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ESCLUSIVA | Wilson: “Derby partita sui generis, contano i valori in campo”

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La Lazio del primo scudetto, quello del 1974, la squadra di campioni scalmanati divisa nello spogliatoio ma sempre unita in campo, è anche e soprattutto la Lazio di Pino Wilson, suo indiscusso capitano. Con 22 derby giocati è il giocatore biancoceleste con il maggior numero di presenze in una stracittadina. In attesa del derby numero 165, rivive in esclusiva per noi di Laziopress.it le passioni di un tempo irripetibile che hanno lasciato il passo al calcio moderno delle pay per view.

Domenica il derby. E’ un buon momento di forma per entrambe le squadre, e se la Lazio viene da un’ottima striscia di risultati positivi, la Roma è molto forte in casa. Ma sarà Lazio-Roma, quindi… quanto conterà il fattore casa-trasferta?
“Non dico che le rappresentanze di pubblico si equivarranno ma comunque ci sarà una buona rappresentanza della squadra ospite nella fattispecie la Roma, però io non credo che il pubblico possa influire su una partita così importante sotto il profilo tecnico-tattico ma soprattutto emotivo: sono i valori che i giocatori mettono in campo a determinare il risultato, in modo positivo o negativo”.

 Se dovesse scegliere un elemento determinante per la Roma e per la Lazio dal punto di vista prettamente del gioco, quale o chi direbbe?
“A voler essere molto pignoli e selettivi, per le due squadre dico due nomi: Felipe Anderson ed Edin Dzeko”.

 Tornando al discorso stadio, ha detto che probabilmente non sarà più un fattore determinante da una parte o dall’altra del tifo. Negli ultimi anni si sta assistendo ad uno svuotamento degli stadi e soprattutto delle curve. Cosa pensa di questa cosa?
“Le barriere sono sorte in virtù di irregolarità teppiste nelle due curve, e riguardano solo le due curve e non lo stadio tutto; invece, per quello che riguarda lo svuotamento degli stadi rappresenta un denominatore comune a quasi tutti gli stadi e può essere attribuito alle televisioni che offrono le partite in programma, quindi al freddo, ai soldi e a tante altre piccole circostanze la gente preferisce vedersela dal divano di casa e non avere l’incombenza di andare allo stadio in giornate di freddo o pioggia e così via. Ma la cosa più importante è che adesso è diventato impossibile, soprattutto per quello che riguarda l’Olimpico di Roma, parcheggiare nei pressi dello stadio, e la ritengo anche questa una causa dello stadio vuoto”.

Adesso guardiamo al passato con un pizzico di nostalgia: come viveva i derby il capitano Pino Wilson?
“Eh, non starebbe a me dirlo…! Ho ancora, per quello che riguarda la Lazio, il record dei derby giocati, quindi ne ho provate di tutti i colori in senso negativo e in senso positivo. Ma mi rimane sempre il ricordo del derby come di una partita sui generis, che sfugge a qualsiasi tipo di risultato preventivo. E poi un’altra cosa bella è lo stato emotivo che ti dà questa partita”.

Parlare di derby e parlare di stadi non può non riportare alla mente quel maledetto 28 ottobre 1979, il derby di Vincenzo Paparelli. Lei era presente: che immagini ha di quel giorno e come pensa abbia cambiato il calcio?
“Credo che a livello di cronaca sia stato il primo caso di una morte avvenuta all’interno di uno stadio qui in Italia. Quelle brutte scene e quel brutto episodio credo debbano far pensare non solo all’interno ma anche all’esterno degli stadi. Purtroppo, è capitato in un derby, dove peraltro bisognerebbe ricordarsi di essere tifosi perché è giusto che sia così e lasciare a casa tutte quelle che sono condizioni di stati emotivi che ti portano ad essere un cretino. Io credo che la cosa basilare sia fare tutto quello che è possibile fare fuorché arrivare ad un punto di simili situazioni”.

Il ricordo più bello da giocatore di un derby e da spettatore?
“Da spettatore non sono in grado di poterlo dire perché sono uno abbastanza freddo: mi vedo i derby con tranquillità, quindi o gioisco o soffro a seconda dei risultati; però, da giocatore, forse ricordo un derby finito 0-0 dove giocai un primo tempo di assoluto valore quindi sono rimasto a quel derby, però ce ne sono tanti altri sia in senso positivo che negativo che mi fanno pensare a giornate nere o belle a seconda del risultato”.

Come giudica la vicenda dello scudetto del 1914-1915 e che effetto le farebbe festeggiarlo da capitano al momento del primo scudetto biancoceleste?
“Se venisse assegnato sarebbe assegnato sia alla Lazio che al Genoa, quindi non costituirebbe un precedente ma costituirebbe soltanto il raggiungimento del tricolore da parte di due squadre; ed è sempre un piacere che si giunga ad una verità oggettiva che credo sia sotto gli occhi di tutti, quindi che ben venga questa assegnazione”.

Dove può arrivare la Lazio di Inzaghi?

“Alla luce di quello che si è visto nei primi tre mesi, credo che se ci sono squadre che ambiscono alla Champions League non vedo per quale motivo non dobbiamo farlo noi. La Lazio può ambire ad un risultato prestigioso. Poi dopo quello che accadrà da lunedì in poi sarà solo storia e quindi dovremo o ripeterci o rivedere il tutto”.

In quale Lazio vedi delle similitudini rispetto alla squadra del 1974?

“In nessuna. Lo dico con un pizzico di presunzione ma eravamo tutt’altra cosa”.

Paola Chiaraluce (Corso ‘Sport & Comunicazione’ Laziopress)

 


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MONDIALI 2022 | Il Messico batte l’Arabia Saudita per 1-2

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La gara tra Arabia Saudita e Messico è terminata 1-2 grazie alle reti di Martin e Chavez a inizio secondo tempo. In pieno recupero c’è stato anche tempo per la rete di Al Dawasari. Con il risultato di Polonia e Argentina, la classifica è la seguente:

Argentina 6

Polonia 4

Messico 4

Arabia Saudita 3


Alle 20 scenderanno in campo Arabia Saudita e Messico. Ecco i 22 titolari:

ARABIA SAUDITA (3-4-3): Al Owais; Tambakti, Al-Boleahi, Al-Amri; Abdulhamid, Al-Hassan, Kanno, Al-Ghannam; Al-Buraikan, Al-Shehri, Al-Dawasari. All. Renard

MESSICO (4-3-3): Ochoa; J. Sanchez, Montes, Moreno, Gallardo; Pineda, E. Alvarez, Chavez; Lozano, Martin, Vega. All. Martino 


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