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ESCLUSIVA | Cesar: “La Nord è il mio modo di vivere. 26 maggio? Che parlino pure, intanto l’abbiamo vinta noi”

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“Che anno è, che giorno è. Questo è il tempo di vivere con te…” e lui con la Lazio ci vive quotidianamente, nonostante la sua carriera calcistica sia terminata. Brasiliano umile, terzino tutta corsa e gol, laziale vero. Parliamo di César Aparecido Rodrigues, intervenuto in esclusiva ai microfoni di LazioPress.it a pochi giorni dal derby capitolino. Ormai 42enne, discreto e silenzioso, probabilmente amato proprio per questo e per la sua fede calcistica mai nascosta. Dal “gol della befana” al saluto alla Lazio, per poi tornare da allenatore nelle giovanili. Dall’arrivo in punta di piedi alla fascia da capitano; dal numero 3 al 10, dalla difesa all’attacco, da San Paolo a Roma. Umiltà, gentilezza, disponibilità e tanta lazialità, semplicemte Cesaretto.

Di quel coro che intona la Nord, “Non Mollare Mai” ne ha fatto uno stile di vita, andando avanti nonostante le difficoltà; dal Brasile fino ad arrivare nel calcio che conta, nella Nazionale…

“Sì, è proprio così. Quel coro è come guardarmi allo specchio. Per le difficoltà, la sofferenza, per quello che mi è successo, per gli errori personali che ho commesso, per la forza che ho trovato in me. E’ come se la Nord descrivesse il mio modo di vivere. Ho sempre usato questo motto nella vita ed una volta arrivato alla Lazio è coincisa la mentalità. Stesso pensiero, stesso modo di vivere”.

Cos’è la Lazio per te e cosa le ha dato?

“La Lazio è gratitudine, riconoscenza. Mi ha regalato la preziosa opportunità di farmi vedere in Europa. Ho avuto compagni fantastici che mi hanno sempre sostenuto. Ed io, di conseguenza, ho provato a dare molto alla Lazio”.

Possiamo dire quindi che tanto le ha dato la Lazio e tanto lei ha restituito…

“Io ho dato molto, ma quello che la Lazio ha dato a me è sicuramente di più. La Lazio è più grande di me, è più grande di tutto. E’ il nome che metto sempre al primo posto. La Lazio è la Lazio!”

Seguendola sui social vedo che con l’amore per la maglia biancoceleste ha cresciuto anche suo figlio. “Di padre in figlio”, quindi?

“Esatto! Diciamo semplicemente che questa idea si è trasmessa. Ne ha sentito molto parlare e se ne è innamorato anche lui. Una volta l’ho portato sotto la Curva e mentre intonavano “Cesaretto, Cesaretto” lui sorrideva, salutava e diceva che stavano cantando il suo nome.

Proprio oggi abbiamo a pranzo un suo amichetto laziale e stanno cantando i cori”.

Sicuramente suo figlio sarà presente quando i tifosi la incontrano e le chiedono della Lazio. Che rapporto ha con loro? Come la vive la quotidianità a Roma?

“Loro sono grandiosi, cerco sempre di esaudire le loro richieste. Faccio quello che posso per stare con loro, mi piace confrontarmi con chi ha le idee chiare e sa comportarsi in un certo modo. Se sei un calciatore, è giusto così, altrimenti me ne starei chiuso in casa. Lo faccio sia per i tifosi, sia perchè fa piacere a me. Non credo abbia senso fare le cose forzatamente, non avrebbero valore. Mi piace scambiare opinioni con loro. Sottolineo poi che il rapporto che mi lega ai tifosi è tutt’ora di affetto, chiaramente reciproco”.

Quando la fermano, cos’è la prima cosa che le chiedono? (Io sorrido e sento che lo fa anche lui: stiamo per parlare di derby!)

