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ESCLUSIVA – Davide Di Porto: “La Lazio è uno stile di vita, ricordo le trasferte senza scorta. Chinaglia? Un mito. Inzaghi, punta la Coppa Italia!”

jacoposimonelli@yahoo.it'

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L’angolo del tifoso di oggi è diverso, speciale. Non si tratta infatti di un sostenitore della Lazio qualsiasi, ma di uno che non ha mai avuto timore di mostrare la propria fede calcistica, neanche in televisione. Si tratta di Davide Di Porto, protagonista dell’Isola dei Famosi 7 e non solo. Per Davide, con una passione particolare per la palestra, i colori biancocelesti non sono un gioco ma un qualcosa di molto più profondo. Non è quindi esagerato definirlo “uno dei più grandi laziali d’Italia”, come ammette lui stesso ai microfoni di Laziopress.it.

Come, e grazie a chi, è nata la tua passione per la Lazio?

“Avevo due anni quando mio padre mi portò al Flaminio, era Lazio-Venezia. Da quel giorno sono diventato uno dei più grandi laziali d’Italia, anche grazie all’avvento di Giorgio Chinaglia. Ho iniziato a seguire bene la Lazio negli anni ’70, in quegli anni iniziavo a farmi tutte le trasferte. Impossibile poi non parlare degli anni ’80, quando andavamo in trasferta con il treno: partivamo senza scorta e senza sapere se saremmo ritornati.”.

Qual è stato il tuo primo giocatore preferito? Quello attuale invece?

“Ovviamente Giorgio Chinaglia, senza dubbio: apriva letteralmente le difese, esultava sotto la Sud. Ci sono stati tanti campioni che hanno indossato la maglia della Lazio, penso a Re Cecconi, Doll, Piola, Stankovic, Salas e tanti altri, ma Chinaglia è Chinaglia. Sempre Long John. Ora non sono più attaccato ai giocatori ma solo alla maglia, siamo noi tifosi l’emblema della Lazio, non ho simboli come giocatori”.

Da quando segui la Lazio, qual è stato il momento più bello? E quale quello più brutto?

“Il momento più bello, oltre alla Coppa Italia alzata in faccia alla Roma, è lo scudetto del 2000 sotto la pioggia di Perugia. Quel giorno ho pianto per la gioia. Il più brutto invece è stato l’anno del -9 in Serie B, con il rischio della retrocessione in C. E’ stato un momento toccante ma alla fine grazie al gol del grande Fiorini è stata una liberazione”.

Parliamo di presente: se tu fossi al posto di Inzaghi punteresti tutto sulla Coppa Italia oppure proveresti fino all’ultimo a raggiungere il 3° posto?

“Punterei tutto sulla Coppa Italia, anche per battere la Roma e vendicarsi degli ultimi derby. L’obiettivo deve essere quello. Questa Lazio non può andare oltre il 5° posto, a gennaio non è stata fatta una campagna acquisti decente. Poi è mancato un vice Immobile: Ciro mi piace ma sbaglia troppi gol, non è il mio attaccante preferito. Se ci fosse stato un Higuain al suo posto contro il Milan, la Lazio avrebbe concretizzato tutte le occasioni avute”.

Quali sono ora i tuoi progetti futuri? Ti è piaciuto di più l’ambiente televisivo o quello teatrale?

“Ora sto facendo un bel progetto con ‘Le Iene’ che uscirà tra due settimane, poi vedremo cosa succederà con il Grande Fratello Vip ma per ora è tutto top secret. Io nasco in televisione, ho fatto la mia prima apparizione in braccio a Vittorio De Sica in ‘Trastevere’, avevo appena sei anni. Quindi preferisco il mondo televisivo, senza dubbio”.

In chiusura, cosa significa per te essere della Lazio?

“Essere della Lazio è uno stile di vita, è un modo di vivere, è distinguermi di fronte ai dirimpettai giallorossi”.

 


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ANGOLO DEL TIFOSO | Scattarreggia, autore del libro dedicato a Chinaglia: “Ci ha regalato l’orgoglio di essere laziali. Se fossi riuscito a parlarci gli avrei voluto dire che..”

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Paolo Scattarreggia, autore del libro “Il grido di battaglia. Come Giorgio Chinaglia ha cambiato la storia per i tifosi della Lazio” è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Laziopress. Lo scrittore ha parlato della sua esperienza da supporter biancoceleste, di quanto Chinaglia fosse importante per il popolo biancoceleste e di cosa avrebbe detto a Giorgio, se non fosse venuto a mancare prima di una cena a tre organizzata da un suo amico americano, che era solito frequentare lo stesso ristorante della bandiera biancoceleste degli anni ’70.

