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FOCUS – L’arte di chiamarsi de Vrij. Dal duo Van Gaal-Ferguson alla Lazio, che sogna il rinnovo: tutti pazzi per Stefan

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Non ci si improvvisa difensori centrali, è un ruolo che richiede caratteristiche tecnico-tattiche uniche. Forza fisica, intelligenza tattica, leadership naturale e ottima capacità a far partire l’azione da dietro. Questo è l’identikit del difensore moderno, questo è Stefan de Vrij. Ragazzo umile, mai un atteggiamento sbagliato, professionista serio, uno di quelli che anche quando non gioca e non si allena pensa al proprio fisico, sempre pronto ad aiutare i compagni. Dal suo arrivo nell’estate 2014, ha subito conquistato il cuore dei tifosi biancocelesti, dopo aver ammirato le sue giocate nel mondiale brasiliano dove venne inserito nella Top 11 del torneo. Dopo l’ottimo mondiale disputato, il telefono dell’ex Feyenoord squilla almeno tre volte al giorno. E’ Louis Van Gaal, al tempo allenatore dell’Olanda e futuro tecnico del Manchester United. Stefan lo ha definito “manager fondamentale” per la sua carriera, ma Tare, già prima dell’inizio del mondiale, grazie un blitz a Rotterdam aveva già raggiunto l’accordo verbale col giocatore. Dopo i vari tentativi di Van Gaal, per lui si scomodò anche Sir Alex Ferguson, che tentò il tutto per tutto con una chiamata disperata, promettendogli che sarebbe diventato il difensore più forte del mondo. Ma l’olandese è un ragazzo di parola e rispedì al mittente le proposte dei Red Devils e sposò il progetto laziale.

Nella sua prima stagione italiana, con i biancocelesti capaci di vincere ben 21 partite su 38 in campionato, ha saltato otto gare di Serie A, nelle quali i laziali totalizzarono appena cinque punti, mantenendo la porta inviolata in una sola occasione. Nella stagione successiva, dopo una gara con la sua nazionale, il ginocchio fa crack, e senza di lui, la Lazio non è mai riuscita a trovare un leader difensivo che sapesse guidare la retroguardia, ed è affondata. “Me la caverò proprio come ho sempre fatto, con le gambe ammortizzando il botto, poi mi rialzerò ammaccato non distrutto”. Il difensore biancoceleste resta fuori per dieci lunghi mesi, effettuando una lunghissima riabilitazione in Olanda, ma non smette mai di allenarsi, vuole tornare più in fretta possibile ad aiutare i suoi compagni. L’ultima partita risale al 30 agosto 2015, nella trasferta contro il Chievo, poi lo stop in nazionale. Nel ritiro ad Auronzo, Inzaghi può sorridere, Stefan fa il suo rientro in gruppo e mostra sicurezza nei contrasti e la consueta eleganza negli interventi. Il 21 agosto dopo quasi un anno di assenza dalla Serie A, torna in campo nella trasferta vinta a Bergamo, disputando una gara attenta e di personalità e facendo ritrovare sicurezza a un reparto che senza di lui nella scorsa stagione è apparso disastroso. Inzaghi cosi come Pioli, gli ha affidato le chiavi della difesa, tanto da essere il giocatore più utilizzato nelle prime sette giornate con 630 minuti disputati. Il resto è storia recente: il telefono continua a squillare, qualche piccolo infortunio, ma lui è sempre lì, lì nel mezzo del prato verde, a strappare applausi ai tifosi e far stropicciare gli occhi agli addetti ai lavori. Proprio per questo la società farà di tutto per rinnovargli il contratto in scadenza nel 2018. Lotito e Tare sono gelosi, vogliono che il loro muro olandese abbia gli occhi solo per i colori biancocelesti. 

 


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TMW | Lazio, domani a Graz per una finale anticipata: obiettivo cancellare Midtjylland

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È la terza giornata del girone ma è già una finale. Del resto non può essere altrimenti se alla partita precedente hai perso 5-1. Così Martusciello, il vice di Sarri, ha presentato Sturm Graz-Lazio di domani alle 18.45: “Rappresenta il passaggio del turno. È una partita da ultima spiaggia, c’è da vincere e convincere. Bisogna continuare cosi e evitare quei down dell’ultima prestazione europea”. Nel gruppo F sono tutte a pari punti, 3: insomma, è veramente ti decisivo il match di giovedì.

Fraioli

Il problema di Midtjylland – Non che ci volesse una laurea a Coverciano per capirlo, ma a Formello sono tutti d’accordo che la causa della disfatta in casa del Midtjylland non siano le rotazioni nella formazione iniziale, con 5 cambi rispetto alla squadra schierata quattro giorni prima col Verona. Gila per Casale, Hysaj per Lazzari, Luis Alberto per Basic, Cataldi per Marcos Antonio e Pedro per Zaccagni. Quasi mezza squadra, sì, ma giocatori di primo livello, considerati titolari, superiori per valore assoluto agli avversari danesi. Il problema quindi, più che nei nomi, è stato nell’atteggiamento con cui la Lazio è scesa in campo: poco umile, spocchiosa, sicura di essere bella e vincente. Il famoso germe di Sarri.

Fraioli

Sì alle rotazioni – Contro la Cremonese e lo Spezia il gruppo ha risposto alla grande, ha reagito ma non basta per rimettere la nave in porto sicuro: c’è lo scoglio di Graz da superare per tornare in acque tranquille. Sull’aspetto mentale lavorerà Sarri, deciso a continuare nell’alternare alcuni giocatori (Vecino, Marcos Antonio, Gila si candidano), perché il tour de force non risparmia nessuno e lunedì c’è lo scontro diretto di Firenze. TuttoMercatoWeb/Riccardo Caponetti

 


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