“‘Cesaretto, ma quel gol? Bello anche il balletto!’ (Lazio-Roma, 06/01/2005) Io sorrido sempre, è piacevole, è gratificante, è la realtà, è quello che sono riuscito a dare a questi colori”.

Tifosi, barriere, divisioni…qual è il suo pensiero?

“Per me esiste solo la Lazio. Le ideologie diverse non vanno portate allo stadio. I tifosi non devono mettere altro davanti alla Lazio. I pensieri di destra o sinistra non devono esistere…al “centro” solo la Lazio”.

Tra i vari gol fatti con la maglia bianco-celeste, è degna di nota la sua tripletta al Siena…

“Quì parliamo di sentimenti. Ti racconto un aneddoto: torno dal Brasile giovedì sera, questo significa che mi sarei allenato solo il venerdì prima della gara, e la sera stessa vado a cena in un ristorante vicino Formello; lì mi si avvicina un ragazzo che aveva sulla maglia il volto di un signore e mi spiega che quello era un tifoso laziale, scomparso in un incidente stradale. Mi chiede se posso indossare quella maglia alla partita (Lazio-Siena si disputava il giorno del primo anniversario di morte del tifoso in questione). Accettai con piacere, ma lo avvertii che probabilmente non sarei sceso in campo, o almeno non da titolare, visto che ero appena rientrato dal Brasile. La domenica invece ero subito in campo e realizzai la prima tripletta della mia carriera. Emozione unica per me, soprattutto perchè era una giornata particolare, dedicata al ricordo di un cuore bianco-celeste. Da lì in poi strinsi i rapporti con i famigliari della vittima…la lazialità è anche questo”.

Per i laziali c’è un altro gol importantissimo…

“Eh, quel derby avveniva in un momento delicatissimo. La Lazio non stava bene in classifica, in più veniva da 10 stracittadine senza successi. Il cambio mister, via Mimmo Caso e al suo posto Papadopulo, si verificò 2 settimane prima del match. Ricordo Giannichedda arretrato in difesa, il primo derby dopo il ritorno di Di Canio in Italia, il suo gol sotto la sud, il pareggio di Cassano ed il mio gol sotto la Nord. E’ stata una vera e propria battaglia. Da lì è cambiata la storia stagionale della Lazio, la mia storia e quella mia con la Lazio”.

Sulla carta in quel momento ci davano per sconfitti…

“Il derby è una partita a sé. Con il cuore, l’attenzione e la determinazione tutto può succedere, anche da sfavoriti”.

Lei aveva dei riti scaramantici pre-gara e pre-derby?

“Questi discorsi non mi appartengono, cerco di gestire l’emozione, di mantenere la mente lucida, spesso con po’ di freddezza. Ero abituato così, probabilmente anche per via del mio passato. Alcuni miei compagni invece soffrivano d’ansia, ma in vista del derby riuscivano a trasformarla in energia positiva. L’attesa pre-derby comunque è inspiegabile. Parliamo del Derby, parliamo della nostra Lazio!”

Il suo trofeo con la Lazio è la coppa Italia vinta contro la Juventus. Che ricordi ha?

“Direi la Juve “vera”: Del Piero, Buffon, Cannavaro, Nedved, Thuram. Trezeguet. Allora la finale si disputava andata e ritorno. All’andata ho sbagliato un rigore sotto la Nord, ma fortunatamente abbiamo vinto. Al ritorno eravamo sotto di 2 reti e lì ci siamo detti “adesso iniziamo a giocare”, così siamo riusciti a pareggiare e grazie alla vittoria dell’andata, quel risultato era sufficiente per aggiudicarci la Coppa”.

E’ nota la stima reciproca che la lega a mister Mancini. Come lo descrive?

“Un professionista. Dà tanto e a volte rischia di perdere altrettanto, ma risorge sempre, anche nelle difficoltà. Sono stato fortunato ad averlo come allenatore. Lui rimprovera alla stessa maniera il più giovane della Primavera ed il campione con la fascia da capitano, si fa rispettare e in un gruppo questo è fondamentale”.

