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Biglia furioso con i medici, oggi la verità sull’infortunio

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Non è vero che ha forzato, non è vero che voleva giocare a tutti i costi. Non è vero che Biglia si assume la colpa. È furioso, Lucas, per l’ok ricevuto dei nuovi medici nella risonanza di giovedì. L’argentino sentiva ancora dolore al polpaccio, aveva persino avvisato Inzaghi nel vis-a-vis dell’ultima rifinitura: “ma se i dottori dicono che è tutto ok, io mi fido”, lo sfogo del capitano nei meandri dell’Olimpico domenica sera. In stampelle, sconsolato e preoccupato per l’esito dei controlli di oggi a pranzo: se la contrattura fosse diventata uno strappo, Biglia tornerà a dicembre. Anzi, potrebbe addirittura salutare il 2016 e arrivederci all’anno nuovo. Vita nuova, dedizione nuova: “stavolta starò fermo, mi riposerò e rientrerò soltanto quando sarò al 100%”. La rabbia è tanta per l’ennesimo ko in 8′ contro l’Empoli: l’argentino cammina, s’accascia, zoppica, urla dentro. E adesso pure fuori. Non ci sta a passare come uno sprovveduto o un incosciente, non gli piace che la Lazio stia veicolando questo messaggio. Domenica, a caldo, Biglia era imbufalito anche con la società. La ritiene responsabile di un marchio indelebile anche con le pretendenti. Al massimo negli ultimi anni erano arrivate offerte da 15 milioni da Manchester e Valencia (a fronte della valutazione di 25 di Lotito), il motivo è chiaro.

RABBIA – Forse per questo il nodo non è solo al polpaccio, ma pure al braccio. Nessun annuncio sul rinnovo del capitano, nonostante il suo agente Montepaone sia a Roma da oltre una settimana. La Lazio ne aveva perso le tracce da più di un mese, lo aspettava Formello, ma – dopo ripetuti incontri – manca ancora la fatidica firma a 2,5 milioni più 500 di bonus. Biglia aveva giurato a tutti di essere pronto a restare, c’è qualche ripensamento? C’è il Milan? Di sicuro adesso c’è una forte arrabbiatura mista a depressione. Biglia comunque di cristallo, i dati parlano chiaro: da settembre 2014 a settembre 2016, otto ko in due anni. Tra problemi muscolari e contusioni di varia natura, il regista aveva saltato 12 partite su 43 nella stagione 2014/15. Fra stiramento al polpaccio, un nuovo problema all’inguine e la caviglia, 13 su 53 l’anno scorso. E oggi non sembra un altro giorno, anzi notte. Eppure Lucas non si sente così delicato e il manager lo difende: “Fragile? Si, 110 partite più il mondiale 2014 più 2 coppe America in tre anni, in quanti lo hanno fatto?”.

STAFF – E pensare che la Lazio aveva cambiato tutto lo staff in estate: “Con l’obiettivo di ridurre gli infortuni”, parola del Dottor Rodia alla presentazione. Il bollettino in un mese parla di quattro giocatori ai box per lo stesso problema al polpaccio. Probabile risultato della preparazione, ma qui ci si interroga soprattutto sulle valutazioni degli infortuni. A Udine forse riuscirà a rientrare a Marchetti, ma le percentuali sono basse. Basta proverà invece a tornare per Lazio-Bologna, mentre Bastos rischia uno stop di un mese per aver continuato a giocare col Milan. La Lazio intanto non comunica più diagnosi, entità degli infortuni e tempi di recupero. Le risposte non ci sono, gli infortuni si moltiplicano. Insieme ai giocatori che tornano a rivolgersi già al vecchio staff.

Il Messaggero 

 


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La Repubblica | Lazio, il rinforzo in extremis: Pellegrini va da Sarri

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Dopo Romagnoli, arriva un altro difensore-tifoso per la Lazio. Stavolta sulla fascia sinistra. Il mancino Luca Pellegrini, almeno per i prossimi sei mesi, completa la batteria dei terzini a disposizione di Sarri. Si vedrà in estate se esercitare o no il diritto di riscatto fissato con la Juventus a ben 15 milioni. Il ragazzo, classe ‘99, è già sbarcato ieri sera a Fiumicino, accolto e festeggiato da un gruppo di tifosi. Fremeva per tornare nella Capitale, dove il suo percorso da professionista era cominciato sull’altra sponda del Tevere nel 2018. Stavolta però indosserà i colori della sua squadra del cuore. E sulla questione dell’autenticità della fede calcistica, per la quale sul web si è aperto il dibattito tra tifosi, c’è la parola del padre a fare da garanzia. Ha dato i primi calci con il Tor Tre Teste, Pellegrini, poi è cresciuto nel vivaio della Roma. Ma l’animo laziale, seppur celato, è rimasto immutato.

Incredibile in questo senso la somiglianza del suo percorso proprio con quello di Alessio Romagnoli. Da un possibile inizio nelle giovanili biancocelesti, poi invece sfumato, agli esordi in giallorosso. Un addio a Trigoria senza troppi rimpianti e alla fine, dopo varie altre maglie indossate, i fili del destino che si intrecciano, cucendo per entrambi un’aquila sul petto. Pellegrini è il quarto ex romanista che approda a Formello negli ultimi due anni, dopo Pedro, lo stesso Romagnoli e Cancellieri. È ormai conclamato quindi che il cambio di casacca, diretto, come nel caso del fuoriclasse spagnolo, o dopo vari passaggi, sia un tabù sfatato nell’ambiente capitolino, visto anche il precedente di Kolarov a parti invertite. Come i suoi predecessori, peraltro, anche Pellegrini può dirsi deluso dall’epilogo della sua storia in giallorosso. Quando era al Cagliari raccontò come nacque la decisione di andare alla Roma: «Feci il provino con loro, poi mi contattò la Lazio. Sembrava potesse nascere qualcosa ma, al momento di concludere, posticiparono l’incontro. In quei giorni di attesa mi richiamò la Roma e così ho firmato». Questa volta invece Luca ha aspettato fino all’ultimo. Il progetto tecnico di Sarri, con cui ha anche parlato al telefono in questi giorni, lo entusiasma. Per agevolare l’operazione, alla fine svincolata dall’addio di Fares, ha addirittura accettato di dimezzarsi l’ingaggio fino a giugno. La Juventus parteciperà al pagamento di parte dello stipendio e così la Lazio ha potuto far rientrare l’operazione nei parametri dell’indice di liquidità. Per piazzare l’esterno franco-algerino in Turchia, dove lo vuole l’Antalyaspor, ci sarà tempo fino all’8 febbraio. Era troppo urgente invece per il tecnico avere a disposizione un terzino di piede mancino, per ampliare le rotazioni in vista dei tanti impegni ravvicinati nei prossimi mesi. Dal canto suo Pellegrini voleva a tutti i costi andar via da Francoforte, dove l’avventura non è andata come sperava. Ha quasi 24 anni, Luca, e ha bisogno di trovare continuità in campo per far valere le sue qualità, mostrate solo a sprazzi finora.

Nelle ultime ore di mercato si è consumata anche un’altra storia che sembra chiudere un cerchio del destino. Zarate, ricordato ancora con affetto dai laziali, è approdato al Cosenza, in Serie B. A 35 anni l’argentino torna nella terra d’origine della sua famiglia. La Repubblica

 


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