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Almeyda: “La Lazio è il mio ricordo più bello. Il gol con il Parma? Ebbe un sapore speciale”

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Grinta, cuore e polmoni. Queste erano le qualità di Matias Jesus Almeyda, quando vestiva i panni di calciatore. Nel suo periodo alla Lazio, il nazionale argentino, fu un idolo per tutti i tifosi biancocelesti, per la sua cattiveria agonistica e la voglia di non arrendersi mai. Attuale tecnico del Chivas, nonchè uno degli eroi del magico Scudetto del 2000, ha voluto ricordare il suo periodo nelle nella capitale ai microfoni di Sofoot: “In realtà, tecnicamente, sono stato un giocatore di medio livello, ma ho avuto sempre avuto consapevolezza dei miei mezzi. Una volta, ho fissato l’obiettivo di diventare il miglior centrocampista della Serie A e l’ho fatto. Una delle mie grandi qualità è stata quella di conoscere i miei limiti. Sapevo che giocare la palla lunga non era sufficiente, quindi ero contento di applicarmi realizzando passaggi corti. Nella Lazio, per esempio, i lanci erano compito di Verón”. L’ex centrocampista biancoceleste non dimentica i successi arrivati nel suo periodo nella capitale: “In tre anni, abbiamo vinto sette titoli. Prima avevamo vinto la Coppa delle Coppe, la Supercoppa Europea e la Coppa italiana, ma ci mancava lo scudetto. Il secondo anno, perdemmo il titolo di un nulla, in un modo terribile, avevamo sette o otto punti di vantaggio del Milan con sette partite rimanenti. Il terzo anno è stato quello buono. La campagna acquisti imponente realizzata dal club ha ovviamente aiutato: Sensini, Veron, Simeone… La squadra è migliorata in termini di qualità. Di fronte c’era la Juventus con Zidane, Montero, Inzaghi. Vincemmo il titolo all’ultimo minuto, tutto dipendeva dal risultato della Juve. Mi ricordo di tutti i tifosi. Abbiamo giocato tutte le nostre partite con 70.000/80.000 spettatori al seguito. È stato impressionante. In quest’ultimo derby ho visto che c’erano 7000 spettatori allo stadio Olimpico, l’ho trovato davvero triste”.  Almeyda ha parlato anche del suo rapporto con Eriksson: “La sua bravura risiedeva nella gestione del gruppo. Eravamo 24 giocatori e tutti erano felici. Ho apprezzato la sua serenità, la pazienza, la capacità di dialogo. La sua metodologia è stata anche innovativa”. Per molti tifosi laziali, Almeyda è ricordato anche comq l’autore di quell’eurogol siglato contro il Parma da quasi metà campo: “Quel gol ci ha permesso di prendere il via in Serie A, è stato un ‘golazo’. Non so se i tifosi mi hanno davvero celebrato o se si sono fatti gioco di me perché sono stati abituati a vedermi spezzare le manovre offensive. Ma, quel giorno, il mio tiro è finito in rete. Ha un sapore speciale quel gol”. Infine l’ex Lazio parla del giorno del suo addio: “È stato strano: avevo prolungato il mio contratto, e dopo tre mesi, mi è stato detto che tutto era pronto per la mia cessione al Parma insieme a Sérgio Conceição. Ho lasciato il club in lacrime. Infine, a Parma, mi è stato detto che l’operazione avrebbe generato un sacco di soldi e quindi mi hanno potuto pagare generosamente. Poi ho chiesto uno stipendio sproporzionato pensando che avrebbero rifiutato, e invece hanno acconsentito”.

 


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Lazio, finalmente le rotazioni: ecco quanto hanno giocato i nuovi arrivati

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Lotito nella finestra di mercato estiva ha speso come mai prima d’ora, regalando a mister Sarri non solo 8 nuovi acquisti, ma anche la possibilità di far ruotare i giocatori tra le varie competizioni. A differenza degli altri anni, infatti, tutti i nuovi innesti sono stati già scesi in campo per diversi minuti, permettendo i titolari di riprendere fiato.

Il meno utilizzato, per ora, è Luis Maximiano. Il portiere era titolare nella partita di esordio di questa stagione contro il Bologna, ma dopo 6 minuti ha rimediato un cartellino rosso, costringendo Provedel a prendere il suo posto.

Dal 14 agosto Provedel è titolare fisso, sia in campionato che in Europa League. In questo modo, tra i nuovi acquisti è quello che ha giocato per più minuti, in tutto 802. In campionato ne ha giocati 622’ (gli 82 di Lazio Bologna e le restanti partite 90’) e in Europa League 180’ (i 90 di Lazio-Feyenoord e di Midtjylland-Lazio).

In ordine, subito dopo troviamo Romagnoli con 638 minuti, di cui 475 in Serie A e 163 in Europa League. In campionato ha giocato tutti e 90 i minuti contro Bologna, Torino, Inter e Napoli, rimanendo in panchina contro il Verona e scendendo in campo per 81 minuti contro la Samp e 34 con la Cremonese. In Europa, invece, ha giocato 73 minuti contro il Feyenoord e tutta la partita con il Midtjylland.

fraioli

Al terzo posto c’è Vecino, il pupillo di Sarri. Il centrocampista è stato l’ultimo ad arrivare saltando tutta la preparazione ad Auronzo di Cadore, ma, nonostante ciò, è uno dei più utilizzati. Sono 378 i minuti in cui è sceso in campo, di cui 255 in Serie A e 123 in Europa. Non ha mai giocato una partita intera, però piano piano si è riconquistato la fiducia del suo ex mister che lo ha mandato in campo inizialmente 7 minuti contro il Bologna nella prima partita, poi man mano ha aumentato il minutaggio. Dopo il Bologna sono arrivati i 62’ contro il Torino, i 57’ contro l’Inter, i 37’ con il Napoli, 25’ contro il Verona e 67’ con la Cremonese. Solo con la Samp è rimasto in panchina. In EL, invece, ha giocato 70’ contro il Feyenoord, in cui ha segnato 2 gol e servito un assist, e 53’ contro il Midtjylland.

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Subito dopo troviamo Gila, che con i suoi 201 minuti totali si piazza al quarto posto. Solo 21 minuti per lui in campionato (9 con la Samp e 12 con la Cremonese), ma tutti i 180 in Europa League.

Terzultimo posto per Casale, con 146 minuti in campionato. Non ha ancora mai calcato i campi dell’Europa League, ma ha giocato 90 minuti contro il suo ex Verona e 56’ contro la Cremonese.

Infine, prima del meno utilizzato Luis Maximiano, troviamo Marcos Antonio con 138 minuti. In Serie A è sceso in campo 4 volte: contro il Torino (28’), l’Inter (6’), la Samp (18’) e il Verona (65’). In Europa League, invece, ha giocato solo 21 minuti contro il Midtjylland.

 


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