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Il Messaggero | Obiettivo Lazio: dodici mesi per crescere

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Ci risiamo, nuovo anno e vecchi interrogativi. La finestra di gennaio è aperta e guarda direttamente a quella del mercato estivo. Bisognerà capire cosa ne sarà di Keita, de Vrij e Biglia. Di sicuro qualcuno saluterà. Ma questo non deve rappresentare un passo indietro, anzi. La Lazio deve sfruttare alcune situazioni per fare un salto in avanti. La politica del presidente Lotito è chiara ormai da tempo. Un’altalena, che come ti porta in alto facendoti toccare le stelle, subito dopo ti riporta a terra a rimestare nell’amarezza di quello che sarebbe potuto essere e alla fine non è stato. Andando a rispulciare gli ultimi annali biancocelesti, il 2017 cade nella casella “stagione che si chiude bene ma ricomincia male”. Come ogni anno dispari. I pari invece cominciano male e ripartono bene. Il 2016 ne è testimonianza: l’addio di Pioli dopo la sconfitta nel derby e la ri-partenza con Inzaghi, che nella coda del vecchio anno ha ridato entusiasmo e speranze ai laziali.

LACUNE DA COLMARE Un continuo avanti e indietro che lascia la Lazio sempre sulla stessa mattonella non creando mai un percorso di crescita e lasciando sempre quella sclerosi di sentimenti tra i tifosi. C’è bisogno di scendere da questa altalena e capire che bisogna guardare avanti in maniera differente. La società biancoceleste non ha i ricavi della Juventus e questo è chiaro da sempre, ma non deve neanche costituire un alibi. Per ridurre il gap dalle cosiddette big bisogna fare qualche piccolo sforzo economico in più. Diventa difficile fare un salto di qualità cercando solo giocatori con un tetto salariale sui 2 milioni. Questa gestione familiare ha assoluto bisogno di uno scatto in avanti per non arrivare con il sorriso in estate e perderlo inevitabilmente a settembre. Questo continuo sali scendi fa un danno anche alla società soprattutto dal punto di vista dell’immagine. Lotito deve capire che la Lazio è una bella donna, che non va trascurata in nessun aspetto. Ci sarebbe bisogno di uno sponsor sulle maglie, ci sarebbe bisogno di abbandonare definitivamente quella torre d’avorio che ha prodotto solo una logorante guerra. Andrebbe promossa un’operazione simpatia per levigare quelle rughe sempre più visibili sul volto bianco-celeste.

CERCASI CONTINUITÀ Questo deve essere l’anno in cui questo processo, che in parte s’intravede, decolli definitivamente. La Lazio è grande e tra le grandi deve restare. Il settore giovanile, che in questa stagione ha regalato Strakosha, Lombardi e Murgia, deve continuare su questo trend, sfornando talenti da inserire in pianta stabile in prima squadra. Ora toccherà a loro, però, confermarsi. Dovrà essere anche un’annata di conferme per Felipe Anderson e Milinkovic. Il brasiliano non ha più chance da sprecare, ora o mai più. E’ cresciuto tanto grazie ad Inzaghi e questo suo processo di trasformazione non può andare vanificato. La testa più che i piedi. E cosi Milinkovic, che da non considerato è diventato titolare inamovibile dell’undici di Simone. Difficile invece che possa essere l’anno del riscatto per Marchetti. La rottura con la società è totale. C’è invece chi dovrà sfruttarlo per stupire. Il 2016 di Ciro Immobile non si è chiuso nel migliore dei modi: 7 giornate a digiuno. Il 2017, 17 come il suo numero di maglia, dovrà essere il suo anno. Per volare e far volare in alto la Lazio. E’ la stagione buona, ma d’ora in avanti non deve essere più una coincidenza delle stagioni dispari, deve diventare una consuetudine anche in quelle pari.

Il Messaggero – Emiliano Bernardini

 


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La Repubblica | Lazio, Maxi e Marcos acquisti flop via al rilancio

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Maximiano per la rivincita, Marcos Antonio per il rilancio. Il mese di gennaio dovrà rivelarsi un punto di svolta per l’avventura alla Lazio del portiere portoghese e del centrocampista brasiliano. A prescindere dal mercato, infatti, i biancocelesti punteranno molto sull’ottimizzazione delle risorse interne. La questione delle tasse da pagare entro il 22 dicembre – che sia concessa o meno la rateizzazione, come chiedono i club al Governo – impone a tutte le squadre una stretta sui piani per la sessione invernale. Se poi, nel caso della Lazio, si aggiunge la questione dell’indice di liquidità, ancora negativo, diventa inevitabile a Formello puntare sulla valorizzazione, nella seconda parte di stagione, degli elementi che fin qui hanno brillato meno. Per Maximiano l’occasione arriverà in Coppa Italia, di nuovo contro il Bologna. Un segno del destino per l’ex Granada, pagato 10,7 milioni in estate e rimasto a guardare gli exploit di Provedel dopo l’ingenuità al quarto minuto della prima giornata – proprio contro il Bologna di Arnautovic – che gli costò l’espulsione. Ha lavorato sodo in questi mesi, il portiere portoghese, anche se non è mai stato preso in considerazione nemmeno per l’Europa League: a sorpresa, zero presenze nelle Coppe. Ora la data del 19 gennaio sul suo calendario è cerchiata di rosso. Da febbraio poi ci sarà anche la Conference League per ritagliarsi minuti in campo e provare a rilanciarsi e riscattarsi. Discorso simile anche per il regista ex Shakhtar Donetsk. «Marcos Antonio ha bisogno di tempo per capire bene i concetti di gioco di Sarri», ha detto giorni fa Roberto De Zerbi, il tecnico che proprio in Ucraina lo aveva allenato con successo. Già in estate ne aveva parlato molto bene allo stesso Sarri, consigliandogli di puntare su di lui. «È un brasiliano con la testa da tedesco per la professionalità che dimostra tutti i giorni. Credo che si prenderà il suo spazio», ha assicurato. Per il classe 2000 il “duello” con Cataldi fin qui non è stato semplice. Ma gli attestati di stima dall’allenatore e dai compagni non sono mai mancati. Si è applicato molto, Marcos Antonio, per imparare i movimenti e i dettami tattici del 4-3-3 e le volte in cui è stato chiamato in causa ha già dimostrato, accanto ai difetti da limare, di saper dare del tu al pallone. Era stato il primo nuovo acquisto, cinque mesi fa: costato 7,3 milioni più bonus e accolto con entusiasmo, arriva ora il momento per Marcos di far vedere che la fiducia di tutti nel suo potenziale è stata ben riposta. La Repubblica

 


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