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L’angolo del tifoso – Tania: “Senza Lazio non sarei la stessa persona di oggi. Veron e Candreva i miei idoli”

jacoposimonelli@yahoo.it'

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Torna l’angolo del tifoso, anche dopo il pesante ko nel derby. Perché il tifoso della Lazio si rialza sempre. Oggi è il turno di Tania, che ci racconta la sua sconfinata passione per i colori biancocelesti.

Come e grazie a chi è nata la tua passione per la Lazio?

“La mia passione per la Lazio è nata grazie alla mia famiglia. Come recita il nostro famoso motto, per me vale la regola del “Di padre in figlio”. Mio padre infatti è laziale, dna che ovviamente gli è stato tramandato dai suoi genitori. E come potrebbe essere altrimenti, visto che quando sono nati i miei nonna a la Lazio era l’unica squadra di Roma?”

Qual è stata la tua prima partita allo stadio?

“La mia prima partita allo stadio è stata nel lontano 1998. Quel giorno ero emozionata perché sono andata all’Olimpico con tutta la mia famiglia, ed essendo io molto attaccata alla mia famiglia è stato un grande evento per me. Era il derby che la Lazio ha vinto grazie ai gol di Jugović e di Gottardi. Mi ricordo benissimo la bellissima atmosfera che mi circondava quando entrai allo stadio. Sinceramente però non mi ricordo molto altro. Il motivo? Mi sono addormentata in braccio a mia madre!”

Il tuo primo giocatore preferito e il motivo

“Il mio giocatore preferito che sia mai stato alla Lazio è Juan Sebastian Verón. Ho un amore particolare per i giocatori argentini, secondo me hanno una classe a parte. Verón mi ha sempre affascinato per la sua capacità di trascinare le squadre in cui ha giocato, e per il suo magico piede destro. Purtroppo non ho avuto la fortuna di viverlo con la consapevolezza che ho ora, ma l’ho continuato a seguire anche dopo la Lazio”.

Qual è invece quello di adesso? Perché proprio lui?

“Il mio giocatore preferito della Lazio di adesso è senza dubbi Antonio Candreva. Sebbene se ne dicano tante sul suo conto, per me rimane un campione e sicuramente uno dei migliori giocatori italiani del momento. Lo apprezzo sia come giocatore che come uomo e non penso che questa Lazio al momento possa fare a meno di lui. A volte commette degli errori, ma errare humanum est… ”

Da quando segui la Lazio, qual è stato il momento più bello e più brutto?

“Il momento più bello di tutti è stata la semifinale di ritorno della Coppa Italia contro la Juve nell’anno magico in cui l’abbiamo vinta in quel famoso derby, che non voglio nominare per non far sentire male nessuno. Mi ricordo benissimo quella partita che tutti davano per persa e che invece abbiamo giocato alla grande. Un’emozione unica rendersi conto di essere in finale quando in pochi ci credevano! Il momento più brutto non è ben definito, sicuramente è rappresentato generalmente da questa stagione. Il perché è semplice e credo sia scontato: la Lazio non merita di essere trattata così da nessuno”.

La stagione della Lazio è ormai compromessa, secondo te servono acquisti? Se sì, hai un nome da suggerire?

“La risposta a questa domanda mi sembra quasi scontata: sì, secondo me servono degli acquisti. Anche se in realtà mi chiedo cosa sia davvero cambiato in confronto all’anno scorso, visto che la squadra è la stessa. In realtà non ho nomi, perché non penso che per riportare la nostra squadra sulla retta via serva solo un giocatore. Sicuramente se dovessi restaurare la squadra comincerei dalla difesa.

Cosa vuol dire per te essere della Lazio?

“Questa è sicuramente la domanda più difficile di tutte, spero di rendere bene il concetto senza tante parole visto che sono una chiacchierona. Per me essere della Lazio significa essere orgogliosi e fieri, nonostante i risultati. Essere della Lazio significa distinguersi, avere classe, essere forti d’animo. La Lazio non è una cosa che si sceglie, perché laziale ci si nasce e ci si muore. Sicuramente, anche se sono abbastanza giovane ancora, posso dire che se non ci fosse stata la Lazio nella mia vita io ad oggi non sarei la stessa persona. Una volta ho letto che le donne tifose amano di più la propria squadra perché rispetto agli uomini mettono più cuore in tutto quello che fanno… Beh penso che questa frase descriva benissimo la mia passione!” 


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ANGOLO DEL TIFOSO | Scattarreggia, autore del libro dedicato a Chinaglia: “Ci ha regalato l’orgoglio di essere laziali. Se fossi riuscito a parlarci gli avrei voluto dire che..”

