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#UominiDaDerby – Veron, firma d’autore nel derby. L’argentino stende la Roma con una magia e dà il là al tricolore laziale

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Non è Real Madrid-Barcellona, non lo sarà mai. Non è un derby per l’elite, è il derby del popolo. Non sarà mai una partita razionale, è questione di cuore. Si avvicina sempre di più la stracittadina di Roma e da oggi la redazione di Laziopress.it vi accompagnerà, per il resto dei giorni che ci separano dal grande appuntamento di domenica 3 Aprile, nel passato, alla riscoperta dei momenti, e degli eroi biancocelesti, che hanno impresso il loro nome nella storia del derby romano.

A cavallo fra gli anni ’90 e 2000, il derby di Roma aveva assunto le sembianze di un palcoscenico sul quale interpreti di assoluto valore mondiale sfilavano, deliziando i palati fini delle due tifoserie romane e di tutti i calciofili. Totti, Montella e Nakata da una parte, Nesta, Nedved, Salas e Veron dall’altra. Giusto per citarne alcuni, s’intende. In quegli anni, però, le sfide fra le due compagini romane mettevano in palio non solo la solita supremazia cittadina di una o dell’altra, ma anche piazzamenti importanti nelle zone alte di classifica. La Lazio, poi, con i pesanti investimenti del presidente Cragnotti, era sicuramente entrata nell’elite del campionato italiano, e non solo. Così, dopo aver perso in favore del Milan all’ultima giornata uno scudetto già vinto nella stagione ’98/’99, quella seguente sembra essere finalmente la giusta occasione per vincere il tanto agognato secondo titolo della storia. Partono bene i biancocelesti, ma chiudono il girone d’andata di un punto sotto i rivali della Juventus. Pesa come un macigno nelle teste dei giocatori il 4-1 rifilato dalla Roma e così l’occasione propizia per la vendetta arriva il 25 Marzo.

La Lazio si prepara a questa sfida al calor bianco con il morale sotto i tacchi. Pesano i tre punti persi nella giornata precedente a Verona contro l’Hellas, con conseguente allungo in classifica della Juventus che porta a nove lunghezze il distacco da Nesta e compagni. Nell’anticipo del venerdì, però, a ridar morale alle Lazio ci pensa un Milan mai domo che, in quel di San Siro, ferma i bianconeri, battendoli per 2-0. Un risultato che galvanizza la Lazio, chiamata a vincere e ad agguantare l’ultimo treno disponibile per il tricolore. Pronti, via e Montella porta avanti i giallorossi. Scoramento e fantasmi del passato riaffiorano nelle menti dei biancocelesti. La squadra costruita da Cragnotti è, però, prima di tutto formata da uomini, pronti a dar tutto per la maglia che indossano e per i tifosi che li sostengono. Fame di gloria, personalità e tenacia sono solo alcune delle caratteristiche dominanti di un gruppo dalla forma mentis vincente. Ecco allora la reazione, veemente, di Nedved che sfrutta la deviazione di Zago per pareggiare i conti.

Io lo so dal primo tocco se quel giorno il pallone in campo mi è amico o no. Se lo è, so che posso fare qualunque cosa, rischiare qualunque tipo di giocata. Ma se è nemico, posso anche alzare la mano e chiedere il cambio dopo dieci minuti”, parole tratte dal vangelo secondo Veron. Proprio l’argentino si carica i compagni sulle proprie spalle, dispensando giocate di grande classe in mezzo al campo e geometrie degne del miglior Giotto. Così, è proprio La Brujita a conquistarsi una punizione dalla media distanza alla mezzora del primo tempo. L’Olimpico trattiene il fiato. Paura da una parte, voglia di urlare al cielo per la gioia dall’altra. Veron sistema accuratamente il pallone, tirerà lui. In quel momento sa di poterlo piazzare in qualsiasi parte dello specchio della porta lui voglia. Riesce così ad imprime al pallone una traiettoria liftata che ne fa terminare la corsa proprio lì dove Lupatelli non può arrivare, sotto l’incrocio dei pali, andando così a togliere la solita, fastidiosa, ragnatela. E’ un tripudio di bandiere biancocelesti al vento e gente laziale in festa. I deboli attacchi romanisti, poi, non scalfiscono la monumentale difesa laziale e così, ad una settimana dalla sfida al Delle Alpi, la banda Eriksson si porta a -6 dai bianconeri grazie ad una magia del regista argentino. Juan Sebastian Veron, un nome indelebile nella storia della Lazio e dei derby. Lui che ha avuto l’onere e l’onore di decidere, forse, uno dei più importanti, quello che ha dato il là alla rincorsa verso uno Scudetto dai tratti romantici che ha emozionato il popolo biancoceleste, e non solo. Ricordi di una Lazio che fu…Campione!



 


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Chi è Diego Gonzalez, l’attaccante acquistato sul gong dalla Lazio

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Tutti attendevano il deposito del contratto di Luca Pellegrini, un tassello importante per la difesa della Lazio, un terzino sinistro mancino così da poter propiziare ancora meglio quelle che sono le idee di gioco di mister Sarri. Eppure il deposito non è stato il solo: è infatti spiccato, tra gli acquisti della Lazio, anche il nome di un giovane attaccante paraguaiano che nessuno si aspettava: si tratta di Diego Gonzales, classe 2003 proveniente dal Celaya Fc, club messicano che milita nella BBVA MX Expansiòn, una lega nata nel 2020 a causa della forte crisi che ha colpito il sistema calcistico messicano e che ha portato le due leghe, associabili alle nostre Serie A e B, a trovare una soluzione che potesse non aggravare troppo la situazione di alcuni piccoli club. Il risultato è questa divisione in cui, ancora per le prossime quattro stagioni, non si potrà retrocedere. Una sorta di campionato a parte, certamente lontano da quelli che sono i principi calcistici ma che, si spera, possa portare dei frutti al sistema messicano.

Le caratteristiche

Ma torniamo al giocatore: Gonzales è, per natura, un esterno alto sinistro ma con caratteristiche che lo rendono duttile per tutte le posizioni dell’attacco. Agile e veloce, nelle ultime due stagioni ha messo in mostra una buona capacità tecnica che gli ha permesso di mettere a segno dei gol di qualità e degli assist importanti, oltre che delle giocate importanti in mezzo al campo. Di piede sinistro, utilizza bene anche il destro. Nelle movenze ricorda Joaquin Correa, per fare un paragone con una conoscenza biancoceleste. I ruoli che ricopre, d’altronde, sono esattamente quelli.

Dove andrà? 

Il giocatore, a scanso di sorprese, sarà a disposizione della Primavera. Gonzales è un 2003, per cui nella squadra di Sanderra si troverebbe a fare uno dei fuoriquota: la possibilità ci sarebbe, considerando i fuoriquota smaltiti recentemente dalla Primavera. Il punto interrogativo rimarrebbe la gestione futura di questo giocatore che dovrà dimostrare da subito di avere le qualità per provare il salto in massima serie già dalla prossima stagione conquistandosi prima un posto fisso nella squadra titolare e poi cercando di trascinare la Lazio Primavera nella massima serie. 


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