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Repubblica | Roma, la nuova capitale del calcio, ma l’Olimpico resta semideserto

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Il derby di Roma? Quasi un derby d’Italia. E non solo perché Lazio e Roma si giocano l’accesso alla prima finale della stagione (il 5 aprile il ritorno): la capitale d’Italia da tre anni è diventata la capitale del caldo italiano. Nessun’altra città, negli ultimi tre campionati, ha fatto più punti. Giallorossi e biancocelesti insieme, dal 2014-15 in poi, viaggiano a quota 382: 120 più di Sampdoria e Genoa, 26 più di Inter e Milan, 4 in più di Juventus e Torino. Superata proprio nel corso di questa stagione, quella che doveva segnare il rilancio delle milanesi e invece conferma la capacità di lottare al vertice di Pallotta e Lotito, nemici giurati sui tavoli della politica sportiva ma capaci di costruire due squadre stabilmente al vertice. Leader pure per gol realizzati, 362 in 3 campionati: una tendenza confermata nei derby, gli ultimi cinque hanno prodotto più di tre reti a partita. Eppure, la capitale della serie A non è la capitale dei tifosi. Nonostante la finale di Coppa Italia in palio e il rendimento delle sue squadre, Roma deve arrendersi ancora una volta a vivere una sfida senza tifosi o quasi: appena 27mila i biglietti venduti. E pensare che le condizioni perché l’Olimpico si scaldasse stavolta c’erano tutte: il derby che torna in notturna a distanza di quattro anni dall’ultima volta (l’8 aprile 2013), facendo felici i vertici Rai che si sono assicurati il torno in prima serata a colpi di milioni di euro (22 all’anno). E poi la decisione delle istituzioni di “dimezzare” le barriere della discordia nelle due curve, come da direttiva del capo della polizia Gabrielli, portandole a 1 metro e 10. Nulla da fare comunque: la Sud romanista resterà semideserta com’è ormai da 18 mesi (giusto 9 mila biglietti venduti tra i giallorossi), la Nord laziale dovrebbe invece colorarsi, ma lo aveva fatto pure a dicembre. Quando però a festeggiare furono Nainggolan e Strootman. In fondo, per la Lazio il derby è diventato una maledizione: quattro sconfitte negli ultimi quattro, cinque negli ultimi sette. I biancocelesti sono a digiuno dal 26 maggio 2013, quando la squadra allora di Petkovic conquistò proprio la Coppa Italia. Da allora, il buio.

Se non bastasse, in campo stasera Inzaghi manderà un undici tabù: nessuno dei titolari ha mai vinto un derby, viste le squalifiche di Lulic e Radu e il forfait di Marchetti, unici superstiti di quel trionfo. Il giorno della “coppa in faccia” ai romanisti è stato anche l’ultimo confronto di coppe tra le due: un match senza eredi, visto che Spalletti sembra orientato a cedere a un lievissimo turnover, per far riposare l’affaticato De Rossi, uno dei reduci romanisti di quel ko insieme a Totti e Lobont. Fuori anche uno tra Emerson (ancora dolorante) e Rüdiger, oltre a Szczesny, che continuerà a lasciare ad Alisson il mestiere di portiere di coppa. «Loro sono favoriti», dice Inzaghi invocando la scaramanzia delle stracittadine che premia tradizionalmente chi parte svantaggiato. Però spiega: «Hanno una rosa talmente forte che si permettono di lasciare in panchina giocatori come Perotti e El Shaarawy. E sono allenati bene». Così ha deciso di utilizzare lo stesso modulo di Spalletti, difesa a 3 e due trequartisti (Anderson e Milinkovic) alle spalle di Immobile: «La Roma non ci fa paura», assicura. Il collega giallorosso resta cauto: «Non mi fido della Lazio, e chi dice che siamo favoriti ci prendeva in giro solo pochi mesi fa». Ma sa che questa partita «non vale doppio, vale triplo». E non serve un rabdomante per leggerci un riferimento all’idea di lottare su tre obiettivi. Alla faccia della scaramanzia.

