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Repubblica | Juventus colpita da Inzaghi, ma Allegri allontana l’addio

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Ormai nessuno lo chiama più “Inzaghino”. Un’altra vittoria significativa, dopo la finale di Coppa Italia agguantata eliminando la Roma. Quel nomignolo che lo accompagnava da sempre, lui fratello minore del mito Pippo, è scomparso dai giornali e dai discorsi dei tifosi. Al limite qualcuno azzarda un “Simeone” Inzaghi, perché il giovane allenatore di questa Lazio tosta e sorprendente considera il guru dell’Atletico il suo modello. Hanno vinto tutto insieme nell’era Cragnotti, poi da tecnico Simone si è messo a studiare Diego: a giudicare dai risultati ha imparato parecchio. Il paradosso – la gerarchia familiare ribaltata, rispetto a quando erano calciatori – è che ora Pippo studia il fratello maggiore, guarda gli allenamenti sul canale tv della Lazio e se è il caso “ruba” qualcosa. Quando si affrontarono la prima volta da allenatori, nel 2013 con gli Allievi, Simone vinse 2-0. Incredibile la loro storia il più grande parte dal Milan e si ritrova al Venezia, in Lega Pro, dove è in testa con ampio vantaggio sul Parma; l’altro in estate, chiamato di notte da Lotito, torna in fretta a Roma da Milano Marittima convinto di firmare il contratto con la Salernitana e invece il presidente gli piazza sotto il naso quello per guidare la Lazio, la sua squadra ormai da 17 anni. Ingaggio di 300mila euro a stagione, guadagna un decimo di Spalletti appena battuto con un doppio capolavoro. E il giorno dopo il derby perso ma in realtà vinto dal fratello, Pippo con il suo Venezia piega 1-0 la Feralpisalò e ipoteca la promozione in B. Scenari diversi, la stessa umiltà che sorprende: Simone che ascolta i consigli dei senatori dello spogliatoio ( ma alla fine decide lui ), Pippo capace di ricominciare dalla Lega Pro dopo una vita da Champions. Che poi i due si adorano, tifano l’uno per l’altro, si difendono sempre: «Se il Milan ha cambiato tanti allenatori in pochi anni, significa che il problema non era Pippo», la risposta di Simone sulla deludente esperienza del fratello.

Adesso l’ex Inzaghino piace alla Juve, addirittura. Verrà inserito nel casting per la panchina, se e quando Allegri lascerà i bianconeri. La sua media-punti è la migliore tra i tecnici della Serie A, Max compreso: 1,97 contro 1.86, anche se le partite del laziale sono appena 41. Lotito tenterà di blindarlo, vorrebbe farlo diventare il Ferguson biancoceleste. Presto gli proporrà il nuovo contratto, ma con ben altre cifre. «È un predestinato», esulta il presidente della Lazio, che ancora ringrazia Bielsa per essersi dimesso in estate appena dopo la firma. Al suo posto ha trovato un allenatore-tifoso che corre a braccia aperte lungo la linea laterale per accompagnare lo scatto di Immobile verso il gol qualificazione. Nelle interviste tv ha l’eleganza di Mancini, sa gestire il gruppo con il dialogo come Eriksson, trasmette ferocia agonistica alla squadra come Simeone: sono i suoi maestri. È stato lui, Simone, a spingere per l’acquisto di Immobile, reduce da due stagioni deludenti. Tra le imprese stagionali, l’importanza della fase difensiva fatta capire a Felipe Anderson. Ha valorizzato il talento di Milinkovic ed è in pressing costante per convincere il suo pupillo ribelle Keita a restare. Ieri sera, mentre Simone festeggiava i suoi 41 anni, a Venezia anche Pippo brindava all’ennesimo successo. Si, nella famiglia Inzaghi lo scenario è ribaltato, ma il feeling con la vittoria è sempre lo stesso.

La Repubblica – Giulio Cardone

 


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Il Messaggero| Vicina quota 40.000 contro lo Spezia. Lotito sarà a colloquio con Sarri e Tare per le prossime mosse del club

edo9923@hotmail.it'

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Undicimila i biglietti venduti per domenica, i tifosi biancocelesti ormai costituiscono il quarto bacino d’Italia. Si muovono in massa anche in trasferta: hanno rimosso la batosta in Danimarca, hanno prenotato in 1.000 un posto a Graz, in 2.500 si sono già rifatti gli occhi a Cremona. C’è la possibilità di centrare, almeno in campionato, la terza vittoria di fila. Non arriva da oltre un anno e mezzo, da aprile 2021, era stata conquistata proprio contro lo Spezia. Sarri non parla alla vigilia, un po’ perché squalificato (al suo posto Martusciello in panchina), un po’ per scaramanzia. Riecco anche il Capitano, Immobile voleva giocare con Inghilterra e Ungheria, figuriamoci se avrebbe davvero rinunciato allo Spezia sei giorni dopo. Ciro ieri era subito in campo. Vuole esserci a ogni costo per superare i 187 gol, contro lo Spezia l’anno scorso trovò una tripletta, contro i club liguri si è sempre scatenato. Sarri tiene sempre in considerazione i piani b Cancellieri e Pedro. Oltretutto per il futuro, a sorpresa, prende quota in quel ruolo anche l’idea Luka Romero.

 

Non vuole perdere questo talento a zero, Lotito, arrivato ieri alle 19.15 a Formello per un brindisi (con Rao, Fabiani, la comunicazione e il marketing) per la sua elezione al Senato. Il patron commosso, ha rinviato un altro cin cin e il discorso con Sarri, Tare e la squadra a domani pomeriggio nella pancia dell’Olimpico. Il tecnico vuole regalargli il successo, ma chiede sempre un terzino sinistro a gennaio: è in ballo Parisi dell’Empoli, c’è Valeri in risalita, anche se su quest’ultimo andrebbe fatto poi un intenso lavoro difensivo nel passaggio da esterno alla linea a quattro, stile Lazzari. Cataldi aveva preso una botta giovedì pomeriggio, ha già recuperato. Luis Alberto vuole riprendersi una maglia dal primo minuto. Sarri terrà conto anche del tour de force di 12 gare in 43 giorni, fra campionato e Coppa. La Lazio ne giocherà all’Olimpico sette, più della metà. E allora bisogna sfruttare il calore e la spinta fra le proprie mura, quest’anno, su 4 sfide casalinghe, i biancocelesti ne hanno vinte 3 e persa appena una contro il Napoli capolista. In generale, nell’anno solare 2022, a prescindere dall’affluenza sugli spalti, in 17 match sono arrivate appena 3 sconfitte di cui quelle con Milan e Napoli, praticamente a fine gara. Poi 9 successi e 5 pareggi, inserendo nel computo Europa League e Coppa Italia.

Il Messaggero

 


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