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Il Messaggero | Le lacrime di Biglia e il discorso di Parolo alla squadra

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La sconfitta contro il Chievo brucia forte. E lo fa ancor di più alla luce dei risultati di ieri: sconfitta del Milan, pari tra Torino e Atalanta e quello della Fiorentina. Se da un lato vien da dire “meno male” perché si son contenuti i danni, dall’altro però contro i gialloblù si è persa l’occasione di andare a scavare un solco ancor più netto con le inseguitrici. Alla fine il capitombolo contro i ragazzi di Maran ha avuto l’effetto di far perdere una posizione ai biancocelesti, scavalcati dall’Inter, e di lasciare molti rimpianti e diversi interrogativi.

PAROLE, PAROLE, PAROLE Le facce nello spogliatoio dopo la sconfitta erano ovviamente scure. Biglia, dopo il diverbio con il tifoso, è scoppiato in lacrime. Ha sfogato così la tensione accumulata in quei minuti e soprattutto la frustrazione di aver perso in quel modo. Parolo ha voluto fare un discorso alla squadra. «Non dobbiamo mollare, dobbiamo lottare ancora di più. Una gara storta può capitare ma l’importante è che sia un episodio e non una costante», ha sottolineato il centrocampista laziale. Un discorso condiviso da tutto lo spogliatoio e che viene dopo l’allarme lanciato prima da Radu e poi da Lulic. Parole che hanno avuto l’effetto di scuotere l’animo di tutti ma che nel concreto non sono riuscite ad incidere fino in fondo. Alla fine si è rivista quella mancanza di cinismo che, dall’inizio di stagione, si è trasformato in un vero e proprio problema. Un limite che non fa fare quel salto decisivo verso l’alto. E se alle volte il risultato è riuscita a portalo lo stesso a casa, vedi Bologna e Crotone, altre invece non ci è riuscita ed il botto è stato più rumoroso. Serve ritrovare immediatamente la rotta, quella intrapresa questa estate, quando i problemi e la paura di non farcela erano più grandi degli specchi nei quali qualcuno si rimira troppo spesso.

PERSONALITA’ E allora è evidente che quando a questa squadra mancano i suoi uomini chiave fa fatica a marciare con lo stesso passo visto ad inizio stagione. Biglia può e deve dare di più. Lo sa Inzaghi e lo sa il calciatore stesso. Il rendimento non è quello che si aspettava la società e che si aspettava l’allenatore, che su di lui si era speso più e più volte anche nel corso della passata stagione. Anche il rendimento di Parolo è calato dopo la firma sul rinnovo di contratto. Una coincidenza. Il numero 16 biancoceleste è uno di quelli che ha corso e speso di più e soprattutto non ha ricambi. Ci vorrebbe un mago, invece, per capire cosa passa nella testa di Felipe Anderson. Che la personalità sia il suo più grande limite è noto, ma ora sta diventando dannosa. Non riesce ad avere una costanza, non in campionato, ma addirittura in una singola partita. Alterna giocate fenomenali a vuoti enormi. Se tutti insieme riescono a ritrovare la via, allora la Lazio può fare bene. Ieri Inzaghi ha preteso che la squadra rimanesse a pranzo a Formello, per guardarsi in faccia e capire subito cosa fare.

BATTERE UN COLPO La voglia c’è, così come l’impegno che tutti mettono negli allenamenti. Serve la testa. In un gruppo formato di tanti giovani c’è forse bisogno di battere un colpo affinché i biancocelesti si convincano nuovamente che ci sono e che possono continuare a volare in alto. Bisognerà fare di più negli scontri diretti con le big, visto che sono proprio quelli che contribuiscono ad aumentare l’autostima e temprano il carattere. Certo va sottolineato che Inzaghi e il suo staff non possono fare miracoli. E’ evidente che la famosa coperta sia troppo corta. Non ci sono i giusti ricambi. E’ bastato non avere a disposizione Keita ed Immobile e d’improvviso la Lazio si è riscoperta fragile davanti. E’ mancata l’imprevedibilità e il cinismo. Sintomo che lì davanti manca qualcosa. Serviva una punta e dal mercato non è arrivata. E quasi sicuramente non arriverà. Djordjevic non è un giocatore da Lazio. I numeri non mentono. Sui 28 tiri fatti dai biancocelesti contro il Chievo, neanche uno è arrivato da Filip. Un corpo esterno. Una squadra deve essere messa nelle giuste condizioni di centrare gli obiettivi e vincere. Non si può puntare il dito solo contro tecnico e giocatori. A ciascuno il suo.

Il Messaggero – Emiliano Bernardini 

 


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CdSera | Il Mago è sul mercato, ma al Siviglia continua a non piacere

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Luis Alberto è sul mercato. Lo spagnolo non è soddisfatto dello spazio datogli da Sarri in questa stagione e il suo sogno sarebbe quello di tornare a Siviglia, ma il club andaluso non vuole investire su di lui. La Lazio è pronta a cederlo, tanto che in estate c’è stato anche un contatto con Monchi, che però ha risposto picche davanti ad alcuni dati riguardanti il Mago, come le palle perse, la velocità e i palloni recuperati.

La Lazio, però, ha bisogno di vendere se vuole muoversi sul mercato in entrata ed è difficile farlo solo con i soldi che si potrebbero ricavare dalle cessioni di Fares e Kamenovic. L’offerta convincente per Luis Alberto, però, non c’è. Lotito non vuole scendere sotto i 15 milioni, che però per un giocatore di 30 anni che passa molto tempo in panchina non sono pochi. Allo stesso tempo, aspettare è rischioso perché potrebbe continuare a deprezzarsi.

Corriere della Sera 


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