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Per Lei Combattiamo

EURO2016 – Il protagonista della giornata: Mario Gomez

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Ci siamo! L’attesa è finita, che si alzi il sipario: gli Europei sono finalmente iniziati. La Francia è pronta ad ospitare la più grande competizione calcistica di questa estate e noi siamo pronti a raccontarvela. La redazione di Laziopress.it vi accompagnerà in questo lungo viaggio alla scoperta dei talenti più cristallini e dei giocatori più esperti. Da Buffon a Ronaldo, da Iniesta a Pogba, passando per Vardy e Ozil. Tutti pronti per farci emozionare e gioire ma con un solo obiettivo in testa: portare a casa la coppa.

MARIO GOMEZ

Giochi di parole e mix di lingue agli antipodi. La tradizione spagnola della corrida che si mischia con la concretezza e lucidità tedesca. E poi un’esultanza che le unisce, il gesto del matador nell’atto di provocare le cariche del toro con il classico drappo scarlatto, il capote. Ogni volta che la palla entra in rete. “Hallo, ich bin Mario. Mario Gomez“. Professione: delantero. E all’occorrenza “Torero“, così soprannominato in Germania per le sue chiare origini spagnole, e per l’affinità molto forte con la porta, la tor, in tedesco. Gol a raffica, dalle parti di Monaco di Baviera c’è chi ancora lo rimpiange. Basta un’incertezza e lui è lì, raccoglie la palla ed entra nella storia. Non bello da vedere, ma maledettamente efficace. Eppure per un periodo quell’amore per la porta sembrava tramontato. Punta di diamante del Bayern di Heynckes, vincitore di tutto nel 2013, l’attaccante di Riedlingen è stato scaricato da Guardiola l’anno successivo per la scarsa stima dell’allenatore spagnolo nei confronti delle punte vecchio stampo. E allora via, direzione Italien, Florenz per l’esattezza. Niente più Paulaner e Hofbrau, meglio un bel calice di Chianti. Sulle rive dell’Arno è accolto come una star hollywoodiana. Presentazione in un Artemio Franchi gremito, e prime parole d’amore con marcato accento tedesco: “Mamma mia, grazie ragazzi. Ora sono un fiorentino“. Mica male come primo approccio con l’italiano. Sembra l’inizio di una stagione esaltante, i tifosi viola sognano nel mito di Batistuta. Ma qualcosa si rompe. Prima il ginocchio, e poi al ritorno dopo mesi di riabilitazione, quella cattiveria dei tempi in Baviera che sembra non esserci più. Due anni di molti bassi e pochissimi alti nel club di Della Valle. I tifosi continuano a osannarlo, ma la critica è feroce. Prestito al Besiktas allora, e in terra turca c’è la rinascita a suon di tor, quello che gli riesce meglio. Le porte (un tema ricorrente nella sua storia) della nazionale tedesca si riaprono, e dopo la mancata convocazione nella vittoriosa spedizione in Brasile, Joachim Loew lo richiama a sé per l’Europeo di Francia. Gol all’Irlanda del Nord alla terza partita del girone, lui che all’Europeo del 2012 era stato uno dei capocannonieri. Il bomber tedesco si riconferma nell’ottavo di finale contro la Slovacchia. Basta un semplice tocco col sinistro e la palla finisce in porta. E il nastro si riavvolge. E’ tornato il “Torero”, proprio ora che la Mannschaft ha bisogno di lui.

  


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La Repubblica | Lazio, il rinforzo in extremis: Pellegrini va da Sarri

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Dopo Romagnoli, arriva un altro difensore-tifoso per la Lazio. Stavolta sulla fascia sinistra. Il mancino Luca Pellegrini, almeno per i prossimi sei mesi, completa la batteria dei terzini a disposizione di Sarri. Si vedrà in estate se esercitare o no il diritto di riscatto fissato con la Juventus a ben 15 milioni. Il ragazzo, classe ‘99, è già sbarcato ieri sera a Fiumicino, accolto e festeggiato da un gruppo di tifosi. Fremeva per tornare nella Capitale, dove il suo percorso da professionista era cominciato sull’altra sponda del Tevere nel 2018. Stavolta però indosserà i colori della sua squadra del cuore. E sulla questione dell’autenticità della fede calcistica, per la quale sul web si è aperto il dibattito tra tifosi, c’è la parola del padre a fare da garanzia. Ha dato i primi calci con il Tor Tre Teste, Pellegrini, poi è cresciuto nel vivaio della Roma. Ma l’animo laziale, seppur celato, è rimasto immutato.

Incredibile in questo senso la somiglianza del suo percorso proprio con quello di Alessio Romagnoli. Da un possibile inizio nelle giovanili biancocelesti, poi invece sfumato, agli esordi in giallorosso. Un addio a Trigoria senza troppi rimpianti e alla fine, dopo varie altre maglie indossate, i fili del destino che si intrecciano, cucendo per entrambi un’aquila sul petto. Pellegrini è il quarto ex romanista che approda a Formello negli ultimi due anni, dopo Pedro, lo stesso Romagnoli e Cancellieri. È ormai conclamato quindi che il cambio di casacca, diretto, come nel caso del fuoriclasse spagnolo, o dopo vari passaggi, sia un tabù sfatato nell’ambiente capitolino, visto anche il precedente di Kolarov a parti invertite. Come i suoi predecessori, peraltro, anche Pellegrini può dirsi deluso dall’epilogo della sua storia in giallorosso. Quando era al Cagliari raccontò come nacque la decisione di andare alla Roma: «Feci il provino con loro, poi mi contattò la Lazio. Sembrava potesse nascere qualcosa ma, al momento di concludere, posticiparono l’incontro. In quei giorni di attesa mi richiamò la Roma e così ho firmato». Questa volta invece Luca ha aspettato fino all’ultimo. Il progetto tecnico di Sarri, con cui ha anche parlato al telefono in questi giorni, lo entusiasma. Per agevolare l’operazione, alla fine svincolata dall’addio di Fares, ha addirittura accettato di dimezzarsi l’ingaggio fino a giugno. La Juventus parteciperà al pagamento di parte dello stipendio e così la Lazio ha potuto far rientrare l’operazione nei parametri dell’indice di liquidità. Per piazzare l’esterno franco-algerino in Turchia, dove lo vuole l’Antalyaspor, ci sarà tempo fino all’8 febbraio. Era troppo urgente invece per il tecnico avere a disposizione un terzino di piede mancino, per ampliare le rotazioni in vista dei tanti impegni ravvicinati nei prossimi mesi. Dal canto suo Pellegrini voleva a tutti i costi andar via da Francoforte, dove l’avventura non è andata come sperava. Ha quasi 24 anni, Luca, e ha bisogno di trovare continuità in campo per far valere le sue qualità, mostrate solo a sprazzi finora.

Nelle ultime ore di mercato si è consumata anche un’altra storia che sembra chiudere un cerchio del destino. Zarate, ricordato ancora con affetto dai laziali, è approdato al Cosenza, in Serie B. A 35 anni l’argentino torna nella terra d’origine della sua famiglia. La Repubblica

 


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