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TOP OF 2016 – Ave Klose, populus tuus te acclamat. Da Re di Prussia a Papa de Roma: grazie Miro!

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Dicembre, tempo di Natale e bilanci. La Lazio chiude un 2016 in chiaroscuro: mediocre la prima parte, esaltante la seconda. Nonostante questo però, quest’anno ha regalato alcune partite da ricordare. Ecco quelle che Laziopress vi ha raccontato con maggior piacere.

Leggenda. Nel latino medievale, leggenda aveva il significato di ‘cose da leggere’. Sì, perché la storia, si sa, c’è chi la legge, ma anche chi la scrive. A caratteri indelebili. Talvolta facendo parlare di sé a gran voce, altre volte in silenzio, senza gli encomi del caso. Preferendo sempre la via del lavoro sul campo, piuttosto che una tastiera o i microfoni delle tv. Miro Klose è questo, un role model da seguire, dalla forma mentale del grande campione, una leggenda, per rimanere in tema.

E’ l’estate del 2011 e, dopo aver visto sfumare all’ultimo la qualificazione in Champions, la Lazio si prepara ad affrontare l’Europa League nel migliore dei modi. La società rivoluziona l’attacco e cede in un sol colpo sia Zarate che Floccari, rispettivamente all’Inter e al Parma. Lotito vuole il salto di qualità in avanti e piazza subito il colpo Klose, a parametro zero dal Bayern. Il popolo laziale s’infiamma, poi, all’annuncio di un altro bomber di caratura internazionale: dal Panathinaikos arriva Cissè. Pronti, via e a San Siro in 20 minuti i gemelli del gol portano avanti i biancocelesti contro il Milan. Si sogna in grande, nonostante la rimonta rossonera fissi il risultato finale sul 2-2. E’ però solo un fuoco di paglia. Almeno in parte. Il francese, infatti, non rispetterà le attese e a metà stagione sarà costretto a cambiare prematuramente aria, trasferendosi in Premier League al Qpr. Klose, invece, non smette piu’ di segnare. Il tedesco che ebbe i natali ad Opole, in Polonia, riscopre una seconda giovinezza con l’aquila sul petto. E poi arrivò il derby, forse il giorno della sua consacrazione con la maglia della Lazio, ma ancor di piu’ nei cuori dei laziali. Il 16 Ottobre 2011 la squadra di Reja si appresta a scendere in campo contro una Roma che viene da una striscia nelle stracittadine di 5 vittorie consecutive. La Lazio è chiamata ad un solo risultato: la vittoria. L’atmosfera è calda, elettrizzante. Klose si carica l’attacco sulle proprie spalle e al 93’ infila Stekelenburg, completando una rimonta pazzesca e mandando al settimo cielo i laziali, in analisi quelli romanisti. “Il Derby di Roma non si può paragonare a quelli giocati in Germania: solo in Italia ho imparato veramente il significato della parola derby”, ammise il Panzer in un’intervista qualche anno fa. Lui, dallo sguardo di ghiaccio e il cuore di pietra, si è forse lasciato coinvolgere dalla passione e il calore del tifo laziale e di una città come Roma che o t’ama o t’odia, senza mezze misure.

MENTALITA’. Innegabile che l’arrivo del tedesco a Formello abbia portato sin da subito un cambio di mentalità nello spogliatoio biancoceleste. Klose è da sempre un vincente, ma ancor prima un professionista esemplare, un modello da osservare, seguire e clonare, se possibile. Un campione d’umiltà, senza dubbio. Non è difficile vederlo con la sacca in spalle, intento a raccogliere tutti i palloni a fine allenamento. Ancor meno alle prese con un ragazzo della Primavera, mentre gli spiega nei minimi dettagli un peculiare movimento in fase offensiva. Fin da subito stupì la pratica dei bagni in vasche di acqua gelata dopo una partita o allenamento, per poter facilitare il recupero e limitare le conseguenza da traumi di gioco. E la sera, poi, a letto presto, ovvio! Alle 20 il campione tedesco è già sulla via della camera da letto. Impossibile fargli cambiare idea. Una mentalità forte e vincente che gli ha permesso, nella sua lunga carriera, di restare sempre al top della forma. Una stile di vita ferreo, dal quale raramente Klose sfugge e, quando ciò accade, sempre con una canna da pesca in mano.

RECORD. Una macchina da gol, intrisa di acume tattico e leadership silenziosa. Questo è Klose, un attaccante che ha fatto di tutto ciò la sua arma principale, riuscendo a collezionare trofei e record personali durante tutta la sua carriera. Pensi alla Nazionale teutonica e non può non risaltare alla mente proprio lui. Sono 137 le presenze, secondo dopo Lothar Matthäus (150), e 71 reti che lo pongono in cima alla classifica dei marcatori tedeschi, davanti ad un’icona come Gerd Müller, fermo a 68. Nel 2014, poi, il mondiale in Brasile gli consegnò trofeo e record di gol nella fase finale di tale competizione (16). Con la maglia della Lazio, Klose si rese protagonista di ben 5 reti in un solo match. Avvenne nel Maggio 2013, all’Olimpico contro il Bologna (6-0). Tale impresa riuscì nell’85-86 a Pruzzo contro l’Avellino. Fecero ancor meglio Sivori e Piola, ma Klose ha dalla sua quella di esser stato sostituito al 68’, non potendo così aumentare il bottino delle reti. Ora ne rincorre un altro di primato. Con una tripletta contro la Fiorentina, infatti, supererebbe Pandev (64), divenendo così il miglior marcatore straniero della storia biancoceleste. Una storia che parla anche di una Coppa Italia alzata al cielo della Capitale nel derby contro la Roma, in quell’ormai celebre 26 Maggio 2013.

DANKE. Il Re di Prussia, eletto Papa dal popolo laziale, è pronto ad affacciarsi per l’ultima volta sul prato dell’Olimpico. Ad aspettarlo ci sarà la Fiorentina e uno stadio in festa. Seppur orfano della sua curva, la Nord, che continua con coerenza la propria lotta contro le barriere. Nel “Klose Day”, il tedesco è pronto a salutare per l’ultima volta i suoi tifosi. Qualche lacrima scenderà fra quei circa 35mila spettatori, c’è da scommetterci. Non a lui, troppo freddo per queste cose, o forse no. Non importa, farebbe comunque parte del personaggio. Un grande campione, divenuto leggenda anche grazie alla Lazio. E allora che abbia il via la festa, il tuo popolo è pronto ad applaudirti, per l’ultima volta. Danke Miro!

 


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CorSera | Romagnoli e Casale, la coppia italiana che ha blindato la Lazio

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Sei volte di fila schierati dall’inizio e porta inviolata in 4 gare.

Grazie al lavoro di mister Sarri, la Lazio ha incassato 11 gol in 15 gare di campionato. Ma ci sono ancora margini di miglioramento. Dal 16 ottobre scorso contro l’Udinese, il tecnico ha schierato RomagnoliCasale e in campionato non li ha più cambiati; la coppia difensiva ha mantenuto la media di 2 partite su 3 senza subire reti.

Fraioli – Proietto

Con sole 6 apparizioni in coppia, l’affinità non può che migliorare: avendo d’altronde solo 24 anni uno (Casale) e 27 l’altro (Romagnoli), potrebbero formare la difesa centrale per le prossime stagioni. La Lazio non è abituata ad avere a lungo termine una coppia di italiani a proteggere la propria porta, gli ultimi a giocare con continuità erano stati Biava e Stendardo.

foto Fraioli

Come riportato dal Corriere della Sera

 


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