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Il Tempo | L’intervista di Di Canio fa indignare la Curva Nord

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Quando parla, fa discutere: è la storia a «condannarlo». Paolo Di Canio ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della Sera, ha toccato più argomenti, è tornato inevitabilmente sul tatuaggio mostrato in diretta a Sky con la scritta «Dux». Un episodio involontario che però gli è costato il licenziamento, a distanza di qualche mese l’ex bandiera della Lazio ha chiesto scusa: «Preferirei evitare le etichette – ha spiegato – ho sempre spiegato come la penso, non è un mistero. Ma se mi chiede delle leggi razziali, dell’antisemitismo, dell’appoggio al nazismo, quelle sono cose che mi fanno ribrezzo». Pieno e ricco di polemiche fu il post partita del 6 gennaio 2005: «Il derby con la Roma, il saluto romano sotto la curva Nord. È la cosa di cui mi più mi pento nella mia carriera. Quello è un ambito sportivo, è stupido fare un gesto politico che magari può essere condiviso da alcuni spettatori e amareggiarne molti altri. Non avrei mai dovuto farlo. Lo sport deve restare fuori da certe cose». Un passo indietro rispetto al passato, un gesto per molti inaspettato, Di Canio ha voglia di ricominciare e dimenticare in fretta quanto accaduto: «Spero che mi venga data una possibilità. Far capire chi sono davvero, pregi e difetti, comunque ormai lontano da quelle foto con il braccio teso. Penso per primi ai reduci dai campi di concentramento che una volta ho incontrato in Campidoglio. E poi ai giovani che portano avanti le loro idee. Devono esserne fieri, purché rispettino quelle degli altri». Le reazioni sul web non sono mancate, il popolo bianco-celeste si è diviso e tra Facebook e Twitter non si è parlato d’altro. Ma anche semplici appassionati di calcio, persone che magari hanno seguito la carriera di Di Canio fin dal primo giorno. Massimiliano per esempio lo ha compreso senza attaccarlo: «Noi siamo ancorati al giocatore ultras, ma i tempi cambiano. L’età avanza e soprattutto quando si hanno dei figli il primo pensiero va a loro e a quello che hanno affrontato e sempre affronteranno peri gesti del padre». Analisi lucida, ma non per tutti, c’è anche chi lo ha criticato duramente: «Con questa intervista – ha postato Marcello – ha confermato quella che è la sua caratura umana, persona debole che ostenta forza e sicurezza. Il “politicamente scorretto”, termine del quale in troppi si riempiono la bocca e del quale pochi conoscono il significato. Di Canio è un debole, e dei tatuaggi che porta non sa nulla». Pronta è arrivata la replica di Alessandro: «Non capisco perché chi ammette di aver sbagliato e cambia atteggiamento nei confronti della vita debba essere un debole. Potrebbe essere solo più saggio, no? Non ci vedo nulla di male». Riccardo invece si è sentito tradito, il riferimento questa volta è anche sportivo: «Ora di che non sei mai stato tifoso laziale, così un posto a Sky lo rimedi sicuro». Dello stesso avviso Fabio su Facebook: «Paolo gli ideali sono una cosa superiore, ti ho sempre stimato, non rinnegare un credo, uno stile di vita. Sei sempre stato il mio idolo e di molti altri ragazzi che credono negli ideali di romana provenienza. Ricordati che il tuo amico Lucarelli non ha mai rinnegato di essere comunista». Insomma, ce n’è per tutti i gusti, le frasi di Paolo Di Canio hanno infiammato il web: «Non è razzista – ha cinguettato Santa su Twitter – è che lo tatuano così». In televisione s’è dimostrato un fenomeno autentico, competente e preparato su molti argomenti, il sogno dell’ex West Ham è di tornare al più presto a commentare calcio: «Manchi un casino – fa sapere Walter – ho scritto a Sky per protestare contro il tuo allontanamento. Aspetto con ansia di rivederti in onda». Matteo anche si è schierato dalla sua parte: «Errori o non errori, credo che tu abbia subito una cattiveria. Conoscevano tutti il tuo passato e le tue idee, con tutta la spazzatura che gira in televisione si sono accaniti con un uomo che svolgeva bene il suo lavoro».

Il Tempo – Gianluca Cherubini

 


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CorSera | Lazio, Immobile solo 6 gol ma da gennaio sarà l’arma in più

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Un’arma in più, forse perfino quella principale. Per rientrare, a fine campionato, fra le prime quattro, nella seconda parte della stagione Sarri potrà tornare a sfruttare Immobile. Il capitano della Lazio, dopo 15 giornate di campionato, è fermo a 6gol (in 5 hanno fatto meglio di lui). Mai, da quando è a Roma, aveva segnato così poco. Complici gli infortuni l’attaccante biancoceleste ha giocato solo 11 partite, ma in 2 di queste (Udinese e Monza) ha totalizzato appena 33 minuti. Rispetto ai suoi standard è stato poco presente e, di conseguenza, ha segnato meno. Come media realizzativa però non è affatto la sua peggiore stagione. In questa edizione della serie A Immobile ha segnato un gol ogni 136 minuti giocati. Nelle prime 15 del campionato 2016-17 aveva segnato 9 reti (quindi il 50% in più rispetto al 2022-23), ma, considerando il tempo trascorso in campo, aveva fatto peggio (una rete ogni 145 minuti). In tal senso, sempre considerando le prime 15 partite di serie A, l’annata migliore di Immobile è stata quella 2019- 20, quando era a quota 17 con una media di un centro ogni 70 minuti. Nel campionato in corso non ha potuto dare il contributo che solitamente garantisce, ma da gennaio tornerà finalmente riposato. Non vorrebbe chiudere il campionato con meno di 20 centri (da quando è a Roma gli è capitato solo nel 2018-19, quando si fermò a 15): servirebbero 14 reti nelle restanti 23 giornate. Non impossibile. «Nella classifica marcatori all time della serie A ci sono nomi importanti che hanno fatto la storia del calcio – ha detto a Sport Italia -. Sono scaramantico sui numeri, non li leggo tanto. Mi affido a quello che succede in campo e alla squadra che mi aiuta a scalare queste classifiche. Alla fine vedrò dove sarò arrivato». Il pensiero dunque c’è. E con Sarri che ha rivisto le proprie idee tattiche per permettere alla Lazio di cercare più la profondità esaltando così le caratteristiche di Immobile, Ciro può effettivamente continuare a scalare la classifica marcatori di tutti i tempi. «Non ho mai visto una perso- na avere più passione per il calcio di quella che ha il mister – ha spiegato Immobile -. Ha dedicato, dedica e dedicherà la sua vita al calcio». Un po’ come lui, che la dedica alla ricerca del gol. Per questo da gennaio Immobile può essere un’arma in più per Sarri. CorriereDellaSera/Elmar Bergonzini

 


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