Invece del suo ex compagno di squadra Inzaghi, ora alla guida della Lazio, che mi dice?

“E’ stata una bella sorpresa. Dopo molte vicende ha fatto ben vedere il suo operato. Ha potuto lavorare e si vede; se lo scorso anno ha fatto bene, adesso sta facendo benissimo. Conosce le qualità dei suoi ragazzi e ne trae il meglio. Sono molto contento per Simone e certo è, che se prima era una sorpresa, adesso è una conferma”.

Anche lei è approdato in panchina, nelle giovanili della Lazio. Cosa insegna ai suoi ragazzi, soprattutto, quale mentalità?

“Li invito ad avere determinazione nell’imparare e nel crescere, tra le regole. Vincere con lealtà non ha prezzo, senza troppi calcoli, solo fatti. Con la determinazione ed il sacrificio puoi arrivare, se non li metti non arrivi di sicuro”.

Della serie “puoi sbagliare un gol, ma non l’atteggiamento”.

“Esatto, è proprio così. La tecnica è importante, l’atteggiamento è fondamentale”.

Lei a chi si ispira quando allena?

“Credo che ognuno abbia la sua strada, ma i modi che aveva Roberto (Mancini) di parlare alla squadra li ho fatti miei. Mi piacciono i suoi ragionamenti sul gioco e sui giocatori”.

Lei si vedrebbe alla guida della Lazio?

“Questo sarebbe un sogno! Molti miei amici ed ex compagni hanno intrapreso questa strada, io sono 2 anni che non alleno più. Seguo sempre le partite, anche delle giovanili, mi diverto. Per ora, sono molto contento per Simone”.

Come vivrebbe i derby da allenatore?

“Posso dire una parolaccia? “Con le palle!”. E’ fondamentale l’atteggiamento, è una partita che non si vive come le altre”.

Il presidente Cragnotti è arrivato in Brasile con la maglia numero 3 pronta per lei. Cosa mi dice a proposito del presidente?

“Signori si nasce. E lui è proprio così, lo dico con il cuore. Oltre ad essere una gran persona, mi ha regalato l’opportunità di indossare questa maglia, che porterò sempre come una seconda pelle. Parliamo di un presidente con la “P” maiuscola”.

Un terzino goleador, dal numero 3 al numero 10…

“Esperienza bellissima. Dal 3, all’8 per finire con il 10. Sono partito dalla difesa, esterno e poi sono arrivato davanti. Momento magico”.

Con il 10 sulle spalle e la fascia da capitano al braccio…

“E’ stata una sorpresa. La fascia spettava a Peruzzi ma lui mi disse “Io sono dietro è un problema parlare con l’arbitro…e poi parlo lo stesso!”, così è toccata a me. Sosteneva che a livello di rapporti con l’arbitro e soprattutto di vicinanza, era meglio che la indossassi io”.

Il suo saluto alla Lazio per approdare a Milano, dai nero-azzurri. Per un brasiliano non deve essere stato facile abbandonare il caldo capitolino per andare dove incontrava il freddo, la neve…

“….e la nebbia! I primi 6 mesi all’Inter non stavo bene, sia fisicamente che mentalmente (l’addio alla Lazio, il “piano Baraldi”) ma poi sono tornato e in quell’occasione mi sono divertito ed abbiamo vinto”.

Si ritrova ancora con ex laziali? Parlate di Lazio?

“Proprio pochi giorni fa ho incontrato Tommaso Rocchi al ristorante. Ancora oggi ho rapporti con Mancini, Mihajlovic, Marcolin. E poi le solite partitelle settimanali con Corradi, Giannichedda…! Impossibile non parlare di Lazio con loro”.

Come ogni laziale che si rispetti, conoscerà la Lazio storica, Maestrelli, Chinaglia…

“…-9! Ne parlo spesso con Bruno, Wilson, Oddi, Mimmo Caso”.

