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IL PAGELLONE DEL 2016 – Da Pioli a Inzaghi, fino a Biglia: i voti dell’anno che se ne va

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Un altro anno se ne va. Come il 2015, il 2016 ci lascia con due facce, stavolta invertite: disastrosa la prima, (quasi) perfetta la seconda. Un andamento che ha influenzato anche il nostro pagellone. La speranza è che il 2017 sia ricco di continuità e positività, con la Lazio sempre ai vertici del campionato. Buon anno da Laziopress.it.

KLOSE 10 – Voto alla carriera. 15 maggio 2016, Lazio-Fiorentina 2-4. L’ultima volta del tedesco con la maglia della Lazio. Felipe Anderson si avvicina al dischetto per battere il calcio di rigore e un coro si leva per tutto lo stadio: “Miro, Miro, Miro”. Così il brasiliano consegna il pallone al tedesco, che fa gol. Come sempre. Ma questo non è un gol come tutti gli altri: è il gol del record, che gli permette di raggiungere Goran Pandev a quota 64 reti, tra Campionato e Coppe, come marcatore straniero più prolifico nella storia della Lazio. Ah, è anche lo straniero che ha realizzato con la maglia della Lazio il maggior numero di reti nei soli campionati italiani. Il giusto finale che il pubblico biancoceleste sognava per la sua ultima partita con la maglia biancoceleste. Ora è l’assistente del ct Löw nella Germania, dove ha scritto altre pagine leggendarie. E’ stato un onore vederlo giocare con questa maglia. Danke Miro, il Panzer dei record.

INZAGHI 9 – Bielsa chi? L’ascesa di “Simoncino” è sorprendente. Semplice traghettatore per il dopo Pioli? Per la società sì, per molti tifosi no. Testa bassa, tanto lavoro e soprattutto. Amore. Verso la maglia e il “suo” popolo. Il quarto posto in classifica e un gruppo unito sono gli ingredienti del suo piatto da ristorante di lusso. Inzaghi si è preso le luci della ribalta. Il sogno? La terza stella Michelin. Tradotto in linguaggio calcistico: preliminare di Champions League.

FELIPE ANDERSON 7 – La storia è sempre la stessa: quando si accende lui, si accende la Lazio. A volte irritante, altre top player: inutile arrabbiarsi, Felipe è così. Prima ti fa disperare per una palla persa in modo banale, subito dopo però mette assist al bacio o segna con slalom in stile Playstation e tu dimentichi tutto. Resta l’unico giocatore della Lazio capace di trasformare una realtà bianca e nera in HD. Che il 2017 regali l’unica cosa che gli manca per seguire le orme del suo amico Neymar: la continuità.

IMMOBILE 7 – I 9 gol segnati nelle prime 11 partite di campionato hanno fatto sì che l’impatto della punta con il mondo biancoceleste fosse devastante e al pari degli altri grandi bomber della nostra serie A. Con una media di un gol ogni 176 minuti è un calciatore che ora divide le opinioni di tutti. Non segna da tanto tempo e quello che fa vedere in campo non è l’Immobile di inizio stagione. Il digiuno preoccupa perché mai l’attaccante aveva dovuto fare i conti con un digiuno realizzativo così lungo (7 partite). Nonostante cali fisici e mentali, Inzaghi gli ha sempre lasciato le redini dell’attacco. Perché la Lazio torni a vincere per l’Europa, Ciro deve tornare al gol.

KEITA 7 – Il 2016 è l’anno migliore della sua ancora breve carriera. È suo il primo gol biancoceleste dell’anno, contro la Fiorentina. Poi Pioli sembra non aver piú fiducia nel ragazzo nato in Spagna. Molta panchina, qualche presenza. E poi… Inzaghino. Arriva lui e la musica cambia. Keita diventa punto di riferimento, chiude il campionato da protagonista. Pochi si aspettano il terremoto in quel di Auronzo: Keita non si presenta. A fine luglio afferma:”Lazio punto di partenza”, la cessione sembra l’unica strada percorribile. Inzaghi lo reintegra in squadra, ed è subito magia: 5 gol, 3 assist, prestazioni da stropicciarsi gli occhi. Ma ancora ritardi, mugugni e misteriosi tweet: Keita è anche questo. Del futuro non v’è certezza, o meglio una ce n’è: la Coppa d’Africa lo porterà via dalla Lazio per un mese. E poi? Resta o se ne va? Rinnova? Alone di mistero, imprevedibilità, (anche) questo è Keita.

