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ESCLUSIVA | Nappi: “Lazio e Atalanta per l’Europa. I giovani di oggi? Hanno poca riconoscenza e non sanno lottare”

chiaraluce_paola@libero.it'

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Il calcio è così: vivi un’onesta carriera, fatta di duro lavoro e sacrifici, raggiungi addirittura una finale di coppa Uefa ma ti “basta” percorrere 40 metri con palla incollata alla testa che per tutti sei la “Foca Monaca”. Marco Nappi è molto di più. La redazione di Laziopress.it lo ha raggiunto in esclusiva per parlare di Lazio-Atalanta. E del “suo” calcio, fatto di cuore e maglie bagnate di sudore.

Domenica si affrontano Lazio e Atalanta. Inzaghi e Gasperini stanno indubbiamente facendo bene. Un suo giudizio?

“Sarà una bellissima partita. Sono due squadre in ottima forma, lo hanno dimostrato anche dopo la sosta natalizia e stanno dando un segnale forte a questo campionato. Gasperini è un allenatore che sa tirar fuori veramente tanto da tutti i giocatori, soprattutto anche dalle ottime qualità dei giovani che ha e che l’Atalanta ha sempre avuto. Simone Inzaghi, invece, sta dimostrando di essere proprio capace:  nel gestire una Lazio con tanti campioni”.

La sua esperienza a Bergamo risale agli anni 1999-2001, stagioni di svolta per l’Atalanta. In panchina aveva Vavassori, che la definì l’elemento più importante del suo gruppo. Che ricordi ha?

“Ricordi bellissimi. Con il mister ho avuto un rapporto splendido, anche dal fatto che lui è sempre stato chiarissimo con me: l’anno che abbiamo vinto il campionato dalla B alla A è stato una stagione  incredibile. Mi disse che se fossi rimasto avrei potuto giocare tutte le partite come passarle tutte in panchina: gli risposi che con lui sarei rimasto tutta la vita. Ricordo un Lazio-Atalanta dove vennero i miei genitori a vedermi e fui mandato in tribuna. Ma ho sempre accettato le scelte, e mister Vavassori è per me un grande ricordo. Quel campionato che fu strepitoso mi ricorda la stessa annata, che sta facendo quest’anno l’Atalanta”.

Le due squadre puntano molto sui giovani: ce n’è uno che l’ha colpita particolarmente in questa stagione?

“Per quanto riguarda i bergamaschi i nomi si sanno: c’è Conti o lo stesso Gagliardini che può anche darsi non ci sia domenica in campo vista la trattativa con l’Inter che si dovrebbe chiudere a breve. I giovani della Lazio, vedi Cataldi, sì sono giocatori già di esperienza. Poi molti di questi Simone Inzaghi li conosce già dal settore giovanile e questo è senza dubbio un punto a suo favore perché sa cosa possono dargli”.

Pensa che lotteranno per l’Europa fino alla fine?

“Penso che i biancocelesti possano lottare fino alla fine per un posto in Europa. Anche l’Atalanta, sulle ali dell’entusiasmo e della qualità dei giocatori riuscirà a dire la sua fino alla fine. Lo auguro ai tifosi, con i quali ho sempre avuto un buonissimo rapporto. Fossi allenatore o giocatore,  punterei i preliminari a prescindere dal partire un mese prima con il ritiro e dal giocare tre partite in una settimana. Pensare che l’impegno porti la squadra ad arrivare a metà campionato sfatta la trovo un’ipocrisia. Si giustifica che i giocatori sono stanchi: sono quelli che, come mio papà, si alzavano la mattina per lavorare dalla mattina alla sera. Io non credo che un giocatore possa essere sfinito per due ore di allenamento in più o per giocare tre partite, soprattutto se è giovane. Può essere stanco un Francesco Totti, perché ha 40 anni; ma un ragazzo di 23-25 anni potrebbe fare cinque partite a settimana, neanche tre”.

Quindi è favorevole all’idea di disputare il campionato italiano anche durante le feste, come già succede nel resto d’Europa?

“Cosa c’è di più bello che giocare? Giocherei a Natale e giocherei anche a Capodanno: è bella la festa, ma il calcio può portare ancora un grande spettacolo. Gli stadi sono completamente vuoti ed è deprimente: il calcio ha perso molto”.

Parlando di Europa, se dico “Foca Monaca”, cosa risponde?

