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L’angolo del tifoso – Martina: “Essere della Lazio vuol dire rialzarsi sempre. Ma che brutto quando ci segnò il ‘mio’ Hernanes”

jacoposimonelli@yahoo.it'

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Terza puntata per l’angolo del tifoso, dove i protagonisti siete voi. Oggi è il turno di Martina, laziale fino al midollo e tifosissima di Hernanes.

Come è nata la tua passione per la Lazio?

“La mia passione per la Lazio nasce grazie a mia mamma e mio zio, nonostante i numerosi tentativi di mio padre di farmi diventare romanista, per fortuna non andati a buon fine. Difficile dire come sia nata questa passione, fin da piccola mi hanno sempre portato allo stadio, ho vissuto con questi colori da sempre, non c’è stato un momento preciso, però il primo ricordo che ho è quello dei festeggiamenti dello scudetto del 2000, ero piccolina ma lo ricordo come fosse oggi, io con la bandiera che mi aveva regalato mia madre che mi avvolgeva tutta, mi faceva quasi da vestito, mentre cantavamo l’inno della nostra Lazio”.

Qual è stata la tua prima partita allo stadio?

“Fu Lazio-Verona 4-0, gol di Veron, Salas, Negro e Boksic, stagione 1999-2000. Ricordo l’emozione immensa che ho provato salendo per la prima volta quei scalini e lo stadio pieno di quei colori che fino ad allora mi era stato insegnato ad amare”.

Il tuo primo giocatore preferito?

“Alessandro Nesta. Avevo cinque anni quando mi sono ‘innamorata’ di questo giocatore, quando mi chiedevano chi volessi sposare da grande, la mia risposta era sempre e solo la stessa. La prima maglia che ho ricevuto come regalo, era proprio la sua. E’ stato il mio primo ‘amore’ calcistico, e quando andò al Milan, non ne volevo sapere di vederlo con un’altra maglia che non fosse quella della Lazio, ero piccola ma fu un brutto colpo”.

Quello attuale invece?

Hernanes e potrei dirne mille di motivi per i quali sia lui. Lo è da quasi cinque anni, da quando fece quel gol meraviglioso contro il Parma, mi colpì. E da lì non fu più solo il ‘numero 8’ della Lazio. In questi anni molto è cambiato, come sappiamo, ma per me no. La stima e l’affetto che ho per lui saranno sempre gli stessi. Da quando ho avuto l’opportunità e la fortuna di poterlo conoscere, anche fuori dal campo, ha fatto davvero molto per me. Posso confermare che dietro al grande calciatore che è, c’è una persona meravigliosa, lui come tutta la sua famiglia. Sempre umile, mai sopra le righe. E sono orgogliosa di poter dire : ‘Proprio lui’. E’ uno di quei calciatori come non ne esistono quasi più oggi”.

Il momento  più bello e più brutto?

Sarò scontata forse, ma il momento più bello è stato il 26 maggio. Sicuramente c’è stato anche lo scudetto, ma il 26 maggio l’ho vissuto più intensamente, ero allo stadio, ero più grande… Solo ripensandoci ho ancora i brividi. Era la Partita, sapevamo che, chi avrebbe vinto, lo avrebbe ricordato per sempre. E’ stata una giornata piena di emozioni diverse, contrastanti, ma tutte l’hanno resa speciale, unica. Sono una tifosa giovane e, per quello che posso ricordare, di momenti veramente brutti non ne ho vissuti. Forse il momento più brutto, per motivi che credo si siano capiti, è stata la partita Lazio-Inter di maggio scorso, finita 1-2 con doppietta di Hernanes, e tutto quello che poi ne è conseguito.

La Lazio fatica, le servono rinforzi? Hai nomi da suggerire?

Sono ormai da anni che la Lazio ci abitua a dei bei campionati, alternati a campionati mediocri. Sappiamo tutti che non faremmo mai quel salto di qualità che ci permetterebbe ben altri risultati, e sappiamo anche il perché. Ogni volta che si arriva a quel punto per cui basterebbe anche quel poco, si ritorna nella ‘mediocrità’. Non sono esperta in nomi, ma, ora come ora, alla Lazio servirebbe, secondo me, un difensore centrale che possa sopperire all’assenza di de Vrij, che dava solidità alla difesa, e un centrocampista che possa rifiatare chi magari ora è un po’ in difficoltà. Spero solo che quest’anno la società capisca davvero quanto questa squadra andrebbe migliorata, ma purtroppo sono solo speranze che molto probabilmente rimarranno tali”.

Cosa significa per te essere della Lazio?

“E’ difficile esprimere a parole cosa sia per me essere laziale… E’ qualcosa che se non ci sei dentro non potrai mai capire. Essere laziale è dura, è difficile, già da bambino sai che sarai tra quei pochi, contro tanti, ma porti fiero al collo la tua sciarpa biancoceleste. E poi con quei colori del cielo ci cresci, e ti insegnano a non mollare, mai, a rialzarti, anche dopo i momenti peggiori, ti insegnano che anche quando tutto sembra perso, non è mai finita. Ti insegnano a crederci, sempre. Essere laziale è anche sapere che soffrirai più di altri, ma quando gioirai, sarà meraviglioso. Ma soprattutto è puro orgoglio, fierezza, amore immenso, è essere consapevoli che la Lazio ti ha scelto, e tu le sarai accanto, sempre. Essere laziale è la parte più bella di me e la cosa migliore che potesse capitarmi”. 


