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Per Lei Combattiamo

Ferruccio Cerasaro si racconta a Lazio Style Radio

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Ferruccio Cerasaro, match Analyst della Lazio Primavera,  si racconta ai microfoni di Lazio Style Radio ripercorrendo la sua vita e lo fa insieme ad una playlist musicale.

Ligabue – Certe notti. “Ligabue è legato, specialmente questa canzone, al periodo della tarda adolescenza, un periodo sereno. Quei momenti della vita in cui pensi a star bene con gli amici, i primi amori, si è spensierati. Sono dei bei ricordi.

A 16 anni ebbi un grosso infortunio, dal punto di vista del calcio giocato quindi la mia esperienza si è chiusa lì. Sono stato fermo due anni e mezzo, tra interventi. Quel periodo era più legato al liceo e ai primissimi anni di università quindi il mio rapporto con il calcio era non totale ma avevo già una grande passione.

È sempre piaciuto, in tutti gli sport che ho praticato, cercare di capire, di vedere le tendenze su dove si andava. Già da quei momenti mi piaceva seguire il calcio da un punto di vista tattico.

Il match Analyst è un bel lavoro, cerchiamo, chi come me fa questo lavoro, di dare una mano all’allenatore, di studiare al meglio gli avversari, le proprie prestazioni in modo da ottimizzare i valori che si hanno in rosa.

Tablet o lavagnetta? Il tablet serve a poco, ci puoi scaricare filmati che si possono visionare anche in campo durante l’allenamento. La lavagnetta tattica è un must, in primis per l’allenatore, si può, attraverso l’utilizzo delle pedine, far capire bene i movimenti, le posizioni. Il tablet da questo punto di vista è uno strumento per vedere quello che si è fatto.

Nei tablet che si vedono sulle panchine ci sono delle applicazioni dove si vede il campo di calcio e con il dito si può disegnare, questo può essere utile durante la partita. Però nel momento in cui si danno delle indicazione a chi entra oppure a chi è in campo su determinati movimenti noi abbiamo già dei fogli prestampati dove ci sono tutti gli schemi, le marcature, i calci d’angolo a favore o contro, le punizioni laterali. C’è già un lavoro dietro, il tablet può servire in alcuni momenti ma la maggior parte degli allenatori preferiscono carta e penna.

Capita spesso di vedere dei cambi tattici negli avversari il giorno prima del match. È capitato, per esempio, nella finale d’andata di Coppa Italia contro la Roma. De Rossi, che aveva sempre giocato con il 4-3-3, si è presentato con uno dei tre centrocampisti, D’Urso, non nella solita posizione di mezzala ma dietro la punta. In quel momento diventa un 4-2-3-1 ma la bravura del tecnico è di individuarlo subito e dare alla propria squadra le indicazioni necessarie per contrastare quella particolarità tattica.

Il polsino è la mia coperta di linus, nasce dall’incidente dove mi sono distrutto un braccio mentre sciavo. Subito dopo l’intervento avevo una cicatrice sul polso, avevo 15 anni, e per nasconderla ho iniziato ad indossare il polsino. Mi dava fastidio mostrare la cicatrice e poi, con il tempo, è diventata una mia particolarità”.

883 – Come mai. “È sempre legato a quel periodo là, parliamo di tarda adolescenza. Max Pezzali è un cantautore bravissimo. È legato alla prima storia d’amore”.

Prince – Kiss è legata a un periodo successivo, parliamo del 2001/2002, la associo alle serate divertenti trascorse con gli amici.

Sono match Analyst per esigenza, nasco tecnico, infatti non sono un analista puro perché lavoro tutti i giorni in campo con il mister però vado a completare il lavoro che si fa in campo sul pc attraverso lo studio. È un’esigenza che si è venuta a creare il primo anno di Primavera con mister Inzaghi perché finalmente si riuscivano avere filmati e partite degli avversari. Abbiamo iniziato pian piano a vedere che era una cosa utile per noi, e quindi è nata così, poi ho seguito dei corsi a Coverciano per usare al meglio il software, questo è un lavoro che se riesci ad avere una certa dimestichezza ne esci.

