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L’angolo del tifoso – Daniele: “Ora dobbiamo essere più uniti che mai. Ritorneremo quelli di un tempo, ritorneremo grandi”

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Torna l’appuntamento con la rubrica ‘L’angolo del tifoso’ in cui i veri protagonisti siete voi. Oggi è il turno di Daniele, tifoso da sempre grazie allo zio che lo ha trascinato allo stadio fin da piccolo. Tra gli uomini di Inzaghi ammira soprattutto Milinkovic-Savic e ricorda con piacere ed emozione le splendide giocate di Zarate.

Come, e grazie a chi, è nata la tua passione per la Lazio?

“La mia passione per la Lazio nacque grazie a mio zio. Mi portava sin da bambino a vedere le partite in Curva Nord, eccetto la prima partita, e fu subito amore a prima vista. Poi, col passare del tempo questo amore è diventato sempre più grande fino ad essere infinito. Quella voglia di distinguersi dagli quegli altri della città, quello che stile che solo noi abbiamo: la lazialità, non c’è cosa più bella”.

Qual è stata la tua prima partita allo stadio?

“La mia prima partita fu un Lazio-Ascoli 4-1, ancora mi ricordo benissimo quel giorno e non lo dimenticherò mai. La prima di tutte in tribuna Tevere”.

Qual è stato il tuo primo giocatore preferito? Quello attuale invece?

Il mio primo idolo fu Maurito Zarate con quei colpi da numero 10 che aveva, sopratutto il primo anno. Per quanto riguarda la Lazio attuale, invece, mi piace moltissimo il sergente Milinkovic-Savic, speriamo che resti a lungo perché è davvero un fenomeno”.

Da quando segui la Lazio, qual è stato il momento più bello? E quello più brutto?

Seguo la Lazio per bene dal 2007, da lì non me ne sono più staccato e mai me ne staccherò”.

Cosa significa per te essere della Lazio?

“Essere della Lazio vuol dire essere speciali,unici, sentirsi belli dentro e cattivi fuori, avere stile e classe. Essere della Lazio è un onore, l’onore di Roma che rappresenteremo sempre”.

Un commento sulla settimana particolarmente delicata che dovranno affrontare i biancocelesti.

“Ora dobbiamo affrontare il Sassuolo con la giusta mentalità, e vincere perché è l’unica cosa che conta. E’ importantissima la gara di Coppa Italia contro i rivali di sempre, ma il campionato non è da meno, le altre non si fermano.  Bisogna essere più uniti che mai in questo momento, perché la Lazio va alla grande e merita il suo grande pubblico, bisogna essere in tanti a Reggio Emilia, dobbiamo essere più di loro al derby, li dobbiamo asfaltare.  Ritorneremo quelli di un tempo, ritorneremo grandi. Forza Lazio sempre!”.

 


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ANGOLO DEL TIFOSO | Scattarreggia, autore del libro dedicato a Chinaglia: “Ci ha regalato l’orgoglio di essere laziali. Se fossi riuscito a parlarci gli avrei voluto dire che..”

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Paolo Scattarreggia, autore del libro “Il grido di battaglia. Come Giorgio Chinaglia ha cambiato la storia per i tifosi della Lazio” è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Laziopress. Lo scrittore ha parlato della sua esperienza da supporter biancoceleste, di quanto Chinaglia fosse importante per il popolo biancoceleste e di cosa avrebbe detto a Giorgio, se non fosse venuto a mancare prima di una cena a tre organizzata da un suo amico americano, che era solito frequentare lo stesso ristorante della bandiera biancoceleste degli anni ’70.