PAROLO 7 – Un anno grandioso quello del centrocampista biancoceleste che tra un posto da titolare in nazionale e un girone di andata, seppur non ancora concluso, da leader e da punto di riferimento vero per la squadra, può dirsi più che soddisfatto di questo 2016. Partita dopo partita il ragazzo Gallarate sta dimostrando di saper amare e onorare i colori biancocelesti, incarnando perfettamente il motto ‘Non mollare mai’.

DE VRIJ 7 – L’assenza dell’elegante difensore laziale si è fatta sentire. Fuori per quasi tutta la passata stagione, l’ex Feyenoord quest’anno è tornato a guidare il reparto difensivo e i risultati sono sotto gli occhi di tutti, anche se nei secondi tempi, visti i troppi gol subiti, ci sarebbe qualcosa da rivedere.

BIGLIA 7 – Con lui in campo è sempre un’altra Lazio. Il Principito è il regista, il faro dei biancocelesti. Pioli, Inzaghi, l’argentino è imprescindibile. A limitarne il rendimento i numerosi infortuni, quei recuperi affrettati (spesso prima della Nazionale) e la situazione contrattuale ancora in bilico. La Lazio vuole continuare con Biglia, Lucas glissa sul suo futuro. Ma con lui in campo è (quasi sempre) grande Lazio.

STRAKOSHA 7 – “Marchetti è infortunato, Vargic non è pronto…Thomàs sei titolare”. Debutto nella scala del calcio a sorpresa. Contro il Milan arriva l’occasione, un segno del destino. Parte da qui la scalata di Strakosha nelle gerarchie di Inzaghi. La Lazio a Milano perde ma lui non sfigura, anzi! Marchetti è costretto a saltare altre gare, lui si fa trovare sempre pronto. Colleziona presenze e parate. Il ragazzo c’è. Da possibile partente a semi-titolare. Può rappresentare il futuro della porta biancoceleste.

MURGIA 6.5 – Il “Core de Roma” ha conquistato tutti. Inzaghi crede molto nelle sue qualità, tanto da regalargli più di qualche spezzone nella sua prima avventura con i grandi. La rete di Torino ha il sapore di un predestinato. Il futuro gli appartiene.

WALLACE 6.5 – Arriva in incognito, acquisto lampo. La società spera di aver trovato il centrale da affiancare all’olandese de Vrij. Parte però dalla panchina visto anche l’exploit improvviso di Bastos, ma quando l’angolano si fa male Fortuna è pronto. Sicurezza, forza fisica ed un’esperienza inusuale per un classe 94’. A Napoli giganteggia contenendo il tridente delle meraviglie partenopeo ma al derby il black-out. Troppa fiducia, tenta il dribbling e la Roma passa, cosa che gli toglie mezzo voto. Potrebbe essere l’episodio chiave per la sua stagione. Wallace però non crolla, non si scompone: a Genova torna in campo e la Lazio vince. Fortuna si, ma tanto Wallace.

MILINKOVIC-SAVIC 6.5 – Grazie a Inzaghi è esploso nel ruolo di mezz’ala, con libertà d’inserirsi in area avversaria, e i risultati iniziano a vedersi. Per lui quest’anno 15 presenze, già 3 gol e 2 assist. Percorre 12.659 km in media a partita, più di tutti i suoi compagni, ed è il giocatore che recupera più palloni. Ora è un giocatore maturo.

RADU 6.5 – Non solo un senatore di questa squadra, ma un vero e proprio leader. Nove sono gli anni finora trascorsi in biancoceleste e possiamo ormai definire il trentenne romeno un romano d’adozione. Duttile come pochi, dove lo metti fa bene. Nonostante alcuni problemi fisici, è la certezza di Inzaghi: sia nel 3-5-2 che nel 4-3-3 è inamovibile. Non a caso è il difensore più utilizzato tra i capitolini con 1238 minuti all’attivo. E come se non bastasse vanta anche due gol segnati. Vice Biglia, indossa questa maglia con grande senso di appartenenza senza risparmiarsi mai. Un orgoglio per il popolo laziale.

