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Il Tempo | Manzini si racconta: “Mezzo secolo da laziale doc”

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Alla Lazio da una vita, ne ha vissute di avventure Maurizio Manzini. Team Manager tifoso, uomo simbolo all’interno di Formello. Dalla squadra di Maestrelli e Chinaglia alla banda del meno 9 guidata da Eugenio Fascetti. Senza dimenticare i successi internazionali con Cragnotti al comando e l’ingresso del presidente Lotito nel 2004. Manzini c’è sempre stato, ha vissuto momenti indimenticabili ma anche anni difficili, s’è messo a disposizione della società con professionalità e passione. Nato a Roma nel 1940, alla Lazio in veste ufficiale dal 1988, collaboratore dal 1971, fu proprio Maestrelli a invitarlo a Tor di Quinto per la prima volta. Manzini – inizialmente Direttore delle vendite della compagnia aerea American Express per l’Italia centrale – si accorse dell’improvvisazione all’interno della dirigenza biancoceleste e, a titolo gratuito, intervenne per risolvere diversi problemi. Un rapporto solido e una collaborazione sincera, nel 1988 il presidente Calleri gli propose di diventare Team Manager, figura innovativa nelle società di allora. Da quel giorno Manzini accompagna la Lazio in tutti i campi d’Italia e del mondo.

Manzini se lo ricorda ancora il primo giorno di Lazio?
«Me lo ricordo molto bene, soprattutto perché non ho dormito. Ho passato la giornata al vecchio campo di Tordi Quinto, lì c’era la grande Lazio di Maestrelli. Ho cominciato a collaborare con la società, ho sistemato tutti gli uffici e creato il primo inventario. Che tempi straordinari».

L’ingresso ufficiale grazie a Calleri, giusto?
«Si, il presidente cercò di portare alla Lazio una figura nuova dopo l’inserimento di Ramaccioni al Milan. Io diventai il secondo Team Manager della storia del calcio in Italia. L’unico problema è stato lasciare il mio lavoro».

In che senso?
«Ho lasciato l’American Express e un ruolo da vice presidente pur di approdare alla Lazio, mi invitarono in sede principale per convincermi a rimanere. Ma ormai avevo preso la mia decisione, presentai le dimissioni con preavviso. Ho trasformato la mia passione in un lavoro fantastico, il più bello del mondo».

Che squadra è stata quella di Chinaglia e Maestrelli?
«Fantascientifica, pazza, imprevedibile, una storia bellissima. Dentro quello spogliatoio accadeva di tutto, soltanto un grande uomo come Maestrelli poteva portare a termine un’impresa simile. Il mister era rispettato da tutti, soprattutto da Giorgio Chinaglia, quella era una banda di matti».

Che ricordo ha di Maestrelli?
«Soltanto cose belle, purtroppo però ho vissuto da vicino anche la sua malattia. Mi ricordo quando a Bologna si avvicinò per la prima volta al termosifone dello spogliatoio per cercare calore. Abbiamo tentato di trovare in tutti i modi una cura, ci siamo anche spostati da Roma, ma non è servito a nulla».

La squadra del meno 9, Fascetti e Fiorini.
«Se siamo ancora a grandi livelli lo dobbiamo a loro, ma soprattutto a Giuliano Fiorini, un ragazzo meraviglioso. Un boato come quello che c’è stato al suo gol con il Vicenza all’Olimpico, non s’è mai più sentito, roba da far tremare le gambe. Quelli sono stati anni difficili, ma esaltanti, ci siamo divertiti. Fascetti ci portava in ritiro a Capena per cinque giorni, poi tornavamo a Roma per la partita e la sera si ripartiva. Alla fine ci salvammo con merito».

Arriva Cragnotti e la Lazio diventa internazionale.
«È cambiata all’improvviso la dimensione, abbiamo viaggiato tanto e vinto parecchio. I successi sono tutti belli e indimenticabili, ma da laziale permettetemi di dire che il 26 maggio 2013 non lo dimenticherò mai, è stata la gioia più grande della mia vita».

Dal 2004 l’arrivo del presidente Lotito.
«Criticatelo come vi pare, ma io a Lotito non potrei mai voler male, ma sempre bene. La Lazio sarebbe sparita senza il suo aiuto, a differenza di De Laurentis e Della Valle, il presidente non ha fatto fallire la società. Anzi, ha mantenuto marchio e salvato la storia».

Manzini, il suo Lazio-Milan preferito?
«Quello del 1998 con il gol di Nesta in finale di Coppa Italia allo stadio Olimpico. Esultai in maniera incredibile, ci sono ancora le immagini tv che ogni tanto passano. Saltai talmente alto che rischiai di strapparmi».

Con quale calciatore in tutti questi anni è diventato amico?
«Paul Gascoigne, gli ho voluto bene come un figlio. Ci sentiamo spesso, è un ragazzo d’oro, generoso, eccezionale sotto tutti i punti di vista. Purtroppo nella vita in molti si sono approfittati di lui, lo hanno usato per soldi e altre situazioni. Tecnicamente credo sia stato tra i giocatori più forti della storia del calcio, un fenomeno assoluto. Ricordo una partita contro il Torino: lui rientrava dal brutto infortunio al ginocchio, ma in un contrasto andò a terra e fece spaventare tutti. Addirittura gli avversari corsero in suo soccorso sotto la tribuna Tevere, un gesto che non dimenticherò mai. Paul era ed è ancora un ragazzo speciale».

Il Tempo – Gianluca Cherubini

 


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SERIE B | Lazio Women-Cittadella Women, la designazione arbitrale

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La 9ª giornata di Serie B Lazio WomenCittadella Women, in programma domenica 27 novembre 2022 alle ore 14:30 al Centro Sportivo Mirko Fersini di Formello, sarà diretta dal signor Alessio Amadei della sezione di Terni, coadiuvato dagli assistenti Manuel Cavalli e Usman Ghani Arshad.

Come riportato dal sito ufficiale dell’AIA 


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