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Per Lei Combattiamo

UN PASSO NELLA STORIA | 1980 – 2000

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In questo momento, la realtà è che siamo in C1. Io ho deciso di restare e di lottare. Non posso pretendere che voi facciate altrettanto. Chi non se la sente di restare e di lottare, prepari la valigia e se ne vada, subito. Altrimenti resti e combatta”. Questa frase di mister Eugenio Fascetti è l’emblema di un ventennio che si protrae dagli anni ‘80 fino alle soglie del nuovo millennio. Ricca di aneddoti è la storia della S.S. Lazio; ogni epoca porta con sè un ricordo particolare, spesso indelebile. Dal 1980 alla stagione ‘99/2000, numerose sono le vicende biancocelesti: dalla serie B al tricolore, passando per il dramma scampato della C. Tanti sono i capitani che fieri hanno indossato la maglia della prima squadra della capitale ed altrettanti i tecnici che si sono alternati, passando da Tor di Quinto a Formello. Se tra tutti gli avvenimenti c’è ancora oggi una squadra che segna la storia e della quale si parla al pari della Lazio scudettata, è “La banda del -9”, che un pezzo di storia l’ha forgiata con sudore e cuore. “Non avevamo il nome sulle maglie, come succede oggi, avevamo solo un’aquila sul petto e il nome Lazio tatuato sulla pelle”. Non a caso infatti, nel girone di ritorno del campionato 2014/2015 viene riproposta la maglia con l’aquila stilizzata, copia fedele di quella indossata nelle annate ’82/’83 e ’86/’87. Sicuramente tale maglia per ogni tifoso ha un valore affettivo riconducile all’impresa che il traghettatore Fascetti ha compiuto insieme alla sua squadra. Nell’80, causa calcio scommesse, troviamo una Lazio che milita nella serie cadetta, nonostante la salvezza ottenuta sul campo. La strada per mister Castagner è in salita e non raggiunge l’obiettivo della A. Successivamente la vittoria del mondiale fa sì che i giocatori allontanati per illeciti sportivi, vengano amnistiati e così, con il condottiero Giordano (18 reti in stagione), Manfredonia e Cacciatori di nuovo in rosa, arriva la serie A. L’entusiasmo della promozione si dilata a macchia d’olio all’idea che il nuovo presidente viene dagli Stati Uniti e che è già stato l’idolo dei laziali; se però Long John giocatore è stato un mito per i biancocelesti, quello presidente non ha scritto una storia altrettanto strepitosa. Al Chinaglia calciatore, quello del “dito sotto la sud” o del piede che esce dallo spogliatoio per ricordare agli avversari che lui non teme nessuno, si contrappone il Chinaglia poco “fortunato” in ambito societario: investimenti errati e “amici” che non si sono rivelati tali, promettendo aiuti economici che non sono mai arrivati. Carosi, confermato in panchina per aver ottenuto la salvezza nella stagione ’83/’84, dopo 2 giornate lascia il posto a Juan Carlos Lorenzo, vecchio santone del calcio anni ‘60. Dopo numerose sconfitte e con la Lazio praticamente già retrocessa, arrivano Oddi e Bob Lovati che non riescono ad evitare il ritorno nella serie minore. Nella stagione ’85/’86 il fiore all’ occhiello è mister Gigi Simoni, l’uomo delle promozioni (ben 4 su 5 tentativi), ma la classifica finale vede i biancocelesti al dodicesimo posto. A metà stagione c’è stato l’addio della presidenza Chinaglia, sostituito da Franco Chimenti. Arriviamo all’estate più lunga per i tifosi laziali: 1986, Calleri presidente annuncia l’arrivo di Fascetti, ex giocatore della Lazio e già amato dalla Roma biancoceleste in quanto allenatore di quel Lecce che ha mandato in frantumi i sogni dello scudetto giallorosso. La prima squadra di Roma parte alla volta di Gubbio, pronta a preparare la stagione del riscatto, ma si sa, per il laziale mai nulla è facile ed il calcio scommesse la fa di nuovo da padrone nel mondo biancoceleste. I supporters della Lazio però, si vedono nel momento del bisogno e si recano in massa in Via Col di Lana per sottoscrivere l’abbonamento alla stagione sportiva alle porte, raggiungendo un incasso insolito per una squadra di B, con un futuro ancora incerto. A fine agosto, con la squadra già impegnata in campo, arriva la più terribile delle sentenze, quella che ogni tifoso cercava di allontanare dai pensieri: Lazio in C! Pena rettificata il giorno seguente e sostituita da una penalizzazione di 9 punti, che in un campionato in cui la vittoria ne vale 2 sembra solo una retrocessione posticipata a fine stagione. I Laziali sugli spalti vantano il pubblico delle grandi occasioni, al pari dei club di A. La stagione parte bene e la classifica è quanto mai beffarda: senza il fardello della penalizzazione, la Lazio starebbe lottando per la Serie A. Al giro di boa i biancocelesti iniziano ad accusare stanchezza fisica e mentale fino ad essere ad un passo dall’incubo della C. Arriviamo a 90’ dal baratro: Lazio-Vicenza diventa una questione di vita o di: C! Basta dire “Fiorini” e ogni laziale torna con la testa lì, a quella rete gonfiata ad 8’ dalla fine che permette ai 60.000 tifosi presenti di tirare un sospiro di sollievo. Ma la Lazio aveva solo vinto una delle battaglie che l’aspettavano, infatti arriva l’ora degli spareggi con le rivali Taranto e Campobasso. Dopo la sconfitta contro i pugliesi, capitan Mimmo Caso predica le 3 “c”: calma, cervello, concentrazione. Fascetti, come sempre, si fa scudo delle critiche rivolte alla squadra, difendendo i suoi giocatori e spesso affrontando faccia a faccia insolenti giornalisti. Siamo all’ultimo spareggio, a Napoli: Poli gonfia la rete, il resto è storia! La gloriosa società biancoceleste non subisce l’ingiusta retrocessione. La rocambolesca stagione si può orgogliosamente racchiudere con le parole di questo striscione: “La prossima volta provate a darcene 20”. Quì è racchiuso l’emblema della lazialità, della serie “noi l’amiamo e per lei combattiamo”. All’intensa stagione degli “eroi del meno 9”, ne segue un’altra che riporta in A i biancocelesti, ma l’idillio Fascetti-Calleri si rompe ed arriva Beppe Materazzi che ottiene soltanto un misero posto di metà classifica. Gli anni ‘90 segnano l’èra Cragnotti, l’èra più vittoriosa di Roma. Troviamo in panchina uno dei simboli del calcio mondiale: Dino Zoff. Nella stagione’ 93/’94 la rosa laziale si arricchisce con innesti importanti, ma è dalle giovanili che proviene un giocatore di fondamentale importanza: Alessandro Nesta, il vero uomo immagine, capitano e bandiera della Lazio fino alla sua triste cessione avvenuta nel 2002. Dal ‘94 arriva Zeman, che alterna risultati nettamente positivi a prestazioni decisamente meno convincenti. Il primo anno lo finisce al secondo posto, a 10 punti dalla Vecchia Signora. Questa Lazio arriva per la prima volta ai quarti di finale di Coppa Uefa, ma dovrà poi piegarsi ai tedeschi del Borussia Dortmund. Il tecnico boemo si piazza sempre bene in classifica ma non si aggiudica trofei; la magra consolazione della stagione è la vittoria di Beppe gol Signori nella classifica dei capocannonieri. Torna in casa Lazio un volto conosciuto, il portierone della nazionale italiana, che grazie ad un buon girone di ritorno si aggiudica il terzo posto. Nel 1997 per la società è giunta l’ora di puntare su un tecnico esperto sia a livello nazionale che internazionale e così arriva a Roma Sven-Goran Eriksson, il quale comincia un ciclo vincente che dura 4 anni. In questo quadriennio i biancocelesti vincono almeno un trofeo a stagione. Il tecnico svedese raggiunge il record di 4 derby vinti in una sola stagione, conquista la Coppa Italia e giunge ad un passo dal sollevare la Coppa Uefa, persa solamente in finale contro l’Inter del Fenomeno Ronaldo. La stagione successiva vede subito la Lazio protagonista, che inaugura l’anno con un trofeo: la Supercoppa Italiana conquistata in casa dei campioni in carica, i bianconeri di Torino. Degna di nota è la campagna acquisti faraonica di patron Cragnotti che tra le cessioni e gli acquisti, rivoluziona l’ambiente e porta a Roma il giocatore italiano che meglio aveva fatto nei mondiali in Francia: Christian Vieri. Tutto lascia ben sperare per il proseguo della stagione, ma il sogno tricolore ancora non si avvera. Nonostante lo scudetto sfuggito all’ultima giornata, i biancocelesti raggiungono lo stadio Villa Parck di Birmingham per la finale della Coppa delle Coppe e quì non falliscono l’obiettivo: Bobo Vieri e Pavel Nedved fanno sì che arrivi a Roma l’ultima edizione del trofeo. Non v’è dubbio che la stagione ’99/2000 è per i laziali un qualcosa di indelebile, di eterno. Si inizia con il centenario festeggiato con eleganza, come solo i laziali a Roma sanno fare, senza esagerazioni, assistendo ad una serata di gala il 9 gennaio del 2000, allo Stadio Olimpico, in pieno stile “cent’anni insieme, mano pe’ mano”. Il nuovo millennio si apre alla grande con la terza Coppa Italia e la Supercoppa Uefa alzata dal capitano più vittorioso di Roma Sandro Nesta, davanti agli “Invincibili” inglesi del Manchester United, nell’affascinante scenario del Principato di Monaco, invaso da circa 10.000 sostenitori laziali in festa. Eh sì, anche Sir Ferguson dovette arrendersi alla squadra che lui stesso definì “la più forte del mondo” in quel momento. Ed infine, per rendere ancora più speciale l’anno del centenario, ”sono le 18 e 4 minuti del 14 maggio del 2000”: la capitale è biancoceleste!