BASTA 6.5 – La prima parte dell’anno non è stata felicissima per il serbo, dal momento che nella stagione passata anche lui stranamente ha contribuito alle pessime prestazioni della squadra. Nel girone di andata in corso, invece, dopo un avvio di stagione in cui il suo posto da titolare è stato spesso messo in discussione da Patric, ora Basta è una pedina fissa nella formazione di Inzaghi, soprattutto nel 4-3-3 dove riesce ad esprimersi al meglio. Sempre a disposizione del mister, il terzino biancoceleste contribuisce alla solidità che finora ha contraddistinto la retroguardia capitolina.

PATRIC 6.5 – Appena arrivato in Italia era ricordato solo per la sua folta chioma bionda. Lo spagnolo però, dopo un anno, si è finalmente ambientato alla Lazio e adattato alla Serie A, migliorando in fase difensiva, cercando di farsi sempre vedere in avanti.

LOMBARDI 6.5 – Bravo a sfruttare subito la sua grande chance. Alla prima di campionato a Bergamo, out Keita e Felipe, Inzaghi lo schiera titolare. Cristiano non delude: esordio e primo gol in Serie A. Inzaghi lo conosce bene, gli da spazio e minuti in molte gare. Un 2016 da incorniciare, la Lazio ha in casa un ottimo prospetto di giocatore.

LULIC 6 – Impossibile non apprezzarne la grinta, l’impegno e la corsa, qualitá che permettono di perdonare mancanze dal punto di vista tecnico. Un 2016 senza troppi acuti per il bosniaco, punto fermo della Lazio degli ultimi anni, grazie alla sua soprendente duttilitá. C’è un buco a sinistra? Gioca Senad. Serve qualcuno a centrocampo… toh, c’è Senad! Keita è fuori forma? Ma che problema c’è? “Senad, oggi giochi nei tre davanti!”. Che sia Pioli o Inzaghi, Lulic è sempre lí, piú spesso terzino o interno di centrocampo. Chiude l’anno con un’evitabile battuta su Rudiger in un concitato post derby. Ma che combini Senad?

CATALDI 6 – Vice Biglia? Regista o mezzala? Il 2016 doveva essere il suo anno dopo un buon 2015. Pioli gli concede poche chance, Inzaghi ci crede ma i progressi di Milinkovic e l’esperienza di Parolo gli tolgono spazio. Cuore laziale, la voglia di fare e l’amore per la maglia non mancano mai. Ora però, serve lo scatto decisivo.

LUKAKU 6 – La sua avventura con la maglia biancoceleste dopo il buon Europeo fatto con la maglia del Belgio è più che positivo. Jordan colpisce subito Inzaghi, tanto da meritarsi una chance dal primo minuto contro l’Atalanta, nella prima gara di campionato. Qualche infortunio di troppo ha penalizzato la parte iniziale della sua stagione.

PIOLI 6 – La sufficienza è d’obbligo, nessun dubbio sulle sue qualità da allenatore. Ha sconfitto lo scetticismo e restituito entusiasmo riempiendo l’Olimpico. Purtroppo la creatura che aveva costruito con tanta passione gli è scoppiata tra le mani. La sua colpa? Assecondare il calciomercato della scorsa estate, semplicemente inadeguato per la Champions.

BERISHA 6 – Solo 6 presenze da titolare, tra Campionato ed Europa League, nel 2016 giocato con la casacca biancoceleste. Forse poche, ma si è quasi sempre fatto trovare pronto. Nonostante alcuni errori infatti, il portiere di Pristina ha mostrato di acquisire sempre più personalità e sicurezza, diventando anche un ottimo para-rigori. Ora è titolare nell’Atalanta rivelazione.

MAURI 6 – “Certi amori non finiscono, fanno giri immensi e poi ritornano”. Arrivato per volontà della società non tanto per colmare le lacune tecniche, ma per riportare un “Senatore” in più nello spogliatoio. Capitano di mille battaglie meriterebbe un 10 come i suoi anni passati nella capitale. L’ultimo a mollare, il primo a prendersi le colpe. Un peccato il suo addio silenzioso.