Come nasce l’idea di pubblicare il libro?
Sono cresciuto seguendo la Lazio di Chinaglia quando avevo solamente 11 anni. Tra l’altro io vivevo nella zona costruita dal presidente Lenzini e avevo modo di incontrare diversi giocatori che abitavano in quel quartiere: giocavo con loro e c’era la possibilità di incrociarli. Poi la vita mi ha portato in giro e, da circa vent’anni, vivo in America. Dieci anni fa ho scoperto per caso che Chinaglia viveva in Florida e un mio amico mi propose di andare a pranzo in un ristorante, che Giorgio era solito frequentare. Purtroppo, Chinaglia morì poco prima del nostro incontro; quindi, io decisi di andare al funerale a Naples. La famiglia fu molto disponibile e mi permise di depositare la bandiera biancoceleste vicino al feretro e, parlando con i presenti, mi resi conto che non avevano alcuna idea di quanto Chinaglia fosse stato importante per noi tifosi. Durante il funerale parlai in onore di Giorgio e sua moglie mi disse che le mie parole l’avevano commossa a tal punto di chiedermi di mettere la bandiera della Lazio nel feretro del marito. Adesso la bandiera è con lui. Quindi al decennale della sua morte decisi di far uscire un libro in suo ricordo, dove ho ripercorso le vicende giudiziarie da lui vissute e raccontato i passati 40 anni vissuti da tifoso, fino ad arrivare al momento del funerale”.

Se fossi riuscito ad andare a quella cena, che cosa avresti voluto dire a Chinaglia?
(ride, ndr) Gli avrei voluto chiedere tanti aneddoti di quegli anni: da quando è andato via, fino al momento in cui è tornato. Avrei voluto sapere come fossero andare le cose, perché da presidente lui ci ha messo i soldi, ma anche il cuore. Quando ho presentato il libro ho avuto la fortuna di passare un’ora con Giancarlo Oddi che mi ha raccontato molte vicende e chissà Giorgio quanto avrebbe potuto dirmi. Mi è dispiaciuto molto non averci potuto parlare a cena, ma ho pensato che scrivere un libro in suo onore fosse il modo migliore per rendergli omaggio”.

 Cosa ha rappresentato per te Giorgio Chinaglia?
“La particolarità di Chinaglia è stata quella di averci regalato per la prima volta il diritto di riscatto e l’orgoglio di essere laziali. Giorgio ha sfidato tutti e i tifosi hanno capito di poter alzare la testa di fronte a tutti. La vittoria dello scudetto nel ’74 ha rappresentato il simbolo di questa rinascita”.

Che discorso hai fatto al funerale?
“Ho raccontato le emozioni che provavamo noi tifosi vedendo giocare la Lazio di quegli anni. Le squadre venivano a Roma e perdevano tutte, un’esperienza che non avevamo mai vissuto; per cui ho raccontato questo periodo di entusiasmo”.

Attualmente pensi ci sia un giocatore biancoceleste che faccia sentire i tifosi orgogliosi di essere laziali?
“I tempi sono diversi, ma ritengo che Immobile stia cominciando a diventare un leader e un punto di riferimento. Come ho scritto nel libro, il calciatore ideale è quello che in campo prova le stesse emozioni del tifoso. Anche l’arrivo di Romagnoli è stato fondamentale, perché la gente ha ripreso ad andare allo stadio; il fatto che sia laziale ha dato un forte impulso alla tifoseria”.

Lei ha una targa con la scritta Lazio. Ha avuto difficoltà nell’ottenerla o ha riscontrato dei problemi nel corso del tempo?
Negli Usa è possibile personalizzare la targa ed è quindi legale scegliere un nome, a patto che nessuno già lo abbia già utilizzato. Molti anni fa ho scelto questa, e ad oggi pago di più il prezzo del bollo. In Florida,  la targa normale è bianca con le scritte verdi e, avendola personalizzata a seconda degli sfondi, ho potuto scegliere di quale colore farla. Ho optato per questa perchè è la più azzurra di tutte e riporta la scritta “salvate le balene della Florida”. Il fatto è che non è solo azzurra ma ha la coda della balena, che nella mia immaginazione rispecchia le ali dell’aquila. La ho da almeno 10 anni e, a meno che io non ci rinunci, nessuno può averla”. 


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