra nel finale era cresciuta molto». Quella voglia nel recupero di trovare il successo spinge ancora Sarri a fare i complimenti allo spogliatoio, persino il giorno dopo a Formello. Ma è solo un modo per tenere unito questo gruppo perché adesso tornano pure i mugugni interni, soprattutto di chi gioca meno: per esempio, soprattutto Lazzari è arrabbiato, come lo sono i tifosi per il suo mancato ingresso, dimenticando forse la sua prestazione opaca a Torino. È un dato di fatto però che Sarri si affida sempre allo stesso zoccolo duro, ha impiegato 21 giocatori quest’anno, 5 dei quali con un minutaggio ristretto (Maximiano, Radu, Marcos Antonio, Cancellieri e Romero): nessuna big in Serie A ne ha invece utilizzati meno, nei primi 5 campionati Europei solo Guardiola ha lo stesso metodo. Ma dalla panchina biancoceleste chi dovrebbe dare il cambio di passo? La società non ha preso un attaccante – neanche Bonazzoli – a gennaio per non «turbare l’equilibrio». Questa Lazio sa stravincere, ma mai vincere giocando sporco, specie con un Immobile così sotto tono. Solo il vero Ciro può trasformare in oro ogni chance in quei maledetti match che si mettono di traverso e non sta più succedendo. Felipe e Zaccagni sono spremuti, ora lo pagano e non sono nati cecchini di ruolo. Non a caso, nel 2023 la Lazio non conclude più, ha una media di tre tiri a gara (grazie ai 6 in Coppa col Bologna) nello specchio.

DIFETTO SENZA RIMEDIO – Vanno rivisti gli schemi da calcio piazzato e gli angoli di Luis Alberto. Sul patibolo torna però sempre l’integralismo di Sarri ovvero quell’incapacità di cambiare in corsa il 4-3-3 con un altro modulo. Anche questo un vecchio ritornello, che oltretutto si scontra con le caratteristiche dell’organico, in cui Sarri avrebbe voluto molta più corsa e strappi a centrocampo. Il problema piuttosto rimane un antico difetto nel cervello, i blackout che si verificano da un decennio e stavolta valgono il sesto gol incassato nel primo quarto d’ora del secondo tempo, i 17 punti persi da una situazione di vantaggio, 9 solo nel nuovo anno. La difesa a zona (vedi l’errore di Casale) va in tilt se tutti non sono concentrati al massimo. Forse l’unica vera colpa che si può imputare a Maurizio è di non essere riuscito neanche lui a trovare un rimedio. I tifosi lo perdonavano a Inzaghi, non a un allenatore con 4 milioni d’ingaggio, ovvero il top mai pagato da Lotito. Persino il patron adesso gli rimprovera questo e di aver messo insieme 18 punti in nove gare contro le big e appena 21 in dodici contro le squadre della seconda parte della classifica in basso. Le motivazioni e il carattere rimangono sempre il neo di una Lazio già fuori dall’Europa League e dalla Coppa Italia, ma ancora in corsa per la Conference e la conquista della Champions. Forse senza la Juve e con un Milan sul precipizio, non serve più un “miracolo”, ma il cammino rimane tortuoso. Il gap in panchina non è stato colmato nonostante i tanti milioni spesi in estate, un boomerang per il tecnico. Guai però a far diventare Sarri il “capro espiatorio”, a pressarlo sul futuro con un rinnovo triennale di Tare già in bozza nei meandri di Formello. È stato avviato un progetto di cambiamento, ci sono sempre incidenti di percorso, ma è folle interromperlo e tornare al passato. Altrimenti non si farà davvero mai il salto in alto. Il Messaggero/Alberto Abbate

 


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