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Tanti auguri a Paul Gascoigne: genio e sregolatezza che ha fatto innamorare un intero popolo

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Ci sono giocatori che non hanno bisogno di gesti eclatanti per finire nel cuore dei tifosi; non hanno bisogno di parole strappa lacrime o di esultanze particolari. Ad alcuni di essi, come a Paul Gascoigne, è bastato soltanto essere se stesso per entrare nel cuore dei tifosi della Lazio e nella storia di questa società. Non basteranno forse queste poche righe per parlare di un calciatore rivoluzionario, di un giocatore capace di farti innamorare del pallone e del campo da calcio; non basteranno di certo queste poche righe per raccontare la storia fra Paul Gascoigne e la Lazio. Eh sì Gascoigne e la Lazio, un amore perfetto ma incompiuto, sbocciato nell’estate del 1992 quando il nuovo presidente biancoceleste Sergio Cragnotti decise di acquistarlo per 26 miliardi di lire. Non fu una scelta fortuita, il fatto di puntare su quel fenomeno inglese non era assolutamente un caso. La Lazio doveva risorgere e per farlo aveva bisogno di una persona come lui, di una persona carismatica e accattivante. Geniale nella sua follia, in grado di far tornare a volare quella squadra. Debuttò con la maglia biancoceleste contro il Parma all’olimpico e segnò il suo primo gol nella partita più importante della stagione: il derby. Con un imperioso stacco areo bucò la porta della Roma pareggiando la partita e salvando i biancocelesti dalla sconfitta. I tifosi esplosero di gioia, i telecronisti inglesi impazzirono: “Gascoigne saves Lazio”. Il destino aveva voluto far unire quel giocatore incredibile alla curva nord. Un binomio perfetto, un amore in grado di far gioire migliaia di persone. Paul avrebbe potuto essere il più grande calciatore inglese della sua generazione ma fu, purtroppo, preda di vizi e paure. Ha rappresentato tutto ciò che è buono e cattivo nel calcio, essendone allo stesso tempo vittima. Ogni avventura è stata particolarmente toccante ed emozionante. “L’unica persona in grado di aiutare Gascoigne è Gascoigne” disse un suo caro amico. Purtroppo, però, Paul non fu in grado di farlo e come in tutte le migliori storie d’amore che si rispettino il finale non fu scontato e lieto. I tifosi laziali però lo amavano e lo ameranno incondizionatamente per sempre. Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo personalmente racconta di un ragazzo generoso, che per cancellare un’infanzia difficile sfogava le sue impetuosità senza mai ferire nessuno. Quella di Gazza e i tifosi biancocelesti è stata, però, una storia bellissima. Dimostrò di essere un fenomeno, un simbolo, un idolo, ma sopratutto si mostrò come un uomo legato ai colori della Lazio, uno di quelli che sente addosso il peso della maglia che porta, uno che al giorno d’oggi, ahimé, avrebbe potuto insegnare il tanto sbandierato ‘amore per la maglia’. Un’espressione che racchiude in sé un modo di scendere in campo e di concepire uno sport, complicato e affascinante, come il calcio. Le lacrime di qualche tempo fa sotto la Nord, hanno un sapore amaro, di chi sa cosa poteva essere, ma che non è stato.

 

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ANGOLO DEL TIFOSO| Simone e Cristina: “I nostri bambini si chiamano Paolo e Giorgio per Di Canio e Chinaglia. Il prossimo sarà Tommaso…”

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Dopo la conclusione della stagione della Lazio all’Olimpico con il pareggio contro l’Hellas Verona torna l’appuntamento con la rubrica “L’angolo del tifoso” in cui i protagonisti siete voi sostenitori biancocelesti. In questa occasione la redazione di Laziopress.it ha intervistato Cristina e Simone, una coppia lazialissima che sta provando a passare la passione per i colori biancocelesti anche ai propri figli a partire dal… nome. I due bambini si chiamano infatti Paolo e Giorgio. “Il nome del mio primo figlio nasce 5 anni prima della sua nascita e soprattutto prima di conoscere mia moglie. Ricordo quel giorno come se fosse ieri. Era il 6-1-2005: palla di Liverani per Di Canio e gol sotto la sud. Mi giro verso i miei amici di curva e dico ‘mio figlio si chiamerà paolo’. Detto fatto. Per il secondo, invece, l’idea nasce insieme a mia moglie Cristina dopo aver appreso la notizia della morte di Chinaglia. ‘Il secondo figlio lo chiameremo Giorgio!’. Inoltre, casualmente, sarebbe dovuto nascere anche il 24 gennaio. Alla fine venne al mondo il giorno dopo, il 25” ha detto Simone.

La prima volta allo stadio, le emozioni e i calciatori preferiti

E la prima volta allo stadio? Due esperienze diverse quelle dei due coniugi, ma entrambe colme di emozioni: “La mia prima partita è stata Lazio- Inter super coppa 1999/2000 dove abbiamo vinto un emozione unica e tutta questa passione è nata grazie a mia zia. Ancora oggi quando salgo quei gradini sento una grandissima emozione” ha detto Cristina. Nessun ricordo, invece, per suo marito Simone: “Mamma e nonno mi portarono allo stadio a 6 mesi. Dai 14 anni diventò invece una passione fissa quella di salire quei gradini“. Pochi dubbi, invece, sulla più grande emozione nella storia della Lazio. “Il 26 maggio, ovviamente” hanno risposto in coro. “E’ la coppa più bella quella vinta davanti ai loro occhi”.

 

I giocatori preferiti e la loro lazialità

Cristina e Simone sono d’accordo anche sul loro calciatore preferito nella Lazio di oggi e nel passato: “Ciro Immobile e Paolo Di Canio“. “Ciro fa innamorare grandi e piccoli. Nostro figlio Giorgio ha voluto la festa dei suoi 5 anni a tema Ciro Immobile. Lo adora” hanno detto. E come vivono la loro Lazialità? “Negli ultimi anni ho mollato con la curva. Con la nascita dei figli è inevitabile che cambi qualcosa. Quest’anno, però, abbiamo iniziato ad andare allo stadio tutti insieme e devo dire che è una grande emozione” ha spiegato Simone. “Una passione, anzi, un grande amore che speriamo di trasmettere ai nostri figli. Ma so che stiamo facendo un grande lavoro. Paolo ha anche la sua migliore amica che va allo stadio, avendo anche lei la madre malata di Lazio, e vederli insieme passeggiare per lo stadio è una grande emozione” ha invece raccontato Cristina. Un modo di vivere la Lazio a 360 gradi e di condividere la propria Lazio con tutta la famiglia.

“Concludo dicendo un grazie a mia moglie che ha sempre sostenuto questa follia dei nomi, aspettando ora il terzo che si chiamerà Tommaso…” ha detto poi Simone, rivolgendosi a sua moglie Cristina.

 

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