 


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Formello

FORMELLO – Differenziato per Patric. Domani ancora doppia seduta

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Dopo la ripresa andata in scena questa mattina, il gruppo biancoceleste si è ritrovato a Formello nel pomeriggio, per la seconda seduta di giornata. Oltre all’assenza di Marcos Antonio, da segnalare il lavoro differenziato svolto da Patric. Dopo un riscaldamento caratterizzato da attivazione atletica ed esercizi sulla rapidità, è iniziato il lavoro tattico agli ordini i mister Sarri, con due formazioni in campo schierate con il 4-3-3. La seduta è terminata dopo una partita a campo ridotto, in cui si sono affrontati rossi e celesti. La squadra tornerà in campo domani per la seconda doppia seduta consecutiva.

Dopo i test andati in scena in questi giorni, il gruppo biancoceleste è tornato in campo a Formello questa mattina, per la prima delle due sedute di giornata. Oltre a Vecino e Milinkovic-Savic, che quest’oggi scenderanno in campo nell’ultima gara dei rispettivi gironi, l’unico assente è Marcos Antonio, alle prese con un problema influenzale. Dopo una prima fase di attivazione muscolare, il gruppo ha svolto un lavoro atletico, seguito da una lunga fase dedicata alle prove tattiche, in cui la squadra era divisa per reparti. Il gruppo biancoceleste tornerà a lavorare nel pomeriggio.

 


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