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ANGOLO DEL TIFOSO | Scattarreggia, autore del libro dedicato a Chinaglia: “Ci ha regalato l’orgoglio di essere laziali. Se fossi riuscito a parlarci gli avrei voluto dire che..”

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Paolo Scattarreggia, autore del libro “Il grido di battaglia. Come Giorgio Chinaglia ha cambiato la storia per i tifosi della Lazio” è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Laziopress. Lo scrittore ha parlato della sua esperienza da supporter biancoceleste, di quanto Chinaglia fosse importante per il popolo biancoceleste e di cosa avrebbe detto a Giorgio, se non fosse venuto a mancare prima di una cena a tre organizzata da un suo amico americano, che era solito frequentare lo stesso ristorante della bandiera biancoceleste degli anni ’70.

Come nasce l’idea di pubblicare il libro?
Sono cresciuto seguendo la Lazio di Chinaglia quando avevo solamente 11 anni. Tra l’altro io vivevo nella zona costruita dal presidente Lenzini e avevo modo di incontrare diversi giocatori che abitavano in quel quartiere: giocavo con loro e c’era la possibilità di incrociarli. Poi la vita mi ha portato in giro e, da circa vent’anni, vivo in America. Dieci anni fa ho scoperto per caso che Chinaglia viveva in Florida e un mio amico mi propose di andare a pranzo in un ristorante, che Giorgio era solito frequentare. Purtroppo, Chinaglia morì poco prima del nostro incontro; quindi, io decisi di andare al funerale a Naples. La famiglia fu molto disponibile e mi permise di depositare la bandiera biancoceleste vicino al feretro e, parlando con i presenti, mi resi conto che non avevano alcuna idea di quanto Chinaglia fosse stato importante per noi tifosi. Durante il funerale parlai in onore di Giorgio e sua moglie mi disse che le mie parole l’avevano commossa a tal punto di chiedermi di mettere la bandiera della Lazio nel feretro del marito. Adesso la bandiera è con lui. Quindi al decennale della sua morte decisi di far uscire un libro in suo ricordo, dove ho ripercorso le vicende giudiziarie da lui vissute e raccontato i passati 40 anni vissuti da tifoso, fino ad arrivare al momento del funerale”.

Se fossi riuscito ad andare a quella cena, che cosa avresti voluto dire a Chinaglia?
(ride, ndr) Gli avrei voluto chiedere tanti aneddoti di quegli anni: da quando è andato via, fino al momento in cui è tornato. Avrei voluto sapere come fossero andare le cose, perché da presidente lui ci ha messo i soldi, ma anche il cuore. Quando ho presentato il libro ho avuto la fortuna di passare un’ora con Giancarlo Oddi che mi ha raccontato molte vicende e chissà Giorgio quanto avrebbe potuto dirmi. Mi è dispiaciuto molto non averci potuto parlare a cena, ma ho pensato che scrivere un libro in suo onore fosse il modo migliore per rendergli omaggio”.

 Cosa ha rappresentato per te Giorgio Chinaglia?
“La particolarità di Chinaglia è stata quella di averci regalato per la prima volta il diritto di riscatto e l’orgoglio di essere laziali. Giorgio ha sfidato tutti e i tifosi hanno capito di poter alzare la testa di fronte a tutti. La vittoria dello scudetto nel ’74 ha rappresentato il simbolo di questa rinascita”.

Che discorso hai fatto al funerale?
“Ho raccontato le emozioni che provavamo noi tifosi vedendo giocare la Lazio di quegli anni. Le squadre venivano a Roma e perdevano tutte, un’esperienza che non avevamo mai vissuto; per cui ho raccontato questo periodo di entusiasmo”.

Attualmente pensi ci sia un giocatore biancoceleste che faccia sentire i tifosi orgogliosi di essere laziali?
“I tempi sono diversi, ma ritengo che Immobile stia cominciando a diventare un leader e un punto di riferimento. Come ho scritto nel libro, il calciatore ideale è quello che in campo prova le stesse emozioni del tifoso. Anche l’arrivo di Romagnoli è stato fondamentale, perché la gente ha ripreso ad andare allo stadio; il fatto che sia laziale ha dato un forte impulso alla tifoseria”.

Lei ha una targa con la scritta Lazio. Ha avuto difficoltà nell’ottenerla o ha riscontrato dei problemi nel corso del tempo?
Negli Usa è possibile personalizzare la targa ed è quindi legale scegliere un nome, a patto che nessuno già lo abbia già utilizzato. Molti anni fa ho scelto questa, e ad oggi pago di più il prezzo del bollo. In Florida,  la targa normale è bianca con le scritte verdi e, avendola personalizzata a seconda degli sfondi, ho potuto scegliere di quale colore farla. Ho optato per questa perchè è la più azzurra di tutte e riporta la scritta “salvate le balene della Florida”. Il fatto è che non è solo azzurra ma ha la coda della balena, che nella mia immaginazione rispecchia le ali dell’aquila. La ho da almeno 10 anni e, a meno che io non ci rinunci, nessuno può averla”. 


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