Questo è il futuro, più il calcio diventa professionistico e più non si può lasciare nulla al caso quindi nessun allenatore avrà mai un diniego rispetto ad avere informazioni in più o conoscenze in più. Ci sono tecnici che voglio interpretarlo in modo diverso. Ci sono allenatori molto pignoli che insieme all’analista visiona tutte le partite da studiare e ci sono mister che si fidano del loro match Analyst e gli si presenta il quarto d’ora tattico che è quello che poi alla fine serve e si farà vedere alla squadra. La differenza è solo questa. Per esempio mister Inzaghi ci teneva tanto, non solo dal punto di vista tattico ma anche motivazionale per far rendere conto ai ragazzi delle loro capacità ed eventualmente dei loro sbagli, anche mister Lensen è propenso a questo tipo di cosa, per un allenatore è una marcia in più.

Red Hot Chili Peppers – Can’t stop. “Questa canzone mi piace proprio. A livello di sound e di ritmo ti dà sempre la scossa.

Orsolini l’ho scoperto ad ottobre quando preparavamo il match contro l’Ascoli, è un classe ’97 e veniva dal campionato berretti dell’Ascoli. Ho preparato dei filmati specifici su di lui perché mi era piaciuto molto. Ci ha fatto un gol ad Ascoli e tre a Formello. È un ottimo giocatore ma non mi permetto io di dire chi va preso e chi no. Il mio compito è segnalare i giocatori e lui è il giocatore che più mi ha sorpreso quest’anno.

Orsolini ha fatto l’ultimo mese con l’Ascoli in Serie B, gli scorsi anni, già dagli Allievi, mi era piaciuto tanto un giocatore del Crotone, Tripicchio, classe ’96, anche lui è spesso in prima squadra, è un giocatore di sicuro avvenire. Ma ce ne sono tanti altri. Il lavoro dell’analista non è solo sulla tattica in generale ma va anche nello specifico. Ai miei terzini, se c’è un esterno di valore, devo cercare di dargli più informazioni possibili (il piede con cui giocano, dove preferiscono dribblare, se vanno sull’interno o sull’esterno).

Sono i giocatori che scendono in campo e l’ultima parola è sempre la loro, però provando a dargli più informazioni possibili, si cerca di far salire la prestazione del ragazzo di mezzopunto che può fare la differenza tra un gol preso e non. In linea di massima è così!

Dipende dal rapporto che si ha con l’allenatore e con i ragazzi, non c’è una linea specifica, io lo interpreto così il mio lavoro soprattutto perché vengo dal campo. Tanti analisti non vanno neanche in campo durante l’allenamento. Diciamo che la mia figura è a metà tra il collaboratore tecnico di campo e l’analista. Essendo tutti i giorni in campo, avendo quotidianamente rapporti con gli atleti, è normale che nel momento in cui si fa la tattica o un’esercitazione, sei lì e cerchi di dare gli input giusti. È una questione di come uno interpreta il proprio lavoro. Non sono un’analista puro che sta solo sul computer fuori dal campo ma mi divido tra le due cose, è normale che ci vuole più tempo, io lo faccio con passione. Per me la sera guardare due ore una partita è un piacere. Devi stare concentratissimo mentre guardi la partita, non puoi distrarti con la musica.

Ci credo molto in questo tipo di lavoro, nel momento in cui guardi un principio di gioco, una costruzione che fa la squadra avversaria, la metti da parte ma è normale cercare dei riscontri su una costante tattica quindi la si deve ricercare in almeno altre due, tre, quattro volte in una partita. A quel punto diventa una costante tattica, altrimenti è una cosa che succede per caso. Avere l’occhio sta proprio in questo, nel riuscire a capire cosa è casuale nel gioco di una squadra avversaria e cosa invece è un principio di gioco che viene allenato e praticato dalla squadra”.

“Survivor – Eye of the Tiger è legata al ricordo della seconda finale di Coppa Italia vinta all’Olimpico contro la Roma. Questa canzone faceva parte del video emozionale che volle fortemente mister Inzaghi, venne molto bene. Sotto questa colonna sonora abbiamo messo tutta la galoppata che quell’anno ci portò fino alla Finale contro la Roma con i momenti di gioia come la vittoria secca contro il Palermo, i rigori contro il Napoli raggiunti all’ultimo secondo. Questo video caricò molto la squadra perché poi ricordiamoci che c’era da fare un’impresa perché all’andata perdemmo 1 a 0″.

 


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Lazio-Fiorentina, ecco il primo gol di Casale in maglia biancoceleste

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Dopo un’ottima prima parte della stagione, ecco che Nicolò Casale mette a segno la sua prima rete in maglia biancoceleste. L’ex Verona, infatti, ha segnato la rete del vantaggio contro la Fiorentina all’8’ minuto del primo tempo.

 


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