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G. Materazzi sul derby: “Sarà la partita di Keita. Di Canio era un figlio di buona donna prima di giocarli”

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Un derby vinto sotto la sua gestione tecnica è rimasto nella storia della Lazio, quello con il gol di Paolo Di Canio sotto la Curva Sud, che ha segnato la fine di un decennio terribile per i colori biancocelesti. Giuseppe Materazzi, il 15 gennaio del 1989, era in panchina e nella settimana che porterà al derby è intervenuto nella trasmissione “Laziali On Air”, per parlare di come squadra e ambiente si stanno avvicinando alla grande partita.

Su chi scommetterebbe per il derby di domenica prossima? “Sicuramente fa parte del gioco parlare e lanciare dichiarazioni ad effetto. Io sono contento di Simone Inzaghi e di quanto sta facendo bene e se dovessi scommettere lo farei sul collettivo della Lazio, su tutta la squadra, che riesce ad imporre la propria personalità anche in trasferta. Stiamo assistendo a un bel percorso. Mi auguro che sia un bel derby, comunque vada la Lazio sta dimostrando di essere una realtà e questo non può che farmi molto piacere”.

Si aspettava un impatto così positivo di Simone Inzaghi come allenatore? “Sinceramente no. Quando Bielsa ha deciso di non venire alla Lazio ero andato controcorrente dichiarandomi contento dell’accaduto, perché comunque avevo grande fiducia in Simone Inzaghi, che ha saputo anche andare oltre le mie aspettative. Conosco la sua famiglia, una famiglia sana e questo è molto importante perché certi valori si sono rispecchiati anche nel dialogo che ha instaurato con i calciatori. Gli auguro davvero una carriera lunga e luminosa, piena di successi”.

Quale può essere la chiave per vincere il derby? Per la Lazio meglio il 4-3-3 o il 3-5-2? “Il derby sfugge ad ogni regola, la squadra deve essere squadra nel vero senso della parola. Giocherei con lo spirito che ha messo in campo il Genoa contro la Juventus, una partita in cui in ogni angolo del terreno di gioco c’erano sempre due genoani contro uno juventino. Come si dice, a buon intenditor poche parole”.

Chi può essere l’uomo partita? “Io mi auguro Keita. Penso che sia il suo momento, è un ragazzo che è stato completamento recuperato per la causa biancoceleste”.

In questa Lazio quali giocatori sono fondamentali per l’economia del gioco di Simone Inzaghi? “Credo tutti quanti. La bravura di Simone Inzaghi è stata quella di mettere il gruppo al centro dell’attenzione. Certo Keita e Felipe Anderson hanno un qualcosa in più e lo stanno dimostrando, ma è tutta la rosa che sta credendo fortemente nei propri mezzi”.

Nella Lazio si parla molto di De Vrij. Se sta bene, dovrà rientrare nel derby? E se sì, chi lasciare fuori? “Credo che Inzaghi abbia il polso della situazione. Nel momento in cui vedrà una flessione tra i difensori attualmente titolari, De Vrij sarà di nuovo inserito. Se una squadra vuole ambire al vertice della classifica non deve porsi questi problemi, ma avere a disposizione alternative importanti”.

Come può vivere un giocatore-tifoso, come fu Di Canio ai suoi tempi e come tanti ragazzi della Lazio di oggi (Cataldi, Murgia, Lombardi) una partita come il derby? “L’allenatore deve cercare di frenare un po’ i bollenti spiriti e portare serenità ai giocatori che sentono maggiormente la partita. Questi ultimi, soprattutto quelli cresciuti a Roma, devono a loro volta trasmettere la carica agonistica e il significato profondo che questa partita può avere. Si tratta di una compensazione, un bilanciamento tra le parti”.

Di Canio nello specifico come si preparava al derby? “Era un figlio di buona donna, nel senso buono naturalmente. Andava in giro per la città a petto in fuori, andava a posta a Via Del Corso per farsi vedere, magari trovando qualche romanista che lo insultava, per caricarsi al massimo. E infatti si caricava molto bene… (ride, ndr)”.

Il campionato sta mostrando un equilibrio inaspettato, anche a causa dei tanti infortuni che la Juventus ha dovuto subire: “Sicuramente potremo vederne delle belle. Al di là di tutto, vedo la Juventus ancora sopra tutte le altre, bisogna andare a vedere qual è la realtà delle corse. Ogni squadra deve ambire a insidiare i bianconeri, tra quelle del gruppo di testa. Io ho avuto Juric come giocatore, il Genoa mi sta entusiasmando così come l’Atalanta. Ogni partita va affrontata con il coltello fra i denti. La Juventus probabilmente alla fine vincerà, ma dovrà sudarselo, questo scudetto”.

Anche Pioli è stato allenato da lei. Ora è andato a Milano a prendersi una bella patata bollente… “Secondo me l’Inter può ancora ambire ai massimi livelli della classifica, in questo stagione. Mi aspetto qualcosa dalla società a gennaio, innesti che possano rimettere la squadra sul giusto binario. E poi ora c’è Pioli, che come Inzaghi è un allenatore con le idee chiare e abituato ad essere concreto e a non vendere fumo”.

 


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Urbano Cairo: “Questa volta io e Lotito la pensiamo alla stessa maniera. Al calcio serve sostegno”

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Il Presidente del Torino, Urbano Cairo, ha commentato, al telefono con l’ANSA, gli emendamenti presentati in Parlamento per aiutare il calcio: “Premesso che come molti sanno spesso mi capita di non essere d’accordo con Lotito, stavolta la pensiamo alla stessa maniera. La situazione è sotto gli occhi di tutti: il nostro è un mondo che vive da tempo difficoltà, molto aggravate negli ultimi anni dalla pandemia. Certo, sono stati fatti sbagli, ma errori di gestione se ne fanno anche in altri settori della società, che pure ricevono aiuti rilevanti dallo stato: penso al tax credit per il cinema, ad esempio (incentivo che peraltro vede escluse le TV come la 7 che danno lavoro a 500 persone con le loro trasmissioni e la cui occupazione andrebbe tutelata come quella del cinema dove il ministro della cultura Franceschini prese molto a cuore i problemi del settore riuscendo ad ottenere supporto).

Il discorso della rateizzazione fiscale per le società, che non è a fondo perduto come i tax credit ma una semplice dilazione, ha un senso, tra l’altro, anche come sostegno ad un comparto che contribuisce in larga parte al mantenimento degli altri sport. Quanto all’idea di modificare la legge Melandri e prolungare da tre a cinque anni la durata dei diritti tv, non è certo un assist a un’emittente TV o un’altra. Qualsiasi persona di buon senso capisce che è una sacrosanta opportunità per chi investe di ottenere un guadagno grazie alla continuità del progetto. E di conseguenza consente a chi vende di ottenere di più. Mi pare elementare da capire, e se non sbaglio funziona così anche all’estero. In Spagna, ad esempio, dove i diritti tv li valorizzano bene, gli anni di durata sono appunto cinque e sei per quelli internazionali”.

 


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