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FOCUS – Zarate e la Lazio: una storia di gol, liti e cause. Ora il ritorno da avversario all’Olimpico

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Una storia controversa, di un amore incondizionato e di un addio tra le polemiche, lasciandosi alle spalle tutte le gioie passate. Maurito, così il popolo biancoceleste chiamava quel ragazzo argentino tutta tecnica e velocità, entrato nei cuori di ogni tifoso di fede laziale dopo appena 90′ minuti di campionato. Mauro Zarate e la Lazio, una storia iniziata sotto i due sigilli al Sant’Elia, con l’ex Velez autore di una doppietta al suo esordio. Un impatto nel calcio italiano da assoluto protagonista. La Lazio e i suoi tifosi si rendono subito conto di avere tra le mani un talento come pochi: grande estro, tecnica, forza nelle gambe e rapidità di esecuzione nel calciare in porta. Con Pandev e Rocchi forma un tridente incredibile. La Lazio della stagione 2008-2009 è pura bellezza. La conquista della Coppa Italia in finale contro la Sampdoria porta la firma di Maurito. Sblocca la gara, poi vinta ai rigori, con un colpo di rara precisione e potenza dritto sotto all’incrocio dei pali: un colpo alla “Zarate”. La stessa sorte toccò alla Roma, quando l’argentino realizzò il gol del vantaggio nel derby con una prodezza balistica da 35 metri dopo aver scherzato con la difesa giallorossa, firmando la sua prima gioia nel derby. La società, spinta dalla passione irrefrenabile del pubblico laziale, lo riscatta dal Velez per una cifra totale di 20 milioni di euro. Al suo primo anno colleziona 41 presenze e 16 gol. Zarate diventa l’idolo dei tifosi, la maglia con il numero 10 è la più venduta, è lui il re di Roma non Totti. Roma sponda laziale è ai suoi piedi.

Poi la luce si spegne, lentamente: da Ballardini a Reja, in due stagioni si vede solo a sprazzi lo Zarate del primo anno. Le prime critiche di stampa e tifosi. Con il tecnico friulano i rapporti sono ai minimi termini, i due faticano a prendersi. Dopo la parentesi Inter, Mauro torna alla Lazio. Non accettando la convocazione alla partita di campionato del 15 dicembre 2012 Lazio-Inter, viene messo fuori rosa dalla società: è l’inizio della fine di una storia durata troppo poco. L’argentino entra in causa con la Lazio. Si dà malato mentre il club lo dichiara in vacanza alle Maldive, è guerra aperta tra le due parti. Duri gli attacchi dell’argentino al presidente Lotito, Maurito si dichiara vittima di mobbing. Torna in Argentina al Velez, rescindendo unilateralmente il suo contratto con la Lazio e si dichiara vittima di mobbing. Lotito non ci sta e parte la controcausa: la Camera di Risoluzione delle Controversie Fifa da ragione al patron biancoceleste stabilendo un indennizzo pari a 5 milioni e 300 mila euro più interessi.

Velez, West Ham, QPR e ancora gli hammers. Ma la voglia di Italia è tanta, troppa per resisterle. Il 22 gennaio 2016 la Fiorentina comunica l’acquisto a titolo definitivo del giocatore dal West Ham. Ecco un’altra, forse l’ultima grande chance per Zarate nel grande calcio. Sousa e i Della Valle gli hanno dato fiducia, Mauro sta ripagando con gol (favoloso la rete al Carpi allo scadere), prestazioni e atteggiamenti corretti dentro e fuori dal campo. Domenica sarà la serata di Klose, all’ultima partita con la maglia della Lazio, ma anche quella del ritorno di Maurito all’Olimpico da avversario: “Il mio club preferito? Direi Velez, il luogo dove sono cresciuto. Fuori dall’Argentina però dico Lazio. Se fosse stato per me avrei giocato lì tutta la carriera. Poi ho avuto problemi col presidente Lotito e non l’ho potuto fare”. Parole chiare, forti e con un unico bersaglio. Zarate e la Lazio, storia di un amore mai del tutto sbocciato.

 


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Gregucci: “La Juventus ha fatto qualcosina in più della Lazio. Maximiano? Non mi sento di…”

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Intervenuto sulle frequenze di Lazio Style Radio, l’ex biancoceleste Angelo Gregucci si è espresso in merito alla sfida di Coppa Italia persa dalla Lazio contro la Juventus per 1-0.

Queste le sue parole:

“Per essere competitivi non dobbiamo staccare la spina. L’impatto sulla gara non è stato pessimo, tecnicamente discreto. La Juventus ha fatto qualcosina di più, la Lazio ha avuto difficoltà negli ultimi venti metri: non ha mai riempito l’area, saltato l’avversario o fatto combinazioni interessanti. Una volta la Juve era una squadra che attaccava, oggi ti aspetta, ieri hanno fatto il minimo sindacale per arrivare alla semifinale. Non me la sento di valutare l’errore di Maximiano, ieri mi dava la sensazione di essere un buon portiere, soprattutto dopo la parata su Kostic. L’errore è un peccato perché ora cambierà tutte le valutazioni, poi è normale che il suo errore è stato determinante. Per me, comunque, ha qualità. Sul cross di Kostic non sbaglia la difesa, venivano da un piazzato, c’erano stati due tempi di gioco e quindi non si poteva fare meglio. La Lazio, tra l’altro, è brava a pulire quelle palle dall’area di rigore. Patric lo poteva aiutare. Milinkovic? Era normale farlo rifiatare, gioca sempre 90′, ne aveva necessità. La Juventus tatticamente non ha creato grandi problemi, come la Lazio a loro. La squadra di Sarri poteva creare qualcosa di più dal punto di vista individuale, anche perché secondo me ha più qualità dei bianconeri. Centrocampo? Cataldi è cresciuto tanto, è affidabile, parlaimo di un giocatore di cuore e qualità. In mezzo al campo abbiamo molte soluzioni. Il Mondiale, chiaramente, ha influenzato su Milinkovic e Vecino, ma questo era il grande interrogativo che ci ponevamo dai mesi precedenti alla competizione”.

  


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