E li avrebbe voluti vivere quei tempi?

“Chi non avrebbe voluto viverli? Quella squadra era l’emblema del “Non mollare mai””.

Il coro della Nord che preferisce?

“Direi “Cesaretto, Cesaretto”, no? Ma questo è personale, quando si parla di Lazio, di squadra, è bello tutto: “Non mollare mai”, l’inno, i “Giardini di Marzo”. La Lazio è unica anche nei cori”.

Va ancora allo stadio, magari a cantare?

“E’ un po’ che non vado, lunedì parto per il Brasile, ma al mio rientro mi organizzerò per tornarci”.

Quindi il 4 dicembre sarà in Brasile?

“Sì, seguirò la Lazio a distanza. Come andrà non possiamo saperlo, ma se affrontiamo la gara con la mentalità giusta, non possiamo sbagliare”.

Se le dico: 26 maggio 20013?

“Io rispondo: I-N-D-E-S-C-R-I-V-I-B-I-L-E, punto! Non ci sono altre parole, l’abbiamo vinta noi. Adesso gli altri che parlino pure”.

Dov’era quel giorno?

“Mi trovavo a casa di amici”.

Tutti laziali, suppongo…

“Ovvio, per forza! I gufi lasciamoli sul trespolo”.

Arianna Di Pasquale (Corso ‘Sport & Comunicazione LazioPress.it)

 


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ESCLUSIVA | Lucas Leiva: “Il derby di Roma è speciale, spero vinca la Lazio. Immobile? Difficile trovargli un vice”

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Il giorno tanto atteso è arrivato. Oggi è il giorno del Derby. Alle 18:00, nella 13° giornata di Serie A, si affronteranno Roma e Lazio. Una partita che non ha bisogno di presentazioni, che va oltre la classifica ed il percorso fin qui svolto. La redazione di LazioPress.it, in vista della stracittadina, ha intervistato, in esclusiva, l’ex centrocampista della Lazio Lucas Leiva. Queste le sue parole sul derby, sulla squadra di Sarri e su uno dei grandi assenti di quest’oggi: Ciro Immobile.

Sei rimasti nei cuori di tutti i tifosi della Lazio. Cosa ti manca di più della Capitale e della Lazio?

“Io e la mia famiglia abbiamo passato cinque anni fenomenale a Roma. Abbiamo lasciato tanti amici. Mi manca la città ed i miei compagni, però sono contento di esser tornato nella mia squadra del cuore”.

Hai visto una crescita della Lazio in questo avvio di stagione? A quale obiettivo possono ambire i biancocelesti?

“La Lazio è cambiata tanto, con tanti giocatori nuovi, quindi hanno bisogno di tempo. La Lazio è una società che aspetta, quindi devono anche adattarsi all’ambiente. Speriamo che possano fare bene in campionato”.

Quale è il derby che hai nel cuore?

“I derby che ho vinto rimangono sempre nel cuore. Il derby di Roma sicuramente è speciale e spero tanto che la Lazio vinca un’altra volta”.

Nel tuo ruolo, Sarri ha scelto Cataldi.

“Cataldi sta crescendo tanto e sono contento perché è un ragazzo d’oro che lavora tanto e vive per la Lazio. Sarri ha voluto cambiare tanti giocatori, non vedo nessun problema.

Penso che potevo aiutare tanto ancora, però come ho detto, tornare in Brasile per aiutare la mia squadra del cuore, è stata la scelta giusta”.

Si ferma Immobile e la Lazio fa fatica a vincere. È fondamentale avere un suo vice?

“Immobile è un giocatore importante per come gioca la Lazio. E’ normale che fanno fatica a vincere senza di lui. Trovare un vice non è facile, anche perché deve accettare la panchina e sappiamo che Immobile vuole giocare tutte le partite”.

 


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