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INTERVISTA | Solo tre partite ma un cuore biancoceleste: LazioPress.it racconta Alessandro Salafia

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Molto spesso ci si ricorda di un’attaccante, delle sue reti, delle sue corse verso i tifosi ad esultare. Ma si considera poco il fatto che una squadra pone le sue fondamenta anche verso colui che è definito l’estremo difensore, colui che comanda veramente la difesa e che cerca di non far segnare l’avversario. Che abbia giocato interi campionati o solo tre partite non ha importanza, per chi quella maglia l’ha tifata e sognata fin da bambino. Questo è il caso di Alessandro Salafia, portiere classe 1965 e figlio d’arte, prelevato nel 1985-86 dall’Anzio ed aggregato alla Primavera. Proprio nel suo primo anno in Primavera arriva alla doppia finale scudetto, persa solo per una rete di scarto contro il Cesena nella partita di andata. L’anno successivo venne promosso come terzo portiere nella prima squadra, quella famosa formazione dei -9, alle spalle di Terraneo e Ielpo, ma non disputò nessuna partita neanche nelle amichevoli estive. Con il suo lavoro sul campo si conquistò un contratto anche per l’anno successivo, sebbene la Lazio acquistò dal Torino l’esperto portiere Silvano Martina.

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Il destino sembrò non gli avesse riservato il piacere di scendere in campo con la sua amata maglia, dato che passò molto tempo in panchina e neanche in Coppa Italia fu mai schierato da Fascetti. Dovette attendere un’espulsione dello stesso Martina il 27 Marzo del 1988 a Padova, per fare finalmente il suo esordio sostituendo Ciro Muro. Giocò le due successive partite con Piacenza e Lecce in casa: la Lazio vinse 5 a 2 con i romagnoli e pareggiò 0 a 0 con i pugliesi. Sebbene i biancocelesti alla fine del campionato ottennero la sospirata promozione in Serie A, dopo tre sofferti anni, e partecipò alla preparazione del campionato 1988/89, fu ceduto allo Jesi in Serie C2 e al suo posto gli si preferì Valerio Fiori, promosso anche lui dalla Primavera. Nel 1990 sceglie di avvicinarsi nella Capitale e si accasa all’Ostia Mare, sempre in C2 e qui conclude la carriera. Ora Alessandro vive a Nettuno dove è stato allenatore e preparatore dei portieri ed attualmente è il mister dell’Unipomezia in Eccellenza.

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Alessandro, di quel giorno a Padova in cui fu espulso Martina e che esordisti con la maglia dei tuoi sogni, ricordi le emozioni prima e dopo quel momento?
“Le emozioni furono subito spazzate via perchè non ebbi nemmeno il tempo per scaldarmi, entrare e subire la rete con quel rocambolesco colpo di testa in meno di due minuti”.

Pensi che quella respinta di pugno con successiva incornata di Da Re fuori area, con la palla che dopo una parabola alta si infilò in rete, abbia successivamente condizionato le scelte dell’allenatore su un tuo definitivo impiego?
“Assolutamente no, mister Fascetti aveva molta fiducia in me tanto che l’anno dopo mi riconfermò……poi arrivò quell’esonero estivo”.

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Dopo quel campionato effettuasti la preparazione sempre con la prima squadra, magari con la speranza di esordire nella massima serie, ed invece sei stato ceduto al Jesi. Cosa successe realmente?
“Cose strane della vita ma l’episodio ancor più negativo è stato alla prima di campionato contro la Ternana. Mi spezzai di netto il legamento del ginocchio, rimasi fermo sei mesi”.

Una maglia che sentivi tua che era quella della squadra che hai sempre tifato, qualche rimorso per quello che poteva essere ed invece non è stato?
“La soddisfazione di indossare la mia maglia e entrare all’Olimpico non ha eguali, però senza infortuni sicuramente avrei giocato un po’ di più”.

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Come vedresti Alessandro Salafia nella Lazio attuale?
“Dopo aver giocato in quella dei meno nove e aver raggiunto quell’obiettivo, renderebbe alla portata qualsiasi altra impresa”.

Ci sono giovani italiani interessanti nel calcio di oggi?
“Devo dire che il continuo impiego di giovani portieri stranieri ha inevitabilmente compromesso la crescita dei nostri ragazzi. Nel campo dilettantistico invece si notano piacevoli sorprese, forse anche perchè si stanno curando molto di più l’aspetto e l’importanza della figura del preparatore e istruttore”.

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ESCLUSIVA | Lucas Leiva: “Il derby di Roma è speciale, spero vinca la Lazio. Immobile? Difficile trovargli un vice”

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Il giorno tanto atteso è arrivato. Oggi è il giorno del Derby. Alle 18:00, nella 13° giornata di Serie A, si affronteranno Roma e Lazio. Una partita che non ha bisogno di presentazioni, che va oltre la classifica ed il percorso fin qui svolto. La redazione di LazioPress.it, in vista della stracittadina, ha intervistato, in esclusiva, l’ex centrocampista della Lazio Lucas Leiva. Queste le sue parole sul derby, sulla squadra di Sarri e su uno dei grandi assenti di quest’oggi: Ciro Immobile.

Sei rimasti nei cuori di tutti i tifosi della Lazio. Cosa ti manca di più della Capitale e della Lazio?

“Io e la mia famiglia abbiamo passato cinque anni fenomenale a Roma. Abbiamo lasciato tanti amici. Mi manca la città ed i miei compagni, però sono contento di esser tornato nella mia squadra del cuore”.

Hai visto una crescita della Lazio in questo avvio di stagione? A quale obiettivo possono ambire i biancocelesti?

“La Lazio è cambiata tanto, con tanti giocatori nuovi, quindi hanno bisogno di tempo. La Lazio è una società che aspetta, quindi devono anche adattarsi all’ambiente. Speriamo che possano fare bene in campionato”.

Quale è il derby che hai nel cuore?

“I derby che ho vinto rimangono sempre nel cuore. Il derby di Roma sicuramente è speciale e spero tanto che la Lazio vinca un’altra volta”.

Nel tuo ruolo, Sarri ha scelto Cataldi.

“Cataldi sta crescendo tanto e sono contento perché è un ragazzo d’oro che lavora tanto e vive per la Lazio. Sarri ha voluto cambiare tanti giocatori, non vedo nessun problema.

Penso che potevo aiutare tanto ancora, però come ho detto, tornare in Brasile per aiutare la mia squadra del cuore, è stata la scelta giusta”.

Si ferma Immobile e la Lazio fa fatica a vincere. È fondamentale avere un suo vice?

“Immobile è un giocatore importante per come gioca la Lazio. E’ normale che fanno fatica a vincere senza di lui. Trovare un vice non è facile, anche perché deve accettare la panchina e sappiamo che Immobile vuole giocare tutte le partite”.

 


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