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Analisi di un fallimento | Il Tempo

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Aggrappati all’Europa League, c’è da superare lo Sparta Praga per volare ai quarti di finale, un risultato storico. Tutto qui. Il resto è un quadro desolante, imbarazzante per le tre componenti della Lazio: società, tecnico e squadra. Il clamoroso ko interno contro il Sassuolo ha certificato il fallimento, sì, bisogna chiamarlo così perché ritrovarsi all’inizio di marzo all’ottavo posto in classifica, a -11 dall’ultimo posto utile per giocarsi il preliminare della seconda coppa continentale, assomiglia a un disastro cosmico. Per carità, parliamo di calcio e nel mondo Lazio quel vocabolo nei decenni passati è stato associato alla retrocessione in B, a volte rischiando anche la serie C, però è innegabile che, nemmeno il contestatore più acceso, il predicatore più ottenebrato dall’antilotitismo militante, potesse prevedere un campionato così anonimo. Al netto della sfortuna che, come sempre accade, non abbandona mai la Lazio, il rendimento in campionato è imbarazzante. Per tutti. A cominciare da chi ha costruito questa squadra commettendo degli errori di valutazione, ormai evidenti. Si è creduto che giocatori che l’anno passato avevano disputato la loro stagione migliore, potessero ripetersi o addirittura crescere: autogol, purtroppo. Si è puntato sul gruppo storico, rinunciando ai milioni offerti pensando di fare la scelta giusta e invece proprio i migliori o presunti tali, Candreva, Felipe Anderson e Klose, solo per citarne alcuni, hanno fornito prestazioni deludenti. Quasi mai sono riusciti a togliere dai guai la Lazio o meglio si sono accessi solo in Europa League quasi la vetrina della coppa facesse riaffiorare quegli stimoli clamorosamente venuti meno in serie A.
E questo non si può accettare, era difficile prevederlo, però la realtà dice che evitare di vendere qualche pezzo importante per poi reinvestire i soldi sul mercato, rinforzando la rosa di Pioli, ha prodotto una stagione triste in tutti i sensi. Che poi la tifoseria, stressata dagli errori seriali di una gestione che come Penelope tesse la tela un anno per poi disfarla dodici mesi dopo, sia ormai troppo attenta a evidenziare gli errori di Lotito e Tare, è un altro discorso che non toglie presidente e diesse dal banco degli imputati. Aver conseguito risultati sportivi soddisfacenti in questi undici stagioni (in linea con la storia del club, esclusa l’epopea cragnottiana) ma avere quasi tutti i tifosi contro, è solo un’aggravante. Con alcune decisioni discutibili la società si è guadagnata il diritto a non poter sbagliare e così non c’è futuro se non pieno di veleni, angustie e divisioni.
Al disastro ha contribuito Pioli, tecnico bravo nella normalità, deleterio quando la situazione sfugge di mano. Ha insistito col modulo diventato improponibile senza De Vrij, troppo offensivo, si è suicidato partita dopo partita senza pensare che, senza il suo ministro della difesa, doveva cambiare lo spartito. Non più una squadra d’attacco ma una più pragmatica perché la scorsa stagione era irripetibile tanto più con i migliori interpreti distratti e svogliati.
È chiaro che i più colpevoli restano i giocatori, quelli che vanno in campo e orientano i successi o i fallimenti di un club. Tutti molto impegnati alle proprie vicende personali tra rinnovi di contratto e sirene estere, che a perseguire il bene comune: la Lazio. Presa a cazzotti da tutti, da arbitri vogliosi di punire Lotito per la sua battaglia in Figc per ridurre i soldi all’Aia, da una società incurante del travaglio dei tifosi, da un allenatore forse alle prese con un problema più grande di lui, da alcuni sostenitori che, pur di colpire il presidente, non hanno esitato a dare un contributo al triste epilogo dell’altra sera. E adesso? Bisogna eliminare lo Sparta Praga e sperare in un miracolo in Europa League, altrimenti ci si preparerà a un’altra stagione senza coppe.

Iltempo.it

 
 
 
 


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Il Messaggero| La Lazio fa difficoltà a segnare, i singoli sono poco incisivi

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Sarri concede due giorni di riposo alla sua squadra. Domani pomeriggio si ricomincerà, ciò che preoccupa è la difficoltà di arrivare al gol, punto di forza della Lazio dello scorso anno. All’attacco biancoceleste si è unito anche il classe 2002 Cancellieri, che ha fatto bene nel ritiro di Auronzo di Cadore da vice Immobile. Sarri si aspetta di più da Zaccagni, sempre poco incisivo, anche durante le amichevoli estive, Felipe Anderson non si è dimostrato particolarmente in forma, bene il solito Pedro. Per Immobile solo 3 gol con due rigori sbagliati. Oggi alle 19 ci sarà lo stop della campagna abbonamenti, ieri è stata superata quota 22.200, ora si riflette sul mini abbonamento per l’Europa League. La situazione Luis Alberto è sempre particolare, vorrebbe andare al Siviglia, ma non ci sono ancora gli accordi tra società per concludere il trasferimento, sembrava aver riacquistato serenità alla fine della scorsa stagione, ma cade un’altra volta nella trappola e si alza il polverone. Arriva Vecino a Roma e la situazione diventa ancora più complessa per lo spagnolo. I tifosi della Lazio sognano la permanenza di Milinkovic, per il quale ancora non sono arrivate offerte a Formello. Il Manchester United è la possibilità più concreta, mentre la Juventus osserva interessata. In caso di partenza, il sostituto prescelto resta Zielinski del Napoli.

Il Messaggero

 
 
 
 


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