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FOCUS – Paurosa lo scorso anno, ingenua ora. Lazio, chi sei veramente? Parola ai numeri

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Il calcio ha le sue ragioni misteriose, che la ragione non conosce”. Ecco dunque spiegato il match di San Siro: un primo tempo dominato ed un secondo che ha visto i biancocelesti immediatamente sotto di 3 reti. Situazione ben diversa rispetto alla passata stagione, probabilmente condizionata da un diverso approccio mentale alla gara. Lo scorso campionato sono stati in molti a gonfiare la rete biancoceleste nel primo quarto d’ora di partita. Meggiorini, Higuain,  Berardi, Dzeko, poi ancora: Tonelli, Cesar e Belotti. Passando anche per un Bologna-Lazio, con gli emiliani in doppio vantaggio dopo soli 18 minuti di gara (andati in gol prima con Giaccherini al 2′ e poi con Destro al 18′). Serie finita? Macché! Emblematiche le due gare consecutive del 20 marzo contro il Milan e del 3 aprile contro la Roma, nelle quali la Lazio è andata in svantaggio entrambe le volte al 15′ esatto, con Bacca ed El Shaarawy a firmare le marcature.

Ad una Lazio che prevalentemente andava sotto nei primi minuti di gioco, si contrappone una “nuova” Lazio, quella di “ogni maledetto secondo tempo”. Dei 21 gol presi dalla banda di Inzaghi, ben 18 sono arrivati nel secondo tempo. Solo Cagliari, Palermo (21) e Pescara (20), hanno subìto più gol dei biancocelsti (18) nella ripresa. Se la squadra di mister Pioli non approcciava alle partite con la giusta mentalità, prendendo gol a bruciapelo, la Lazio attuale accusa una mancanza di concentrazione nella seconda parte del match. “E’ la dura legge del gol, fai un gran bel gioco però…” se non sei bravo a concretizzare le buone opportunità che crei nella prima frazione di gioco, inevitabilmente finisci per soffrire le successive occasioni dell’avversario. L’ultima gara contro l‘Inter, o il derby, evidenziano quanto la squadra faccia fatica ad accaparrarsi la vittoria nella seconda frazione di gioco. Primi tempi a porta blindatissima: tre gol incassati (Bacca, Helander e Iago Falque), il minimo rispetto alle reti subite nei secondi tempi. E’ una Lazio da record europeo nei primi 45′, ma l’impermeabilità difensiva dei primi minuti andrebbe replicata anche nella seconda fase di gioco, fermo restando comunque che i punti persi contro le big della Serie A spesso sono nati da errori individuali e non per disattenzione generale della squadra. La Lazio di Inzaghi è figlia di un buon lavoro che il mister stesso ha fatto “ad personam”; tanto lui era egoista sotto porta da calciatore, tanto è altruista ora che è seduto in panca.

Se l’organizzazione tattica, unita ad una spiccata capacità camaleontica degli schemi è il tratto distintivo della sua squadra, il vero segreto è la crescita esponenziale dei singoli. L’allenatore biancoceleste non si è concentrato esclusivamente sugli uomini-chiave o sulla “vecchia guardia”, ma ha coinvolto tutti, cercando di trarre il meglio da ciascun elemento della rosa. Con 90′ ancora da giocare è la seconda miglior Lazio dell’era Lotito, al giro di boa del campionato. Caratteristiche predominanti di questa stagione sono le due facce che vediamo della stessa formazione, durante la medesima partita: fino all’intervallo una squadra compatta, quadrata, che da spettacolo ma che non concretizza le occasioni che crea e nel secondo tempo una squadra che perde lucidità e finisce per subire gol, spesso per ingenuità di singoli giocatori. Ad ogni modo, solo la Lazio di Mancini (stagione 2002/2003) e quella del secondo scudetto (1999/2000) hanno fatto di meglio fino a questo punto del campionato. “Le idee migliori non vengono dalla ragione, ma da una lucida, visionaria follia”. I tifosi si augurano un po’ di questa sana follia, per raggiungere un obiettivo illustre e prestigioso, chiamato sotto voce: la Champions League.

A cura anche di Paola Chiaraluce

 


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TMW | Lazio, Kamenovic e Fares: due esuberi da piazzare per fare posto al giovane terzino

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Vendere per acquistare. In un momento in cui i soldi in Italia non girano nell’intero sistema, con l’indice di liquidità in negativo, la Lazio non ha margini per intervenire sul mercato di gennaio senza prima cedere qualcuno. Ecco perché a centrocampo si farà qualcosa (Ilic) solo se andrà via Luis Alberto (difficile), mentre in attacco non arriverà un vice Immobile: Sarri rimarrà così. In difesa però qualcosa può succedere. Da anni la Lazio ha bisogno di un terzino sinistro, Sarri stesso l’ha ribadito più volte, pubblicamente e privatamente al presidente Lotito.

Ecco che l’assist per muoversi sul mercato la Lazio può riceverlo da Kamenovic e Fares, due esuberi del club, entrambi terzini mancini. Sarri non li vede, difficilmente li utilizzerà (il serbo in un anno e mezzo ha giocato solo 45 minuti) e dunque devono essere venduti per comprare un giovane laterale mancino da addestrare per il futuro: Parisi, Valeri e alcuni nomi stranieri sono sul taccuino del ds Tare. Difficilmente la Lazio potrà monetizzare tanto da Kamenovic, 22 anni, e Fares, 26 anni. Però la loro uscita può liberare soldi dal punto di vista degli ingaggi: il serbo guadagna 500 mila euro annui, l’algerino addirittura 1,2 milioni. Troppi, decisamente. Così anche due possibili prestiti, quindi, possono aprire i cancelli di Formello per un nuovo giocatore. TuttoMercatoWeb\Riccardo Caponetti

 


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