Come nasce l’idea di pubblicare il libro?
Sono cresciuto seguendo la Lazio di Chinaglia quando avevo solamente 11 anni. Tra l’altro io vivevo nella zona costruita dal presidente Lenzini e avevo modo di incontrare diversi giocatori che abitavano in quel quartiere: giocavo con loro e c’era la possibilità di incrociarli. Poi la vita mi ha portato in giro e, da circa vent’anni, vivo in America. Dieci anni fa ho scoperto per caso che Chinaglia viveva in Florida e un mio amico mi propose di andare a pranzo in un ristorante, che Giorgio era solito frequentare. Purtroppo, Chinaglia morì poco prima del nostro incontro; quindi, io decisi di andare al funerale a Naples. La famiglia fu molto disponibile e mi permise di depositare la bandiera biancoceleste vicino al feretro e, parlando con i presenti, mi resi conto che non avevano alcuna idea di quanto Chinaglia fosse stato importante per noi tifosi. Durante il funerale parlai in onore di Giorgio e sua moglie mi disse che le mie parole l’avevano commossa a tal punto di chiedermi di mettere la bandiera della Lazio nel feretro del marito. Adesso la bandiera è con lui. Quindi al decennale della sua morte decisi di far uscire un libro in suo ricordo, dove ho ripercorso le vicende giudiziarie da lui vissute e raccontato i passati 40 anni vissuti da tifoso, fino ad arrivare al momento del funerale”.

Se fossi riuscito ad andare a quella cena, che cosa avresti voluto dire a Chinaglia?
(ride, ndr) Gli avrei voluto chiedere tanti aneddoti di quegli anni: da quando è andato via, fino al momento in cui è tornato. Avrei voluto sapere come fossero andare le cose, perché da presidente lui ci ha messo i soldi, ma anche il cuore. Quando ho presentato il libro ho avuto la fortuna di passare un’ora con Giancarlo Oddi che mi ha raccontato molte vicende e chissà Giorgio quanto avrebbe potuto dirmi. Mi è dispiaciuto molto non averci potuto parlare a cena, ma ho pensato che scrivere un libro in suo onore fosse il modo migliore per rendergli omaggio”.

 Cosa ha rappresentato per te Giorgio Chinaglia?
“La particolarità di Chinaglia è stata quella di averci regalato per la prima volta il diritto di riscatto e l’orgoglio di essere laziali. Giorgio ha sfidato tutti e i tifosi hanno capito di poter alzare la testa di fronte a tutti. La vittoria dello scudetto nel ’74 ha rappresentato il simbolo di questa rinascita”.

Che discorso hai fatto al funerale?
“Ho raccontato le emozioni che provavamo noi tifosi vedendo giocare la Lazio di quegli anni. Le squadre venivano a Roma e perdevano tutte, un’esperienza che non avevamo mai vissuto; per cui ho raccontato questo periodo di entusiasmo”.

Attualmente pensi ci sia un giocatore biancoceleste che faccia sentire i tifosi orgogliosi di essere laziali?
“I tempi sono diversi, ma ritengo che Immobile stia cominciando a diventare un leader e un punto di riferimento. Come ho scritto nel libro, il calciatore ideale è quello che in campo prova le stesse emozioni del tifoso. Anche l’arrivo di Romagnoli è stato fondamentale, perché la gente ha ripreso ad andare allo stadio; il fatto che sia laziale ha dato un forte impulso alla tifoseria”.

Lei ha una targa con la scritta Lazio. Ha avuto difficoltà nell’ottenerla o ha riscontrato dei problemi nel corso del tempo?
Negli Usa è possibile personalizzare la targa ed è quindi legale scegliere un nome, a patto che nessuno già lo abbia già utilizzato. Molti anni fa ho scelto questa, e ad oggi pago di più il prezzo del bollo. In Florida,  la targa normale è bianca con le scritte verdi e, avendola personalizzata a seconda degli sfondi, ho potuto scegliere di quale colore farla. Ho optato per questa perchè è la più azzurra di tutte e riporta la scritta “salvate le balene della Florida”. Il fatto è che non è solo azzurra ma ha la coda della balena, che nella mia immaginazione rispecchia le ali dell’aquila. La ho da almeno 10 anni e, a meno che io non ci rinunci, nessuno può averla”. 


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