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ESCLUSIVA | Iuliano: “Juventus-Lazio partita aperta, Inzaghi eccezionale. Ho sbagliato, ma non c’è caduta senza risalita”

chiaraluce_paola@libero.it'

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Mark Iuliano non è stato un semplice difensore, ma un giocatore-tifoso che ha avuto la fortuna di lottare per i colori ai quali teneva di più. Ma è prima di tutto un uomo, di cui in carriera si è messo più in risalto il negativo rispetto al positivo. Ha pagato per gli errori commessi, e ora ha voglia di tornare a lavorare. E alla vigilia di Juventus-Lazio si racconta in esclusiva per la redazione di Laziopress.

La Juventus è invincibile in casa da 26 partite ma la Lazio convince sia dal punto di vista dei risultati che delle prestazioni. Cosa sarà determinante per le due squadre nella sfida di domenica?

“Penso e spero che sarà un incontro aperto. La Juventus in casa ha sempre fatto bene ed impone il proprio gioco all’avversario, ma bisogna dire che dall’altra parte c’è la Lazio che è una squadra che gioca veramente un bel calcio, è in forma e sta facendo dei risultati molto importanti.  Ha un allenatore giovane ma che si sta affermando giustamente e meritatamente. Conosco personalmente Simone, è un ragazzo eccezionale che sa quello che vuole e spero che faccia una lunga carriera da allenatore. La partita può essere sicuramente risolta da uno dei grandi campioni che saranno in campo, sia da parte della Juventus che da parte della Lazio che ha degli ottimi giocatori; se non dovesse essere così, mi auguro soprattutto che il pubblico si diverta”.

Simone Inzaghi ha dimostrato, tra tutte, una qualità: quella di valorizzare molto i giovani. Cosa ne pensa e qual è la sua idea sui vivai nazionali?

“La crisi del calcio italiano se ha da una parte lo spread, dall’altra ha aperto gli occhi sul fatto che il prodotto giovani sta tornando al centro di molti progetti di molte squadre, soprattutto per la recessione dalla quale alcune società sono state colpite. Devo dire che alcuni ragazzi che adesso sono nelle prime squadre sono stati bravi a farsi trovare pronti. Nel valorizzare il settore, Simone è stato molto bravo, come lo è da molti anni Gasperini e come lo sono altri allenatori che hanno gestito i settori giovanili per molti anni prima di affacciarsi alle Prime squadre”.

In carriera si è trovato molte volte contro il mister biancoceleste: era la Lazio storica dell’era Cragnotti. Che squadra era da affrontare?

“Era una Lazio incredibile, piena di campioni. Giocatori straordinari, tra i quali c’era anche Simone. Ci abbiamo perso anche uno scudetto nel 2000: meritavamo noi come meritavano loro per diversi punti di vista. Noi avevamo un enorme vantaggio, ma eravamo un po’ corti come panchina mentre la Lazio aveva una rosa incredibile: merito ai biancocelesti che vinsero quello scudetto con una squadra di spessore superiore, demerito nostro che avevamo 9 punti di vantaggio a 7 partite dalla fine del campionato. La Lazio era bello affrontarla, e batterla da antagonisti. Purtroppo, poi, sappiamo come le epoche finiscono. E’ successo alla Lazio, com è successo anche alla Roma, alla Juventus o all’Inter: quando c’è un cambio economico, o di generazione, finisce un ciclo e ne inizia un altro. Devo dire che la Lazio è ripartita con un progetto e con persone serie, sta lavorando bene ed è giusto che sia stata data un’occasione, che all’inizio sembrava troppo un voler scommettere, ad un allenatore che invece ha dimostrato che il meglio la Lazio ce lo aveva in casa”.

Al di là dello scudetto del 2000, in 10 anni di Juventus ha praticamente vinto tutto: cosa rimane di quegli anni di Juventus?

“Sono arrivato che ero un ragazzo, sono andato via da uomo. Sono stati 10 anni stupendi in cui ho vinto tutto, ma ho perso tre finali di Champions League che purtroppo non mi posso riprendere. La Juventus oltre ad essere una società seria, è una scuola di vita: c’è il progetto di crescere e diventare uomini essendo già talentuosi come calciatori. Soltanto vivendo quell’ambiente lì e vivendo Torino puoi capire: Torino non è Roma, è una città che ti lascia vivere. Non che sia un posto freddo, ma il rapporto con la gente è diverso: puoi fare una vita normale, giocando nella più grande squadra perché i numeri dicono che è la miglior squadra italiana in questo momento. Quello che aiuta a crescere è avere meno pressioni dall’esterno, ma averne più dalla tua società che pretende di vincere sempre. La Juve è tante volte obbligata a fare grandi risultati soprattutto in Italia, mentre in Europa si fa più fatica”.