“E’ come un’etichetta che non mi toglierò fino a quando sarò in vita (ride, ndr). E’ stato un gesto tecnico incredibile, che mi permise di portare il pallone via dall’area di rigore durante gli ultimi 10 minuti di una semifinale di Coppa Uefa: noi (la Fiorentina, ndr) con lo 0-0 siamo andati, poi, in finale. Ne sono fiero ed orgoglioso, perché con tutti questi fenomeni che ci sono nel calcio, alla fine la cosa più strana l’ho fatta io. Quando ti fermano che ti ricordano è sempre un piacere, però  ho fatto anche 600 partite nei professionisti e segnato 125 gol. Ho sempre dato il massimo quando ero in campo: potevo sbagliare anche mille gol però sono sempre uscito con l’applauso perché avevo sempre la maglia sudata. Adesso giocatori che ci mettono il cuore ce ne sono ben pochi: ci sono giocatori che baciano una maglia e che dopo tre mesi vanno in un’altra società e ripetono di nuovo il gesto. La maglia va baciata quando ce l’hai dentro, nel cuore. L’unica con la quale personalmente ho fatto il gesto è stata quella del Genoa. Genova è diventata la mia città e ho passato anni fantastici”.

Diciannove anni da calciatore, ora allena i giovani: cosa apprezza di più e cosa meno del lavorare in questo mondo?

“Devo essere sincero: in questo calcio attuale apprezzo poche cose. Sono un allenatore che pretende il massimo, ma più che altro rispetto e sacrifici. Per me il calcio è questo. I ragazzi di oggi non accettano sempre il sacrificio: vogliono tutto e subito però senza rinunciare a nulla. Io ho sempre detto che è una cosa sbagliatissima: voler fare serata, volersi concedere una bevuta, o un’uscita di venerdì sera col sabato che si gioca non coincide con la mia filosofia di calcio. In questo gioco moderno mi riconosco poco: ci lavoro perché per me è una grande passione, allenando una squadra che mi dà anche grandi soddisfazioni, ma stanno seguendo i consigli che gli sto dando, altrimenti i risultati non si vedono sicuramente”.

Un compagno che porta nel cuore?

“Mario Bortolazzi. Abbiamo passato quattro anni al Genoa insieme, condividendo la camera. Lo sento se non dico tutti i giorni quasi ed è l’unico amico che mi è rimasto nel mondo del calcio. E’ un compagno soprattutto al di fuori di questo mondo, ed è la cosa più importante: ho giocato in 19 squadre, conosciuto tantissimi calciatori, ma l’affetto che provo per lui va oltre il suo essere stato compagno di squadra”.

 


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ESCLUSIVA | Lucas Leiva: “Il derby di Roma è speciale, spero vinca la Lazio. Immobile? Difficile trovargli un vice”

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Il giorno tanto atteso è arrivato. Oggi è il giorno del Derby. Alle 18:00, nella 13° giornata di Serie A, si affronteranno Roma e Lazio. Una partita che non ha bisogno di presentazioni, che va oltre la classifica ed il percorso fin qui svolto. La redazione di LazioPress.it, in vista della stracittadina, ha intervistato, in esclusiva, l’ex centrocampista della Lazio Lucas Leiva. Queste le sue parole sul derby, sulla squadra di Sarri e su uno dei grandi assenti di quest’oggi: Ciro Immobile.

Sei rimasti nei cuori di tutti i tifosi della Lazio. Cosa ti manca di più della Capitale e della Lazio?

“Io e la mia famiglia abbiamo passato cinque anni fenomenale a Roma. Abbiamo lasciato tanti amici. Mi manca la città ed i miei compagni, però sono contento di esser tornato nella mia squadra del cuore”.

Hai visto una crescita della Lazio in questo avvio di stagione? A quale obiettivo possono ambire i biancocelesti?

“La Lazio è cambiata tanto, con tanti giocatori nuovi, quindi hanno bisogno di tempo. La Lazio è una società che aspetta, quindi devono anche adattarsi all’ambiente. Speriamo che possano fare bene in campionato”.

Quale è il derby che hai nel cuore?

“I derby che ho vinto rimangono sempre nel cuore. Il derby di Roma sicuramente è speciale e spero tanto che la Lazio vinca un’altra volta”.

Nel tuo ruolo, Sarri ha scelto Cataldi.

“Cataldi sta crescendo tanto e sono contento perché è un ragazzo d’oro che lavora tanto e vive per la Lazio. Sarri ha voluto cambiare tanti giocatori, non vedo nessun problema.

Penso che potevo aiutare tanto ancora, però come ho detto, tornare in Brasile per aiutare la mia squadra del cuore, è stata la scelta giusta”.

Si ferma Immobile e la Lazio fa fatica a vincere. È fondamentale avere un suo vice?

“Immobile è un giocatore importante per come gioca la Lazio. E’ normale che fanno fatica a vincere senza di lui. Trovare un vice non è facile, anche perché deve accettare la panchina e sappiamo che Immobile vuole giocare tutte le partite”.

 


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