BASTOS 6 – Prima stagione in biancoceleste per l’ex centrale del Rostov. Solo 405 i minuti giocati, che sono bastati per impressionare anche i più scettici e per conquistare la fiducia di mister Simone Inzaghi. Il carattere e la forza fisica mostrati finora in campo lo hanno reso protagonista di ottime prestazioni, una su tutte la grande prova di personalità messa in atto contro Juventus. Tornato titolare contro la Fiorentina, dopo un infortunio al flessore che l’ha costretto ai box, è pronto a riprendersi un posto da titolare nella difesa della Lazio.

ONAZI 6 – Conclude la sua avventura laziale con un bottino di 22 presenze e 2 reti, raggiungendo anche la 100esima presenza nella trasferta di Europa League contro il Rosenborg. Nonostante qualche carenza tecnica, quando è stato chiamato in causa, ha sempre lottato e onorato la maglia.

MARCHETTI 6 – E’ stato un 2016 piuttosto altalenante quello del numero uno biancoceleste, contrassegnato da tanti (troppi) infortuni e prestazioni spesso non troppo rassicuranti. A mettere in discussione la sua leadership ci si è messo anche Strakosha, che quando è stato chiamato in causa ha dato grandi segnali in fatto di tecnica e personalità. Ma la spettacolare quanto decisiva parata sul tiro angolato di Ilicic dal dischetto e l’intervento determinante su Bernardeschi nell’ultimo Lazio-Fiorentina gli regalano a sufficienze e fanno sperare su una sua ritrovata forma fisica e mentale.

KONKO 6 – La sua esperienza alla Lazio è stata determinata dai continui infortuni. Un tormentone dalle parti di Formello, ormai quasi di casa in Paideia. Ma quando scende in campo dimostra di poter dare sempre un buon contributo, con Pioli diventa titolare nell’ultima stagione. In estate saluta direzione Atalanta, un addio con pochi rimpianti.

HOEDT 5.5 – Con gli acquisti estivi della società biancoceleste l’olandese si è ritrovato più in panchina che in campo. Tuttavia è maturato a sufficienza da accettare silenziosamente il posto in panca e da dare il massimo quando è chiamato a scendere in campo.

CANDREVA 5.5 – Il 2016 non è senz’altro un anno da ricordare per Candreva, almeno per quanto riguarda la Lazio. Dopo aver condotto un girone di ritorno tra alti e bassi, complice il deludente andamento generale della squadra, il numero 87 in estate è riuscito ad esaudire il proprio desiderio: quello di approdare all’Inter per una nuova esperienza, deludendo gran parte dei tifosi laziali.

MATRI 5 – La grande delusione. Arrivato per essere il nuovo attaccante della Lazio, da ‘Mitra’ si è trasformato in una vecchia pistola scarica, nonostante l’illusoria doppietta al debutto. L’unico gol segnato con i biancocelesti nel 2016 e il deludente avvio con il Sassuolo parlano chiaro.

KISHNA 5 – Ha collezionato qualche presenza da titolare sopratutto nella prima parte dell’anno con Pioli, alternando buone prestazioni a gare da dimenticare. Con l’arrivo di Simone Inzaghi le cose sono cambiate ed il minutaggio è notevolmente diminuito. Le porte del mercato si stanno aprendo e una permanenza a Roma dell’olandese resta sempre in bilico.

BRAAFHEID 5 – Nei limiti ha fatto il suo, gli infortuni gli hanno anche regalato il derby (con risultati ovviamente discutibili). A oggi però il suo acquisto, e soprattutto rinnovo, resta un mistero.

GENTILETTI 4,5 – Ha illuso tutti come il più grande dei maghi. Sembrava fosse arrivato il partner perfetto di de Vrij, mai pensiero fu più errato. Goffo, lento e disastroso: il suo addio non ha fatto strappare i capelli a nessuno. Ora fa panchina al Genoa.