Il 2008 è stato sicuramente tra gli anni più difficili della sua vita dai quali ne è uscito trasformato non solo da calciatore ma anche da uomo. Ma ha dimostrato che anche nei momenti più bui, quando si ha la volontà di uscirne, la luce in fondo al tunnel la si trova sempre…

“Purtroppo, nella vita privata ci capita di fare degli errori: ho fatto un errore. E ho pagato. Ma è da quell’errore che sono diventato la persona di oggi: tutti siamo frutto dei nostri errori più che delle nostre esperienze. Ho avuto l’opportunità di avere una famiglia ed una moglie fantastica. Aver ritrovato la voglia di ricominciare a pedalare, roba che dopo tanti anni di professionismo perdi, mi ha dato la spinta a ricominciare daccapo, pur di rientrare nel mondo che ti ha dato tutto e che forse un po’ avevi anche tradito. Ricominciando ad apprezzare anche le piccole cose capisci che se superi queste difficoltà ti puoi porre tutti gli obiettivi della vita. A Latina ho trovato un ambiente e dei tifosi eccezionali, e tanti amici: ho avuto poi la possibilità di arrivare alla Prima squadra, una squadra che era spacciata, ultima in classifica, e salvarla in un campionato difficile com è quello della serie B. Ora sono qua che continuo a studiare e mi preparo per la prossima avventura, con la fiducia di averne le capacità. La fortuna, la bravura e i calciatori ti porteranno ad avere la tua strada. Negli anni ho avuto Lippi, Ancelotti, Capello: allenandomi con questi profeti del nostro lavoro, qualcosa ti rimane. Ma poi sviluppando le proprie idee, ed aggiornando qualche lavoro tecnico-tattico si ottiene un gran bel mix”.   

 


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ESCLUSIVA | Lucas Leiva: “Il derby di Roma è speciale, spero vinca la Lazio. Immobile? Difficile trovargli un vice”

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Il giorno tanto atteso è arrivato. Oggi è il giorno del Derby. Alle 18:00, nella 13° giornata di Serie A, si affronteranno Roma e Lazio. Una partita che non ha bisogno di presentazioni, che va oltre la classifica ed il percorso fin qui svolto. La redazione di LazioPress.it, in vista della stracittadina, ha intervistato, in esclusiva, l’ex centrocampista della Lazio Lucas Leiva. Queste le sue parole sul derby, sulla squadra di Sarri e su uno dei grandi assenti di quest’oggi: Ciro Immobile.

Sei rimasti nei cuori di tutti i tifosi della Lazio. Cosa ti manca di più della Capitale e della Lazio?

“Io e la mia famiglia abbiamo passato cinque anni fenomenale a Roma. Abbiamo lasciato tanti amici. Mi manca la città ed i miei compagni, però sono contento di esser tornato nella mia squadra del cuore”.

Hai visto una crescita della Lazio in questo avvio di stagione? A quale obiettivo possono ambire i biancocelesti?

“La Lazio è cambiata tanto, con tanti giocatori nuovi, quindi hanno bisogno di tempo. La Lazio è una società che aspetta, quindi devono anche adattarsi all’ambiente. Speriamo che possano fare bene in campionato”.

Quale è il derby che hai nel cuore?

“I derby che ho vinto rimangono sempre nel cuore. Il derby di Roma sicuramente è speciale e spero tanto che la Lazio vinca un’altra volta”.

Nel tuo ruolo, Sarri ha scelto Cataldi.

“Cataldi sta crescendo tanto e sono contento perché è un ragazzo d’oro che lavora tanto e vive per la Lazio. Sarri ha voluto cambiare tanti giocatori, non vedo nessun problema.

Penso che potevo aiutare tanto ancora, però come ho detto, tornare in Brasile per aiutare la mia squadra del cuore, è stata la scelta giusta”.

Si ferma Immobile e la Lazio fa fatica a vincere. È fondamentale avere un suo vice?

“Immobile è un giocatore importante per come gioca la Lazio. E’ normale che fanno fatica a vincere senza di lui. Trovare un vice non è facile, anche perché deve accettare la panchina e sappiamo che Immobile vuole giocare tutte le partite”.

 


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