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Paolo Scattarreggia, autore del libro “Il grido di battaglia. Come Giorgio Chinaglia ha cambiato la storia per i tifosi della Lazio” è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Laziopress. Lo scrittore ha parlato della sua esperienza da supporter biancoceleste, di quanto Chinaglia fosse importante per il popolo biancoceleste e di cosa avrebbe detto a Giorgio, se non fosse venuto a mancare prima di una cena a tre organizzata da un suo amico americano, che era solito frequentare lo stesso ristorante della bandiera biancoceleste degli anni ’70.

Come nasce l’idea di pubblicare il libro?
Sono cresciuto seguendo la Lazio di Chinaglia quando avevo solamente 11 anni. Tra l’altro io vivevo nella zona costruita dal presidente Lenzini e avevo modo di incontrare diversi giocatori che abitavano in quel quartiere: giocavo con loro e c’era la possibilità di incrociarli. Poi la vita mi ha portato in giro e, da circa vent’anni, vivo in America. Dieci anni fa ho scoperto per caso che Chinaglia viveva in Florida e un mio amico mi propose di andare a pranzo in un ristorante, che Giorgio era solito frequentare. Purtroppo, Chinaglia morì poco prima del nostro incontro; quindi, io decisi di andare al funerale a Naples. La famiglia fu molto disponibile e mi permise di depositare la bandiera biancoceleste vicino al feretro e, parlando con i presenti, mi resi conto che non avevano alcuna idea di quanto Chinaglia fosse stato importante per noi tifosi. Durante il funerale parlai in onore di Giorgio e sua moglie mi disse che le mie parole l’avevano commossa a tal punto di chiedermi di mettere la bandiera della Lazio nel feretro del marito. Adesso la bandiera è con lui. Quindi al decennale della sua morte decisi di far uscire un libro in suo ricordo, dove ho ripercorso le vicende giudiziarie da lui vissute e raccontato i passati 40 anni vissuti da tifoso, fino ad arrivare al momento del funerale”.

Se fossi riuscito ad andare a quella cena, che cosa avresti voluto dire a Chinaglia?
(ride, ndr) Gli avrei voluto chiedere tanti aneddoti di quegli anni: da quando è andato via, fino al momento in cui è tornato. Avrei voluto sapere come fossero andare le cose, perché da presidente lui ci ha messo i soldi, ma anche il cuore. Quando ho presentato il libro ho avuto la fortuna di passare un’ora con Giancarlo Oddi che mi ha raccontato molte vicende e chissà Giorgio quanto avrebbe potuto dirmi. Mi è dispiaciuto molto non averci potuto parlare a cena, ma ho pensato che scrivere un libro in suo onore fosse il modo migliore per rendergli omaggio”.

 Cosa ha rappresentato per te Giorgio Chinaglia?
“La particolarità di Chinaglia è stata quella di averci regalato per la prima volta il diritto di riscatto e l’orgoglio di essere laziali. Giorgio ha sfidato tutti e i tifosi hanno capito di poter alzare la testa di fronte a tutti. La vittoria dello scudetto nel ’74 ha rappresentato il simbolo di questa rinascita”.

Che discorso hai fatto al funerale?
“Ho raccontato le emozioni che provavamo noi tifosi vedendo giocare la Lazio di quegli anni. Le squadre venivano a Roma e perdevano tutte, un’esperienza che non avevamo mai vissuto; per cui ho raccontato questo periodo di entusiasmo”.

Attualmente pensi ci sia un giocatore biancoceleste che faccia sentire i tifosi orgogliosi di essere laziali?
“I tempi sono diversi, ma ritengo che Immobile stia cominciando a diventare un leader e un punto di riferimento. Come ho scritto nel libro, il calciatore ideale è quello che in campo prova le stesse emozioni del tifoso. Anche l’arrivo di Romagnoli è stato fondamentale, perché la gente ha ripreso ad andare allo stadio; il fatto che sia laziale ha dato un forte impulso alla tifoseria”.

Lei ha una targa con la scritta Lazio. Ha avuto difficoltà nell’ottenerla o ha riscontrato dei problemi nel corso del tempo?
Negli Usa è possibile personalizzare la targa ed è quindi legale scegliere un nome, a patto che nessuno già lo abbia già utilizzato. Molti anni fa ho scelto questa, e ad oggi pago di più il prezzo del bollo. In Florida,  la targa normale è bianca con le scritte verdi e, avendola personalizzata a seconda degli sfondi, ho potuto scegliere di quale colore farla. Ho optato per questa perchè è la più azzurra di tutte e riporta la scritta “salvate le balene della Florida”. Il fatto è che non è solo azzurra ma ha la coda della balena, che nella mia immaginazione rispecchia le ali dell’aquila. La ho da almeno 10 anni e, a meno che io non ci rinunci, nessuno può averla”. 


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