MAURICIO 4.5 – La stagione 2015-16 per la Lazio rappresenta un fallimento, nessuno si salva. Mauricio, dopo gli ottimi primi 6 mesi in maglia biancoceleste disfa tutto. La testa non c’è più. Colleziona più cartellini rossi che sufficienze. Ci prova, si impegna ma il gap tecnico-mentale è troppo ampio. Ad Agosto cambia aria, direzione Russia: allo Spartak Mosca. E pensare che in coppia con de Vrij faceva anche bella figura, un esempio che la dice lunga sulla classe dell’olandese.

DJORDJEVIC 4 – “Mamma ho perso la speranza”. Tanto impegno, ma non basta. Una storia al capolinea, prima Pioli poi Inzaghi non sono riusciti a rilanciare un giocatore con caratteristiche particolari. Il futuro? Molto probabilmente lontano da Roma, con molti rimpianti, pochi gol e tante panchine.

BISEVAC 3 – Doveva essere l’uomo delle provvidenza. Si è rivelato un totale fallimento la sua avventura nella Capitale. Errori grossolani molto volte hanno spalancato agli attaccanti avversari le porte del gol. La sua parentesi a Roma con la maglia numero 13 (lesa maestà!) dura solo 6 mesi. Le sue gesta non hanno lasciato alcun segno piacevole al tifoso. Le dichiarazioni all’Equipe poi, becere e di cattivo gusto hanno segnato un divorzio, mai stato più sperato

MORRISON s.v. – Ravel c’è, Ravel… non c’è. Magia? Magari. Ravel come il messia dell’ebraismo. Ma quando arriva? Classe 93′, alla Lazio dal 2015, l’inglese potrebbe essere tranquillamente il protagonista di una puntata di “Chi l’ha visto?”. Eppure l’estate 2016 sembrava portare con sé perlomeno un barlume di costanza nella sua carriera; un bel gol ad Auronzo aveva illuso un po’ tutti. Da allora il nulla, a parte tweet e foto postate su Instagram, e le solite sirene d’Oltremanica a suonare. Torna a casa? O resta? Arriva? Dubbi amletici. Ma una cosa è (quasi) certa: Ravel esiste, non è frutto dell’immaginazione di Walt Disney. Where are you, Ravel?

LEITNER, VARGIC, LUIS ALBERTO S.V. – Perché, giocano (o hanno giocato) nella Lazio?

TARE 6 – Il voto finale potrebbe essere più alto se si prendesse in considerazione il solo mercato estivo. Ma la valutazione è complessiva e riguarda l’intero 2016. Il mercato di gennaio non può considerarsi, in nessun modo, sufficiente. Serviva a tutti i costi un difensore centrale per sostituire de Vrij ed è arrivato soltanto Bisevac. Il DS si riscatta nella sessione estiva quando rimette in piedi la retroguardia biancoceleste grazie agli acquisti di Wallace e Bastos e finalmente trova in Immobile un bomber che mancava da troppo tempo. In uscita alleggerisce la rosa cedendo gran parte degli esuberi. Manca però qualcosa all’appello. Un vice Immobile ad esempio, oltre che il sostituto di Candreva. Leitner e Luis Alberto non si dimostrano all’altezza e la coperta a disposizione di Inzaghi è ancora corta.

 

  


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MONDIALI 2022 | Il Messico batte l’Arabia Saudita per 1-2

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La gara tra Arabia Saudita e Messico è terminata 1-2 grazie alle reti di Martin e Chavez a inizio secondo tempo. In pieno recupero c’è stato anche tempo per la rete di Al Dawasari. Con il risultato di Polonia e Argentina, la classifica è la seguente:

Argentina 6

Polonia 4

Messico 4

Arabia Saudita 3


Alle 20 scenderanno in campo Arabia Saudita e Messico. Ecco i 22 titolari:

ARABIA SAUDITA (3-4-3): Al Owais; Tambakti, Al-Boleahi, Al-Amri; Abdulhamid, Al-Hassan, Kanno, Al-Ghannam; Al-Buraikan, Al-Shehri, Al-Dawasari. All. Renard

MESSICO (4-3-3): Ochoa; J. Sanchez, Montes, Moreno, Gallardo; Pineda, E. Alvarez, Chavez; Lozano, Martin, Vega. All. Martino 


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