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UN PASSO NELLA STORIA | 1900 – 1930

chiaraluce_paola@libero.it'

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117anni un passo nella storia

La Lazio è oggi quelle migliaia di atleti delle tante sezioni dalla storia centenaria.
E’ un simbolo millenario, nobile e popolare al tempo stesso. L’aquila è stato il simbolo delle Legioni e poi dell’Impero: che proprio questo sia il segno distintivo della Lazio è motivo di commozione per chi ama la storia di questa città eterna, l’Urbe.

La Lazio è nata dalla mente, dal cuore e dalla coscienza di un gruppo di ragazzi puliti e ricchi di furori sportivi. Sulle scalette che da Piazza della Libertà affiancano Ponte Margherita e scendono in picchiata verso l’argine destro del Tevere, la mattina del 9 gennaio 1900, nove giovani entusiasti e squattrinati discutevano del successivo 21 aprile, giorno previsto per l’inaugurazione del monumento dedicato a Carlo Alberto di Savoia. Luigi e Giacomo Bigiarelli, Alberto Mesones, Alceste Grifoni, Odoacre Aloisi, Galileo Massa, Arturo Balestrieri, Enrico Vernier e Antonio Lefevre: i ragazzi non avevano i mezzi finanziari per partecipare alla manifestazione né una società da presentare al via della competizione. Pendevano tutti dalle labbra dell’unico di loro che aveva superato i vent’anni: Luigi Bigiarelli, sottoufficiale dei bersaglieri reduce dalla disfatta di Adua e specialista nei 100 metri piani. “Non ci resta che farcela da soli una società sportiva” esclamò sollevando incredulità ed entusiasmo. Fu scelto il nome Lazio perché nella loro dilagante fantasia quel nome comprendeva qualcosa più grande di Roma, ossia la regione di cui la città eterna faceva parte. “Saremo la Società Podistica Lazio”.

Furono scelti i colori della Grecia, la patria delle Olimpiadi che si erano svolte per la prima volta nell’era moderna ad Atene quattro anni prima (1896). Per la cronaca, alle gare podistiche del 21 aprile 1900 la neonata Lazio vinse la medaglia d’oro donata da re Umberto I alla società con il maggior numero di atleti classificati. Quattro laziali nei primi sei posti.

Un anno dopo la fondazione uno sconosciuto Bruno Seghettini, rientrato a Roma dopo un lungo soggiorno a Parigi, bussò alla porta della Lazio. Con sotto al braccio una sfera di cuoio. Quando spiegò il gioco inventato dagli Inglesi e già trapiantato in Francia, l’entusiasmo raggiunse le stelle. Le prime partite la Lazio le giocò nella sede di via Valadier. In poco tempo la Lazio diventò un fenomeno e i ragazzi di via Valadier non avevano rivali.

Nella prima metà del 1907 arrivò la prima grande impresa. La Lazio fu invitata a Pisa al primo torneo di calcio a carattere interregionale. Nella stessa giornata affrontò e batté Lucca, Pisa e Livorno. Fu clamoroso.
Dopo aver vinto e stravinto numerosi gironi del campionato nazionale, sfiorata per tre volte la conquista dello scudetto accarezzato e mai raggiunto, scavalcata la tragedia della Prima Guerra mondiale, la Lazio, con Regio Decreto del 2 giugno 1921 n. 907 divenne Ente Morale.

Momenti radiosi e indimenticabili, ma anche momenti di scontro, di forte dolore, di tradimenti. Era il 1925, e la Lazio da Società Podistica era diventata Società Sportiva Lazio. Il popolare Fuffo Bernardini fu ammaliato da un’offerta dell’Inter ormai lanciata verso il calcio milionario: tremila lire al mese per le piccole spese più altre 50mila lire all’anno. Alla Lazio non bastò imporre una tassa ai negozianti di Roma per assicurarsi una somma che compensasse Bernardini. Fuffo  lasciò la “sua” Lazio. Fu un colpo tremendo, anche perché tornò a Roma presto ma per vestire la maglia giallorossa.

 “Tutto il potere a tutto il fascismo”: lo slogan del Congresso Fascista del 1925 divenne realtà: per espresso volere della politica le società sportive avrebbero perso la capacità di gestire il proprio futuro.
La Lazio rischiò seriamente di perdere la propria storia e i propri valori, finendo accorpata in un altro club, smarrendo addirittura i colori sociali ed il legame con l’impianto della Rondinella. Italo Foschi, segretario federale di Roma, ebbe l’idea di fondere tutte le squadre dell’Urbe: nessuno scudetto era ancora stato vinto e sembrava essere quella la strada più breve per emergere. Il calcio romano si era ormai ridotto a quattro società: la Lazio, forte della sua lontanissima investitura, ne capeggiava il drappello. Distanziate per lignaggio e tradizione Roman, Alba e Fortitudo. I tre club si fusero e diedero luogo all’Associazione Sportiva Roma: scelsero i colori della città, il giallo ed il rosso, opponendoli a quelli che la Lazio si donò ventisette anni prima. Il campo sarebbe stato quello della Rondinella, e nessun giocatore della Lazio sarebbe stato assorbito nella neonata società: in sostanza, la Lazio non sarebbe più esistita. Fu Giorgio Vaccaro, capo della Milizia fascista a Roma, a sventare il golpe ai danni del primo club della Capitale. Dopo aver sbigottito le proposte di Foschi, gli ricordò che una società da poco eretta Ente Morale per le sue benemerenze sociali, culturali e sportive, non poteva naufragare a vantaggio di un neonato sodalizio che non avrebbe neanche sventolato gli stessi colori. “Caro Foschi, se proprio vogliamo creare una nuova società, facciamolo ma chiamiamola Lazio, con i colori biancocelesti e nello stadio della Rondinella”, disse il generale. Il Federale incassò. La fusione andò in porto, ma senza riguardare la Lazio, alla quale spettò la progenitura.

 


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MONDIALI 2022 | Germania eliminata e Giappone primo nel girone: Spagna seconda

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Succede di tutto nel Gruppo E, che ha visto continui ribaltamenti di fronte decisivi ai fini della classifica finale del girone. Partendo dal match tra Costa Rica e Germania, la vittoria tedesca per 2-4 non basta comunque per la nazionale guidata da Flick: i tedeschi vengono dunque eliminati nella fase a gironi per il secondo Mondiale consecutivo. La Germania era passata in vantaggio grazie al gol di Gnabry, al quale nel secondo tempo la Costa Rica aveva risposto con Teiera e Vargas, che avevano fatto sognare la qualificazione per alcuni minuti con il momentaneo 1-2. Da qui la rimonta tedesca, arrivata con la doppietta di Havertz e dal gol di Fullkrug.

Nel match tra Giappone e Spagna le furie rosse erano passate in vantaggio grazie alla rete di Morata, con il Giappone che però in avvio di secondo tempo ha ribaltato il match con i gol di Doan e Tanaka, arrivati al 48′ e al 51′, decisivi si fini della vittoria giapponese, arrivata per 2-1. Da quel momento la Spagna ha anche rischiato l’eliminazione, complice l’estemporaneo vantaggio del Costa Rica. La classifica finale fa registrare dunque il primo posto del Giappon, che affronterà agli ottavi la Croazia, e il secondo della Spagna, che affronterà invece il Marocco.

 


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