La Repubblica – Giulio Cardone, Matteo Pinci

 


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Europa League

PAGELLE – Gila e Romagnoli funzionano, il resto della squadra no. Zaccagni unico lampo dalla panchina

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Provedel 7 – Approccio di strakoshiana memoria con una uscita da brividi e un regalo coi piedi agli austriaci, due errori che non macchiano una prestazione ancora una volta di alto livello.

Hysaj 6 – Concentrato fin dalle battute iniziali quando salva di testa a pochi metri dalla porta sguarnita. Si disimpegna con ordine sia a destra che a sinistra, qualche paura la fa vivere ma nel complesso gara sufficiente.

Gila 7 – Si fa perdonare dopo l’ultima apparizione europea con una prestazione convincente, attento in marcatura e reattivo quando deve scappare. Un segnale di crescita per il giovane spagnolo.

Romagnoli 7 – Tiene dritta una baracca che soffre l’agonismo dello Sturm Graz, l’ex Milan non va mai in sofferenza chiudendo ogni varco guidando il compagno di reparto.

Marusic 6 – Gli austriaci corrono tanto e cercano fortune specialmente sul versante opposto, il montenegrino è attento nelle diagonali difensivi non lasciandosi mai sorprendere dai cross che arrivano. Rimane negli spogliatoi per tirare un pò il fiato.

Dal 46′ Lazzari 5,5 – Tante belle iniziative palla al piede vanificate da scelte fortemente discutibili con passaggi calibrati male o palloni regalati agli avversari. Doveva spaccare la partita, invece si infrange tutte le volte.

Milinkovic 5 – Col tacco e la punta non si vince mica diceva un tecnico toscano qualche tempo fa, il serbo oggi è nella modalità “specchio” che il più delle volte produce poco o niente e difatti in un’ora combina davvero poco.

Dal 61′ Vecino 5,5 – Poteva fare comodo la sua capacità di inserirsi in area avversaria ma arrivano pochi cross e lui arrivava in ritardo.

Cataldi 6 – Partita in costante altalena tra tentativi di verticalizzazione e nervosismo. Soffre i ritmi avversari specialmente in fase di impostazione.

Luis Alberto 6 – Per un’ora la Lazio gioca a fare l’elastico con lo Sturm Graz e lo spagnolo fatica ad entrare in partita, nella parte finale tutti i palloni passano per i suoi piedi ma non arriva mai il guizzo vincente.

Felipe Anderson 5 – La squadra fatica a prendere il comando della partita e il brasiliano partecipa al caos  generale. Ha tante occasioni per creare la superiorità ma si infrange sistematicamente su Dante che lo rende totalmente innocuo.

Dal 46′ Zaccagni 6,5 – L’unico pensiero alla porta dello Sturm Graz arriva dopo il suo ingresso con una azione personale che trova però la respinta del portiere. Ci mette impegno ma trova poca partecipazione dei compagni.

Immobile 5,5 – Tanta buona volontà, un gol annullato e un eccesso di generosità nel primo tempo quando preferisce l’assist da posizione molto favorevole.

Pedro 5 – Parte a sinistra e conclude a destra con risultati modesti, peccato perchè era partito molto bene con un paio di accelerazioni che avevano messo in crisi la retroguardia avversaria.

Dal 72′ Cancellieri 5,5 – Un colpo di testa troppo debole da buona posizione e troppa attesa nello scarico del pallone che rallentava ogni volta l’azione.

All. Sarri 5,5 – Un punto che serve a poco, la Lazio non impone mai il suo gioco accettando i ritmi che voleva lo Sturm Graz. Le scelte iniziali erano volte a chiudere in fretta la pratica che invece dura novanta minuti senza nemmeno aver guadagnato il massimo.

 


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